Primo maggio, festa del lavoro ritrovato: riassunto il rider licenziato perché strappò il biglietto inneggiante al Duce

Luca Nisco era stato cacciato da Winelivery per avere consegnato due bottiglie di vino, lacerando in faccia alla destinataria il biglietto allegato, con frasi apologetiche di Mussolini. Lombardo, assessore al Comune di Bologna: "Boicottate l'azienda". Che ha deciso la riassunzione alla vigilia della festa del lavoro

Luca Nisco, rider

Sarà un bel primo maggio, quello di Luca Nisco, 30 anni, rider per conto di Winelivery Bologna, che proprio alla vigilia della festa dei lavoratori ha ritrovato l’impiego, perduto il 25 aprile per un gesto dall’intento migliore possibile ma che gli era valso il licenziamento. Licenziamento (ma tecnicamente si deve parlare di “rifiuto di candidatura, poi vedremo perché) contro il quale si erano levate reazioni popolari con intervento del mondo politico.

Il biglietto inneggiante al Duce

Il il 25 aprile Luca Nisco, beneventano di origine, trasferitosi a Bologna dove risiede la fidanzata, è incaricato di consegnare due bottiglie di vino, accompagnate da un biglietto dettato dal clente all’operatore alla ricezione. Conteneva un messaggio inneggiante a Mussolini di cui in quel giorno ricorreva l’anniversario della morte per mano dei partigiani. In azienda il biglietto suscita sorpresa, se ne parla nel breve periodo che precede la spedizione. Il testo recita: “Che in questo giorno di lutto il Duce guidi da lassù la rinascita”. Il vino va consegnato entro trenta minuti nel centro di Bologna, non c’è tempo per consultarsi.

Nisco arriva a casa della destinataria, consegna le bottiglie ma non il biglietto, che strappa. “Oscenità” risponderà alla interdetta signora che gli chiede il perché di quel gesto.

Licenziato il rider, redarguito chi aveva ricevuto il testo

L’indomani, brutta sorpresa per Nisco: Winelivery gli comunica che non accetterà più le sue candidature (il meccanismo è che il lavoratore si offre in un determinato orario durante il quale l’azienda decide se chiamarlo). Praticamente licenziato. L’azienda apre un’ indagine interna e redarguisce l’addetto alle ricezioni degli ordinativi, per aver accettato un messaggio con contenuti non conformi alla politica aziendale che esclude temi contrari al decoro, all’ordine e pubblico e alla legge, in questo caso quella che vieta l’apologia del fascismo. È lui ad avere sbagliato per primo, ma subirà solo una sanzione verbale. Ben più duro il provvedimento nei confronti di Nisco, che durante il viaggio per la consegna, medita sul da farsi, indignato che al giorno d’oggi si inviino ancora messaggi con quel contenuto. Poi, di fronte alla destinataria, compirà il gesto che gli costerà la chiusura dei rapporti con l’azienda per “comportamento scorretto tenuto durante lo svolgimento di un job” come recita la motivazione. Luca infatti, ha violato la privacy,  leggendo il mesaggio, poi ha tenuto un comportamento scorretto strappando il biglietto. Del resto- argomenta Winelivery- la destinataria non ha responsabilità dirette sul messaggio che avrebbe ricevuto. Non era il caso di rifarsela con lei.

Vittorio De Lorenzi, destinatario delle bottiglie e il biglietto inneggiante al Duce ricomposto coi frammehti raccolti

Undici pezzettini

Licenziato per Resistenza“, si potrebbe dire di Luca Nisco, che si rivolge a un legale per difendersi in sede giudiziaria dal provvedimento, mentre il suo caso, portato alla luce dal Resto del Carlino, suscita stupore e reazioni a Bologna e non solo.
Ma come ha fatto Winelivery sd essere informata del comportamento? Vittorio De Lorenzi, 51 anni, destinatario del cadeaux non ha difficoltà a spiegarlo: “Mia moglie, che ha ritirato il pacco è rientrata con le bottiglie e undici pezzettini di carta. Li abbiamo ricomposti e ricostruito il messaggio e segnalato al mittente l’episodio, assieme al nostro ringraziamento. Così, è scattata la segnalazione a Winelivery.

Marco Lombardo, assessore al lavoro del Comune di Bologna

L’assessore: “Boicottate l’azienda”

Intanto a Bologna le reazioni contro il licenziamento di Nisco non si limitano all’aspetto giudiziario, con la preparazione e del ricorso. Marco Lombardo, assessore al lavoro del Comune di Bologna intervenendo in consiglio comunale  invitai clienti a non rivolgere più ordinazioni a Winelivery, praticamente boicottandone il servizio. E chiede all’azienda di firmare la Carta per il lavoro digitale stilata dal Comune di Bologna per disciplinare una materia sempre più importante sul piano economico e sociale, quanto ancora affidata a una sostanziale deregulation. Tranne casi virtuosi come quello di Firenze (leggi l’articolo). Lombardo  così sfida l’azienda a cogliere l’opportunità che lo spiacevole caso sta comunque offrendo. Con la Carta dei diritti del lavoro digitale il comportamento di Winelivery non sarebbe stato possibile, essendo ogni controversia fra azienda e lavoratore sottoposta preventivamente al vaglio di una procedura terza e imparziale. Una sorta di mediazione, insomma.

Dietrofront: Luca può tornare al lavoro

Il 30 aprile, alla vigilia della festa dei lavoratori, Winelivery  fa retromarcia, comunicando che accetterà future candidature di Luca Nisco (nel frattempo al rider licenziato sono  giunte proposte di altre aziende), confidando che in futuro non violi più la privacy di clienti e destinatari, confermandosi contraria ad ogni forma di apologia del fascismo e riconoscendo l’irregolarità commessa a monte della filiera aziendale, con l’accettazione del messaggio con il riferimento al Duce. Quanto all’adesione alla Carta, Winelivery dichiara disponibilità, anche se – spiega – molti dei principi sono già attuati nei regolamenti interni.
Lieto fine, per una vicenda svoltasi fra date importanti:  apertasi il 25 aprile e conclusasi il Primo Maggio. Vista la specialità aziendale, chissà se le parti avranno brindato.