Proposta di legge per riconoscere la vulvodinia e la neuropatia del pudendo nei livelli essenziali di assistenza

Venerdì 12 novembre a Roma sei associazioni chiederanno l'impegno delle istituzioni e dei parlamentari per riconoscere le due sindromi tra i Lea. "Questo significherebbe l'esenzione dalla spesa sanitaria per le visite e le terapie, il riconoscimento di invalidità, il monitoraggio dei casi e la nascita di centri pubblici per curare le pazienti su tutto il territorio nazionale"

Il 12 novembre si terrà a Roma il convegno “Vulvodinia e neuropatia del pudendo: un dolore senza voce” durante il quale con il patrocinio della Camera dei Deputati verrà presentata la proposta di legge per il riconoscimento della vulvodinia e della neuropatia del pudendo come malattie croniche e invalidanti, chiedendone l’inserimento nei livelli essenziali di assistenza (Lea). La proposta è stata scritta dal comitato promotore e organizzatore, che raccoglie le sei associazioni che in Italia si occupano di queste due sindromi: Aiv, Ainpu onlus, Casa maternità prima luce, Cistite.info aps, Associazione vulvodiniapuntoinfo onlus e Associazione viva.

“La vulvodinia e la patologia del pudendo sono due condizioni caratterizzate da una sintomatologia dolorosa a carico dei genitali esterni e sono malattie prevalentemente femminili”, spiega a Luce!  il dottor Filippo Murina, ginecologo responsabile del servizio di patologia del tratto genitale inferiore nell’ospedale Vittore Buzzi di Milano. “Sindromi non rare, che scontano però un ritardo diagnostico impattante sul benessere delle pazienti e che spesso erroneamente vengono etichettate come disturbi psicologici“. In Italia le donne che soffrono di vulvodinia arrivano infatti fino al 15%. Mentre la neuropatia del pudendo, altrettanto invalidante, è la causa del 4% dei casi di dolore pelvico cronico e può colpire anche gli uomini. “Oggi abbiamo tantissime terapie a dispozione, ma rimangono due grandi problemi da affrontare: il ritardo diagnostico perché gli operatori sanitari non conoscono bene le sindromi e l’accesso alle cure“. Entrambe le malattie,  “nonostante abbiano analogie con l’endometriosi e la cistite intersiziale che sono riconosciute nei Lea”, non rientrano nei livelli essenziali di assistenza. “Le donne affette da queste sindromi oggi si pagano le visite, le cure, hanno difficoltà d’accesso nella propria regione perché la distribuzione dei centri non è uniforme: ce ne sono più al nord, pochissimi al centro e ancor meno al sud. Vogliamo interrompere questi viaggi della speranza e chiedere la deposizione di una proposta di legge, perché queste malattie vengano riconosciute tra i livelli essenziali d’assistenza. Questo significherebbe avere un’esenzione dalla spesa sanitaria per le visite e le terapie, poter avere il riconoscimento di invalidità, usufruendo nel caso della legge 104, inserire i casi nei registri affinché si possa monitorare le sindromi e far sviluppare dei centri in ambito pubblico per curarle su tutto il territorio nazionale”. Fra gli altri, al convegno interverranno il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, la ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, la ministra per le pari opportunità Elena Bonetti e senatrici e deputati di tutte le aree politiche. Il comitato promotore vuole infatti raccogliere l’impegno delle istituzioni e dei parlamentari in sala per presentare la proposta di legge il prima possibile.