Pillon: “Offese e violenze? Le leggi esistenti tutelano dall’odio. Errato dividere le persone in categorie”

Il senatore leghista: "Il sesso non è quello che si percepisce: così ci troveremo uomini negli spogliatoi e nei reparti ospedalieri femmminili, nelle quote rosa alle elezioni"

Il senatore Simone Pillon

Se dovessimo immaginare il ddl Zan come un ring, a battersi ci sarebbero lo stesso Alessandro Zan e il senatore Simone Pillon. Deputato del Pd e attivista Lgbt il primo, senatore della Lega e volto del partito di Salvini sui temi della famiglia e dei diritti civili, il secondo. Cattolicissimo, tra gli organizzatori del Family Day, Pillon non ha mai nascosto la sua contrarietà totale al ddl che vorrebbe allargare la legge Mancino anche all’omofobia, già approvato alla Camera e ora in attesa della discussione al Senato.

Lo abbiamo intervistato.

 

Il 17 maggio è la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia: secondo lei in Italia c’è un problema di omotransfobia?
“Ritengo sbagliato categorizzare le persone dividendole in base ai loro orientamenti sessuali, e trovo assurdo che proprio coloro che giustamente non vogliono essere ghettizzati ora si rinchiudano in categorie. Comunque, tornando alla domanda, ho chiesto all’osservatorio interforze contro le discriminazioni (Oscad) di mandarmi i dati ufficiali. Si parla di circa 33 casi all’anno. Nello stesso periodo ci sono 1.5 milioni di furti, tanto per dare un’idea. Certo, anche un caso è di troppo, ma non ho mai avvertito nel nostro Paese un sentimento di disprezzo verso queste persone. Le nostre radici cristiane ci hanno insegnato l’importanza di rispettare tutti, indipendentemente dalle qualità o dai gusti di ciascuno. I pochi casi residui, a mio avviso, vanno puniti severamente, usando le leggi già in vigore che funzionano molto bene, come nel caso di Napoli dove gli aggressori hanno preso 10 anni di reclusione”.

 

Lei ha definito “ingiusto e pericoloso” il disegno di legge Zan. Quali sono le criticità maggiori che contestate?
“È ingiusto perché si equipara il sesso all’identità di genere ‘percepita’. Questo vuol dire che ciascuno potrà identificarsi come vuole, e questa identificazione dovrà essere riconosciuta ai fini di legge. Un uomo che si senta donna potrà iscriversi a una gara femminile, o chiedere di essere ricoverato in un reparto femminile, o di essere candidato alle elezioni nelle quote rosa, o se detenuto potrà chiedere di esser trasferito nel reparto femminile. È pericoloso per la libertà di pensiero e di religione, perché si introduce il reato di “istigazione alla discriminazione” che non è in alcun modo definito. Potrebbe essere istigazione alla discriminazione manifestare la propria contrarietà all’utero in affitto, o all’adozione gay, che sono considerati “diritti riproduttivi” delle coppie dello stesso sesso. È infine pericolosissimo per la libertà di educazione, perché potrebbe essere considerato reato usare parole come mamma e papà invece che genitore 1 e 2, ovvero rifiutare le lezioni di gender nelle scuole dei propri figli. L’articolo 7 è il vero cavallo di Troia per imporre anche ai bambini più piccoli i dettami delle ideologie Lgbt, primo tra tutti quello della possibilità di scegliere la propria identità sessuale indipendentemente dal proprio corpo”.

 

Contro il ddl Zan si è creata anche una strana convergenza di opinioni con alcune associazioni femministe, che ritengono che così le donne vengono trattate come minoranza. È d’accordo con loro?
“Il mondo femminista segue un percorso culturale che è lontano anni luce dal mio, e tuttavia giungiamo sorprendentemente a dire la stessa cosa: le donne non sono un apostrofo rosa tra le 58 e passa identità dell’universo arcobaleno, ma sono la metà del cielo, la massima espressione della misteriosa uni-dualità dell’essere umano, creato da Dio, o – per i non credenti – voluto dalla natura quale maschio o femmina. Il mondo femminista contesta anche altre mostruosità, come ad esempio l’utero in affitto, logica conseguenza del ddl Zan, come ci è stato ricordato dal palco di Milano proprio dai sostenitori. Anche su questo punto trovo piena assonanza con le conclusioni delle associazioni femministe e di Arcilesbica. Dividiamoci su tutto, ma fermiamo insieme l’orrore dei bambini comprati e delle donne prese in locazione”.

 

Tra gli argomenti di chi si oppone al Ddl Zan c’è il timore della censura. Il disegno di legge prevede un articolo, il quarto, proprio dedicato al pluralismo delle idee e libertà delle scelte. Perché non basta? Qual è il vostro timore?
“Di fatto si tratta di un reato di opinione, che condizionerà ogni libera espressione di un pensiero o di un convincimento morale o politico, o religioso. La presunta scriminante della libera manifestazione delle idee, prevista dall’articolo 4, non opera nei casi di istigazione alla discriminazione, e dunque è del tutto inutile. Del resto lo dicono gli stessi promotori: un prete in sagrestia potrà continuare a leggere la Bibbia. Eh già. Ma fuori dalla chiesa sarà ancora possibile? L’esperienza dei Paesi dove norme simili sono già in vigore ci dice di no. Lo scorso 23 aprile nella stazione della metro di Uxbridge a Londra, il pastore protestante John Sherwood, di 72 anni, è stato trascinato via in manette dalla polizia e tenuto in arresto per 24 ore. Ora sarà processato per omofobia. La sua colpa? Aver letto in pubblico il libro della Genesi e aver detto che per i cristiani il matrimonio è solo tra uomo e donna. Succederà presto anche da noi”.

 

Altro tema molto contestato è quello della scuola, prevedendo l’articolo 7 comma 3 di organizzare “cerimonie, incontri, iniziative” sul tema dell’omotransfobia. Cosa vi preoccupa?
“Le scuole, nonché le altre amministrazioni pubbliche dovranno promuovere attività e iniziative. Dalla scuola d’infanzia (3-6 anni) fino al liceo, i bambini e i ragazzi saranno sottoposti alla propaganda invasiva delle associazioni Lgbt che avranno libero accesso e potranno diffondere tra i più piccoli l’ideologia gender, spiegando che non si nasce né maschi né femmine, che ognuno può scegliere il proprio sesso, che non esistono padre e madre ma genitore 1 e genitore 2 etc… I genitori che rifiuteranno saranno considerati discriminatori e rischieranno il carcere e la revoca della responsabilità genitoriale”.

 

C’è qualcosa del ddl Zan che invece si può salvare o modificare?
“Sì, la persona del deputato Alessandro Zan. La nostra battaglia è contro le idee, mai contro le persone. A parte questo credo che se proprio si volesse una legge, andrebbero semmai aumentate le pene di cui all’articolo 61 del Codice Penale per tutti i delitti generati dal disprezzo verso determinate caratteristiche di una persona. Ritengo sbagliato che alcuni siano più uguali di altri. Se Zan mi diffamasse, perché dovrebbe avere una sanzione inferiore a quella che avrei io al suo posto? Siamo o non siamo uguali? Io non penso ci siano dei ‘diversi’, ma qualcuno nel campo avverso forse sì”.

 

È stato detto che il ddl Zan non è una priorità del Paese. Però ci sono persone che ritengono di subire reati d’odio legati al proprio orientamento sessuale, genere o disabilità. Cosa vorrebbe dire a queste persone?
“Denunciate le persone che vi hanno aggredito, cercate un buon avvocato, e chiedete giustizia. Le leggi in vigore tutelano efficacemente contro ogni odio, ed è previsto in molti casi il gratuito patrocinio e sempre il pieno ristoro dei danni subìti dalle vittime”.

 

Se il ddl Zan dovesse passare anche al Senato, cosa farete? Su questo la maggioranza è su posizioni diametralmente opposte. Da un punto di vista politico ci sono dei rischi?
“Ora occupiamoci di ascoltare la società civile. In molti anche da sinistra stanno chiedendo di allargare il dibattito, di migliorare il testo, di aprirsi al confronto. Ascoltiamo tutti, poi vedremo. Se si vuole imporre il testo della Camera, ci opporremo con tutte le nostre forze. Chi spacca la maggioranza e crea un clima di divisione si prenda le sue responsabilità davanti al capo del governo e davanti agli italiani”.

 

La Lega, e lei stesso, siete stati attaccati molto duramente. Venite accusati di essere omofobi. La Lega, come partito, ha un problema di omofobia?
“Non credo proprio. Mi pare che sia stato il Pd l’ultimo a buttare fuori dal partito non troppi anni fa una persona omosessuale, Pier Paolo Pasolini, che fu giudicato ‘moralmente indegno’. In Lega ci sono diversi esponenti che vivono tranquillamente la loro omosessualità, e con i quali lavoro benissimo. Uno per tutti l’amico Nino Spirlì, governatore della Calabria, col quale ho una sincera amicizia e una piena comunione di intenti, ma ce ne sono molti altri… E poi scusi, ma perché mi dovrei interessare della vita privata dei miei colleghi? Saranno fatti loro!”

 

Caso Fedez: vorrebbe dire qualcosa al rapper che vi attaccati così duramente? Ha ricevuto minacce dopo il primo maggio?
“Se fossi stato iscritto alla Cgil, dopo aver visto sul palco del primo maggio un rapper milionario che non mi pare sia particolarmente aduso al lavoro in fabbrica o nei campi, avrei strappato la tessera in mille pezzi. Quanto alle minacce, ogni giorno ricevo vagonate di insulti e di minacce. Pazienza. Ogni giorno ricevo anche centinaia se non migliaia di apprezzamenti, incoraggiamenti e tante tante preghiere”.

 

Antonio Tajani ha detto che senza figli la famiglia non esiste, salvo poi scusarsi e precisare la propria opinione. Cosa ne pensa?
“La famiglia è una realtà di relazioni orizzontali, tra un uomo e una donna, e verticali, tra i nonni, i genitori e i loro figli. Da queste relazioni primarie nascono le relazioni tra fratelli, zii, cugini. È una realtà meravigliosa che oggi è sotto attacco. Tutto sta diventando famiglia: tre uomini, due donne, un single: tutto è famiglia e dunque niente più rischia di essere famiglia. Attenzione però. L’alternativa alla famiglia naturale non è la famiglia arcobaleno, ma la solitudine. In tutti i Paesi dove la famiglia è stata distrutta, le persone vivono in larga parte da sole. Noi siamo ancora in tempo, ma non so per quanto ancora”.

 

È vero però che l’Italia vive una crisi demografica senza precedenti, si fanno pochissimi figli. Quali sono, secondo lei, le ricette da mettere in campo?
“Investire tanto, soprattutto sulle giovani coppie e sulla stabilità della famiglia. Ma oltre ai soldi è necessario mettere in campo un’inversione di tendenza sul piano culturale. I nostri nonni erano più poveri di noi e stavano in guerra, eppure mettevano al mondo tanti figli. Ora noi abbiamo paura. Io stesso, con tre figli, vengo a volte guardato come un marziano. Dobbiamo ricordare a tutti che chi mette al mondo figli è un eroe, sta investendo nel domani del nostro Paese, nel futuro della nostra civiltà. Credo che ci manchi soprattutto la speranza, la prospettiva, e la capacità di sacrificio, e su questo anche la fede può aiutare molto. Non è un caso che la stragrande maggioranza delle famiglie numerose sia cresciuta grazie ad una fede semplice, popolare ma concreta e genuina”.