Più tutele economiche per gli studenti-atleti dei college Usa: sì agli accordi di sponsorizzazione

Grande novità nello sport giovanile a stelle e strisce: gli atleti, dal primo luglio, avranno la possibilità di utilizzare la loro immagine e la loro notorietà per guadagnare prima di entrare nel mondo del professionismo

Svolta nel mondo sportivo americano: gli atleti dei college potranno stringere accordi di sponsorizzazione o, più in generale, potranno utilizzare la loro immagine a fini di guadagno.

Una questione che, dal punto di vista europeo, può sembrare marginale ma che in realtà è un grande passo in termini di garanzie e tutele nei confronti dei giocatori.

I campionati collegiali, in America, non hanno nulla a che vedere con i tornei primavera o le serie minori dove i giovani possono crescere senza troppe pressioni: I palazzetti, all’avanguardia, sono stracolmi e milioni di persone seguono le partite in tv. Ciò comporta che ci sia un grandissimo giro d’affari dietro a leghe come l’ NCAA (basket collegiale), dal quale fino ad oggi i giocatori sono stati tagliati fuori. Infatti la legge, non permetteva a vere e proprie star in erba, con centinai di migliaia di followers social, di sfruttare la propria notorietà.

Alcuni amministratori scolastici hanno criticato la nuova normativa, sostenendo che permettere agli atleti di stringere accordi con società di terzi favorirebbe gli atenei più in vista nella fase di reclutamento giocatori, in quanto potrebbero garantire maggiore visibilità e quindi maggiori possibilità di contratti esterni.

Come in passato però, le università non potranno corrispondere uno stipendio agli atleti né offrirgli un bonus alla firma.  Per molti ragazzi, spesso afroamericani, e spesso con situazioni familiari complicate, la possibilità di guadagnare da subito è un incentivo per accettare le borse di studio offerte dai college invece che tentare subito il grande salto in NBA, NFL o qualche campionato professionistico fuori dagli States. E questo incide anche sull’educazione, perché per quanto gli atleti abbiano una borsa di studio “sportiva”, sono obbligati a frequentare corsi e dare esami.

Questo tema, negli ultimi anni, è stato parecchio chiacchierato negli Stati Uniti, perché le partite e gli allenamenti a cui si sottopongono questi giovani atleti sono, per intensità e fisicità, a livello dei professionisti e, di conseguenza, anche la possibilità di problemi fisici è la medesima dei pro, ma con una grande differenza: un professionista, anche in caso di lunghi stop, ha un contratto garantito alle spalle. Un giocatore di college che subisce un grave infortunio potrebbe anche compromettere per sempre carriera e guadagni che, in alcuni casi, sono fondamentali per il mantenimento personale e della famiglia.