Poche donne ai vertici della pubblica amministrazione: nell’ultimo anno, il loro numero si è addirittura ridotto

Sono cinque i ministeri in cui non è presente alcuna figura femminile negli incarichi amministrativi di vertice, nel 2020 erano tre

I ministri vanno i dirigenti restano. Mai detto fu più appropriato: nell’amministrazione pubblica, se nelle mani dei primi infatti risiede il potere d’indirizzo politico dei rispettivi dicasteri, i dirigenti amministrativi sono quelli che conoscono realmente i meccanismi della macchina burocratica, ne dominano le sottigliezze e ne guidano l’operato. Nelle loro mani dunque risiede una buona fetta del potere concreto, che consiste nel dirigere l’attività amministrativa e conservarne la responsabilità. Ai fini di una reale parità di genere, non basta dunque che i ministeri siano ripartirti equamente tra uomini e donne, bisognerebbe che anche nella macchina dello stato questo equilibrio venga rappresentato e promosso. Accade? In realtà, nonostante la legge(D.Lgs. 165/2001 Art. 7) sulla carta la legge garantisca, sia pure in maniera abbastanza generica, la parità di genere, anche in queste strutture questo principio fatica ad affermarsi concretamente: ai vertici della pubblica amministrazione infatti le donne sono ancora poche e, nell’ultimo anno, il loro numero si è addirittura ridotto. Nello specifico, ai vertici dei ministeri e della presidenza del consiglio, le quota di donne che ricoprono incarichi di vertice è del 32,5%. A novembre 2020 erano il 34,86%. Secondo l’analisi fatta dalla fondazione Openpolis, il ministero in cui la presenza femminile si esprime maggiormente è quello della transizione ecologica, con una donna al vertice di tutti e tre i dipartimenti di cui il ministero è composto. Al secondo posto il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili: in questo caso sono donne 2 dei 3 capi dipartimento. Subito dopo il ministero del lavoro e delle politiche sociali, dove il ruolo di direttore generale è ricoperto da 5 donne e 3 uomini. A questi ultimi però va aggiunto il segretario generale, che in questo caso è un uomo.

Il ministro della Giustizia Marta Cartabia

Tre i ministeri ai cui vertici amministrativi siedono più dirigenti donne che uomini. Sia il ministero dell’economia che quello della giustizia invece hanno 4 dipartimenti e in entrambi i casi le posizioni di vertice sono equamente distribuite tra i due generi. Negli altri 10 ministeri, oltre che presso la presidenza del consiglio, sono gli uomini a ricoprire la maggior parte degli incarichi di vertice. Tra questi comunque la presidenza del consiglio, il ministero della cultura e quello dell’interno mantengono una quota di donne dirigenti pari o leggermente superiore al 40%. Peggio invece fanno il ministero dell’università (33,33%), quello dello sviluppo economico (20%) e quello della salute (16,67%). Dati come questi dovrebbero già essere considerati troppo bassi, ma ancora più grave è che in vari altri ministeri non è presente nessuna donna tra i vertici amministrativi. Sono infine 5 i ministeri in cui non è presente alcuna donna negli incarichi amministrativi di vertice. Lo scorso anno erano 3. Si tratta in particolare dei ministeri degli esteri, del turismo, dell’istruzione, della difesa e delle politiche agricole. Più nel dettaglio, nei 7 ministeri in cui è prevista la presenza di un segretario generale solo presso il ministero dell’università è una donna a ricoprire l’incarico. Presso la presidenza del consiglio il ruolo di segretario generale è appannaggio maschile e ma tra i 3 vice, 2 sono donne. Più equilibrato è invece il dato che riguarda i capi dipartimento. In questo caso infatti sono quasi la metà le donne che ricoprono incarichi di questo tipo (47,83%), con una specifica: le donne tendono ad essere maggioranza nelle strutture che si occupano di personale, risorse umane e organizzazione.I ruoli di vertice in cui è più frequente trovare una donna sono invece quelli legati all’organizzazione, al personale e alle risorse umane. Nelle 16 strutture analizzate infatti (15 ministeri più la presidenza del consiglio) 13 hanno direzioni generali o dipartimenti che indicano già dal nome che la struttura si occupa di questo tipo di attività. Ben 7 di queste strutture (il 53,8%) sono gestite da dirigenti donne.

Nell’ultimo anno sono solo 3 i ministeri che hanno visto crescere la percentuale di dirigenti donne e 6 quelli in cui la quota si è ridotta. Tra i primi troviamo innanzitutto il ministero della transizione ecologica che lo scorso anno, quando ancora aveva il nome di ministero dell’ambiente, aveva 2 uomini a capo dei suoi dipartimenti. Oltre a questo ci sono poi il ministero dell’interno e quello delle infrastrutture che passano da 1 a 2 capi dipartimento donne. Tra le strutture in cui le donne al vertice sono meno invece si trovano i ministeri della cultura (-2), quello della giustizia (-1) e quello dello sviluppo economico (-1). Sia il ministero degli esteri che quello dell’istruzione avevano una sola donna al vertice lo scorso anno e nessuna nell’ultima rilevazione. Quanto al ministero della salute, infine, il numero totale di donne dirigenti non è cambiato, tuttavia l’assegnazione di due direzioni generali che lo scorso anno erano vacanti a due uomini ha abbassato la percentuale di donne al vertice.