Polonia, aborto negato alle profughe ucraine: “Le donne stuprate non possono interrompere la gravidanza”

La denuncia di attivisti e associazioni umanitarie: "Le donne violentate a Bucha hanno paura di venire in Polonia a causa della legge anti-aborto". In pochissimi casi è possibile interrompere la gravidanza, ma in pratica è diventato impossibile

La Polonia nega l’aborto alle profughe ucraine. È un inferno nell’inferno quello che molte donne in fuga dalla guerra stanno vivendo. Secondo molte organizzazioni e associazioni umanitarie, tra le quali Human Rights Watch, alle donne e rifugiate ucraine – in molti casi “stuprate dai russi“, come denunciano le stesse associazioni e molti parlamentari ucraini – viene negata l’interruzione di gravidanza nel primo Paese con il maggior numero di rifugiati ucraini da quando è iniziata la guerra, la Polonia.

In Polonia viene negato l’accesso all’aborto alle profughe ucraine

Sono oltre 2 milioni gli ucraini, per lo più donne e bambini, che hanno cercato rifugio in Polonia dall’inizio della guerra in Ucraina. La Polonia e il suo premier Mateusz Morawiecki sono storicamente ostili ai migranti (ricordiamo che a fine gennaio la Polonia ha alzato un muro di 186 chilometri al confine con la Bielorussia per respingere le migliaia di famiglie in fuga da Paesi quali la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e lo Yemen). Ma nonostante ciò, oggi la Polonia è il primo Paese per numero di profughi arrivati dall’Ucraina.

La legge anti-aborto in Polonia, in quali casi si può interrompere la gravidanza

Le profughe ucraine, tuttavia, dopo essere riuscite a mettersi in fuga dalla guerra, dalle bombe, dalla devastazione, adesso si trovano a dover combattere un’altra grave battaglia, il diritto di poter abortire. In Polonia non è mai stato facile trovare pillole abortive e tantomeno accedere a interventi chirurgici negli ospedali per interrompere la gravidanza. Ma adesso, da quando l’anno scorso è entrata in vigore la nuova legge anti-aborto, in Polonia è diventato praticamente impossibile interrompere la gravidanza. Il governo conservatore di destra di Varsavia ha infatti stabilito che gli aborti possono essere praticati solo ed esclusivamente in caso di stupro o incesto, o nelle situazioni in cui la vita della madre è a rischio per gravissime (a stabilire cosa è grave è l’opinione soggettiva dei medici) malformazioni del feto. Tutti gli altri casi, come ad esempio la semplice volontà di una donna di voler interrompere la propria gravidanza, sono esclusi e vietati.

Proteste in Polonia per la legge anti-aborto

L’attivista: “Le donne violentate a Bucha hanno paura di venire in Polonia”

“Novantanove ucraine ci hanno contattato dal 1 marzo chiedendoci informazioni sull’aborto e sulla pillola del giorno dopo”, ha dichiarato a GzeroMedia Justyna Wydrzyńska, co-fondatrice dell’organizzazione pro-aborto Abortion Dream Team. “Abbiamo ricevuto informazioni da attivisti e volontari – ha aggiunto Wydrzyńska – che si sono recati in Ucraina che le donne violentate a Bucha hanno paura di venire in Polonia a causa delle leggi polacche. Sanno che è quasi impossibile abortire in Polonia per motivi legali” e così tante, scrive GzeroMedia, preferiscono rimanere nell’Ucraina dilaniata dalla guerra e tentare là la fortuna.

Un inferno, nel quale vivono non solo le profughe ucraine, ma anche tutte le donne polacche. “La situazione per le donne polacche – afferma a GzeroMedia Krystyna Kacpura, nota sostenitrice dei diritti delle donne in Polonia e direttrice della Federazione per le donne e la pianificazione familiare – è estremamente difficile. Le donne mi chiamano spesso dall’ospedale, quelle in difficili situazioni di gravidanza hanno sofferto terribilmente nell’ultimo periodo” da quando il governo polacco ha reso l’aborto illegale tranne che per pochissimi casi.

Oleksandra Matviichuk, presidente dell’associazione Center for Civil Liberties, ha denunciato su Twitter che oltre a essere praticamente impossibile abortire in Polonia, ci sono medici e psicologi che cercano di convincere le donne ucraine che hanno subito stupri e violenze e che vogliono abortire a portare avanti la gravidanza perché “la vita è una cosa meravigliosa”, scrive su Twitter Oleksandra Matviichuk.

La donna incinta morta in Polonia perché le è stato negato l’aborto

Agnieszka T., 37 anni, morta in Polonia per la legge anti-aborto

A fine gennaio in Polonia una donna è morta perché le è stato negato l’aborto. Agnieszka T., 37 anni, incinta di due gemelli, è deceduta dopo aver portato in grembo un feto morto per circa una settimana. Il feto morto avrebbe poi portato al deterioramento delle condizioni di salute della donna, alla morte del secondo feto che aveva in grembo, e infine al suo decesso. Per la famiglia di Agnieszka, che ha denunciato l’accaduto, la donna sarebbe morta di settimecia. “Questa è la prova del fatto – scrisse la famiglia in un post sui social – che l’attuale governo ha le mani insanguinate”.