Polonia e Europa, lo scontro sulla giustizia. La Corte Costituzionale ha bocciato la Convenzione Ue sui diritti dell’uomo

La suprema Corte polacca ritiene che l'articolo 6 della Convenzione sia in contrasto con la Costituzione. Per Bruxelles le riforme della giustizia di Varsavia minano l'indipendenza della magistratura. Ecco le tappe della vicenda giudiziaria

La Polonia di nuovo nel mirino dell’Unione europea sul tema dei diritti. A far discutere questa volta è una nuova sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la parte della Convenzione europea sui diritti dell’uomo in cui si garantisce ad ogni cittadino il diritto ad un sistema di giustizia autonomo ed indipendente.

L’incostituzionalità riguarda in particolare l’articolo 6 della Convenzione, in quanto da tempo la suprema Corte polacca ritiene che questo contrasti con la costituzione nazionale. Il risultato della decisione è che non saranno implementate le sentenze della Corte di giustizia europea. La decisione sembra una risposta di Varsavia alle pressioni dell’Unione europea per ritirare le “riforme” della giustizia che, a detta di Bruxelles, andavano a minare l’indipendenza della magistratura.

Mateusz Morawiecki, 53 anni, è primo ministro della Polonia dal 2017

Lo scontro giudiziario tra Europa e Polonia, le tappe della vicenda

Lo scontro giudiziario a distanza tra varie istituzioni europee e la Polonia non è nuovo. Nasce in coincidenza della vittoria alle elezioni del 2017 del partito Diritto e Giustizia, e si è aggravato lo scorso luglio sulla questione della Sezione disciplinare della Corte suprema. Tra le altre cose, l’Unione europea sostiene che quella sezione sia un organo che limita l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici, e che quindi non garantisce il rispetto dello Stato di diritto in Polonia.

In particolare, nel luglio dello scorso anno, la Corte aveva respinto il regolamento dell’Ue che permette alla Corte di Giustizia europea di pronunciarsi su “sistemi, principi e procedure” delle corti polacche, affermando che questo “non sia in linea con la Costituzione”. Il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro in quell’occasione sostenne che “la Costituzione polacca e la normalità” avevano vinto “sui tentativi di usare le agende unitarie per interferire nelle questioni interne dei paesi membri dell’Ue”. Ziobro dichiarava che “le interferenze della Corte Ue nel regolamento del sistema di giustizia di uno stato membro dell’Ue non sono conformi con la costituzione di Varsavia”.

ll ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro, 51 anni, ha dichiarato che “le interferenze della Corte Ue nel regolamento del sistema di giustizia di uno stato membro dell’Ue non sono conformi con la costituzione di Varsavia”

Lo scorso dicembre la Commissione europea aveva dunque ancora una volta aperto una procedura d’infrazione contro la Polonia a causa delle decisioni prese dalla Corte Costituzionale che violerebbero, tra l’altro, il principio del primato del diritto Ue su quello dei singoli Paesi. Dopo la decisione, il viceministro della Giustizia polacco, Sebastian Kaleta, ha parlato di “un grande giorno per lo stato di diritto e la sovranità polacca”, aggiungendo che “un nuovo tentativo di interferire illegalmente dall’esterno con il sistema giudiziario polacco è stato fermato”. Mentre il costituzionalista Piotr Mikuli, commentando la decisione sulla Gazeta Wyborcza, ha dichiarato: “Vergognatevi, abbiamo la guerra alle porte e la Polonia prosegue sulle tracce della Russia”. Mikuli ricorda infatti che una sentenza simile fu pronunciata a Mosca nel 2015.