Papa Francesco difende i bambini gay: “Genitori, mai condannare un figlio”

Nel corso dell'udienza generale, il Pontefice ha rivolto un pensiero nei confronti di tutti i ragazzi discriminati per l'orientamento sessuale e ha invitato le famiglie "a non nascondersi dietro atteggiamenti di condanna". Arcigay accoglie "con favore" le parole di Bergoglio, ma chiede che vengano rispettate le pari dignità della comunità Lgbt

Papa Francesco si schiera a fianco dei bambini gay. Nell’udienza generale di oggi, Bergoglio si rivolge ai genitori invitandoli a “non condannare mai un figlio”, soprattutto per il loro orientamento sessuale. “Penso ai genitori di fronte ai problemi dei figli – ha dichiarato il Pontefice -, ai genitori con i figli con malattie, anche con malattie permanenti: quanto dolore. Genitori che vedono orientamenti sessuali diversi nei figli: come gestire questo, come accompagnarli e non nascondersi dietro un atteggiamento di condanna”.

Nel corso dell’udienza generale, Papa Francesco, che già in passato si era aperto nei confronti dei diritti gay e LGBT+, ha quindi pregato per i genitori e per le “tante persone che sono schiacciate dal peso della vita e non riescono più a sperare né a pregare. San Giuseppe possa aiutarle ad aprirsi al dialogo con Dio, per ritrovare luce, forza e aiuto”. Il Pontefice ha dunque rivolto un pensiero ai “genitori che vedono i figli che se ne vanno per una malattia e, anche più triste, ragazzi che fanno ragazzate e finiscono in incidenti mortali con la macchina”. Ma Bergoglio pensa anche ai “genitori che vedono i figli che non vanno avanti nella scuola: tanti problemi dei genitori, pensiamo come aiutarli. A loro dico: non spaventatevi. C’è dolore, tanto, ma pensate al Signore e pensate come ha risolto i problemi Giuseppe. Mai condannare un figlio“.

L’Arcigay dichiara di accogliere “con favore le parole di Papa Francesco che confermano un atteggiamento di apertura nei confronti delle persone Lgbt”. Un atteggiamento che secondo l’associazione risulta essere “molto diverso da quello dei precedenti Pontefici”. Tuttavia, tiene a precisare il segretario generale dell’Arcigay, Gabriele Piazzoni, “vogliamo sottolineare che le persone Lgbt non hanno bisogno di paternalismo o commiserazione: chiedono diritti, uguaglianza, pari dignità. È questa – conclude Piazzoni – la strada sulla quale sempre la Chiesa ci troverà”.

Suor Jeannine Gramick e Papa Francesco

Suor Jeannine Gramick e Papa Francesco

Non è la prima volta che Papa Francesco si schiera in difesa dei diritti gay e LGBT+. Circa due settimane fa Bergoglio inviò una lettera a suor Jeannine Gramick, la co-fondatrice dell’associazione New Ways Ministry, impegnata nella pastorale delle persone LGBTQI e determinata a far sentire la voce degli omosessuali. “Grazie suor Jeannine per tutta la tua vicinanza, compassione e tenerezza”, ha scritto Bergoglio nella lettera. “Non hai avuto paura della ‘vicinanza’ e nell’avvicinarti lo hai fatto ‘sentendo il dolore’ e senza condannare nessuno, ma con la ‘tenerezza’ di una sorella e di una madre”. Parole, quelle del Pontefice, che si riferiscono agli inizi dell’attività di Suor Jeannine, quando veniva severamente ostacolata per le sue attività in difesa delle persone LGBTQI dalle autorità ecclesiastiche. Suor Jeannine, infatti, fu indagata per oltre 11 anni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Al termine delle indagini le autorità ecclesiastiche rilasciarono una notifica in cui si affermava che le attività di Jeannine non presentavano ai fedeli “il male intrinseco degli atti omosessuali e il disordine oggettivo dell’inclinazione omosessuale”. Perciò, suor Jeannine, insieme a un suo collaboratore, padre Nugent, fu obbligata ad abbandonare la sua attività in difesa della comunità omosessuale e LGBTQI. Ma suor Jeannine non si perse d’animo e continuò ad andare avanti. Fino a quando la lettera di Papa Francesco non la riabilitò definitivamente: “Grazie suor Jeannine per tutta la tua vicinanza, compassione e tenerezza”.