Per risolvere il sessismo della Chiesa partiamo dal Sinodo? L’incontro “Women in Synodality”

Il Sinodo che letteramente significa "cammino fatto insieme" in corso fino al 2023 è riservato soltanto ai vescovi. Ma l'ambasciatrice australiana della Santa Sede Chiara Porro parla della necessità della "partecipazione e del contributo delle donne nella vita della Chiesa di oggi"

Si fa fatica a immaginare un luogo più sessista della Chiesa Cattolica dove le donne da sempre non possono rivestire le più alte cariche in base esclusivamente al loro sesso di appartenenza. Il perché, come disse Papa Paolo VI quando sorse la questione dell’ordinazione delle donne presso la Comunione Anglicana, risiede nella tradizione apostolica: “non è ammissibile ordinare donne al sacerdozio, per ragioni veramente fondamentali. Queste ragioni comprendono: l’esempio, registrato nelle Sacre Scritture, di Cristo che scelse i suoi Apostoli soltanto tra gli uomini; la pratica costante della Chiesa, che ha imitato Cristo nello scegliere soltanto degli uomini; e il suo vivente magistero, che ha coerentemente stabilito che l’esclusione delle donne dal sacerdozio è in armonia con il piano di Dio per la sua Chiesa”. Non è quindi discriminazione precludere il sacerdozio, il ruolo di Papa o di prete alle donne, ma: “solo il volere del Signore”.

Suor Teresa Forcades, 55 anni, teologa di fama internazionale, laureata in medicina interna a Buffalo, nello Stato di New York e con un master of Divinity ad Harvard, parla infatti non di un soffitto di cristallo, ma “di cemento” ancora integro nella Chiesa. “Ma quando le donne della Chiesa lo vorranno – continua – la Chiesa smetterà di essere sessista in ventiquattr’ore. Perché il patriarcato lo abbiamo costruito assieme, uomini e donne. Tante donne pensano ancora che il loro compito migliore sia quello di accudire, prendersi cura degli altri, degli uomini. E la Chiesa enfatizza questo ruolo”.

Il 17 dicembre a Villa Malta a Roma sarà ospitato il “Women in Synodality”, una tavola rotonda che vedrà protagoniste le religiose e le laiche coinvolte nei processi organizzativi e di orientamento del Sinodo, che – in corso fino al 2023 – è rappresentato solo dai vescovi della Chiesa universale. Ma, come annuncia l’ambasciatrice autraliana della Santa Sede Chiara Porro: “donne straordinarie, come molte altre nel mondo, stanno contribuendo al futuro della Chiesa cattolica. Stanno portando le loro esperienze e opinioni, attraverso il processo sinodale della Chiesa, plasmando la conversazione sull’importanza della partecipazione e del contributo delle donne nella vita della Chiesa di oggi“. L’inclusione delle donne nel Sinodo è un intento ribadito anche da padre Antonio Spadaro, gesuita, giornalista, teologo, critico letterario,  accademico italiano e attuale direttore della rivista La Civiltà Cattolica: “La posta in gioco in un Sinodo è il coinvolgimento più ampio possibile della diversità del Popolo di Dio. Di fronte a secoli di mentalità patriarcale, le donne desiderano fortemente relazioni più egualitarie, basate sul rispetto e sulla reciprocità. E quindi sono naturalmente un forte motore della sinodalità. La partecipazione delle donne, come ‘Popolo di Dio’, alle dinamiche sinodali è la piena realizzazione di quanto è maturato nella Chiesa dal Vaticano II”.