La Pussy Riot Maria Alyokhina scappa dalla Russia travestita da rider: “Felice di avercela fatta”

L'artista è riuscita ad evadere dal Paese travestita da rider, e ora è in Lituania. Era latitante da aprile. Da anni protesta contro il governo di Putin perché rispetti i diritti umani, compresa la libertà d'espressione, e la Costituzione

Maria Alyokhina è fuggita dalla Russia. Attivista politica e membro del collettivo punk rock Pussy Riot, la 33enne era ricercata da fine aprile. A dare l’annuncio della sua rocambolesca evasione dal Paese, dove vige un crescente clima di repressione dei dissidenti, è il suo avvocato all’agenzia Interfax. Come riporta il New York Times, la donna, che si nascondeva nell’appartamento di un’amica a Mosca, si sarebbe travestita da addetta alla consegna di cibo a domicilio – in sostanza da rider – riuscendo ad arrivare sana e salva in Lituania. Qualche settimana fa un tribunale della Capitale aveva condannato Alyokhina alla detenzione per avere violato i termini della libertà vigilata a cui era stata condannata nel settembre del 2021. Ma lei si era resa irreperibile.

Le Pussy Riot

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Le Pussy Riot si sino fatte conoscere al mondo nel 2012, con la loro protesta contro il presidente russo Putin nella cattedrale di Mosca

Maria Alyokhina, 33 anni, ha trascorso gran parte della sua vita a lottare affinché il suo Paese rispettasse la Costituzione e i diritti umani fondamentali, come la libertà di espressione. Il nome dal collettivo punk di cui fa parte, le Pussy Riot, deriva da “Pussy”, che letteralmente significa micio/a, ma nello slang anglosassone è inteso come “vagina”, mentre “riot” vuol dire rivolta. La capitale russa è stata spesso palcoscenico dei loro flash mob e delle performance estemporanee, attraverso cui il gruppo lancia provocazioni politiche nei confronti dell’establishment istituzionale, su argomenti come la situazione delle donne in Russia o i brogli elettorali, con cui, nel 2012, Vladimir Putin si sarebbe assicurato la rielezione per la seconda volta a presidente della Federazione Russa. Il gruppo si è fatto conoscere dalle autorità – e agli occhi di tutto il mondo – proprio quell’anno, quando le ragazze hanno inscenato una protesta contro il presidente russo all’interno della Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca nel 2012.

Nonostante la condanna – per tre delle componenti, tra cui la Alyokhina – a due anni di carcere per il loro attivismo, il loro caso ha attirato notevole interesse, sia in Russia, sia nella comunità internazionale, a causa dei presunti abusi a cui sarebbero state sottoposte durante la  detenzione. Il collettivo tuttavia ha continuato a denunciare il leader del Cremlino e tra le operazioni più popolari, nelle altre iniziative del gruppo, si annoverano: i baci sulla bocca dati a poliziotti e poliziotte russe in servizio di pattugliamento, le canzoni antigovernative, cantate in strada durante i XXII Giochi olimpici invernali, per le quali alcune attiviste sono state manganellate in pieno viso riportando ferite multiple, e l’irruzione sul campo di gioco nello stadio moscovita in cui si teneva la finale di coppa del mondo di calcio Croazia-Francia nel 2018.

La lotta e l’evasione di Maria Alyokhina

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Maria Alyokhina, 33 anni, è riuscita a scappare dalla Russia, dove era ricercata dalle autorità, travestendosi da rider

Maria Alyokhina, scarcerata nel dicembre 2013, insieme a un’altra componente della band, ha anche fondato Mediazona, un’agenzia di stampa indipendente che si occupa dei crimini e delle pene in Russia. L’attivista ha continuato a combattere il sistema di terrore imposto nello Stato da Vladimir Putin, anche dopo essere stata arrestata altre sei volte dall’estate scorsa, ogni volta per 15 giorni. Ad aprile, però, quando il presidente è stato costretto a inasprire la repressione contro chi criticava l’invasione e la guerra in Ucraina, le autorità hanno convertito gli arresti domiciliari della 33enne in 21 giorni di colonia penale. Per questo Alyokhina ha deciso di lasciare la Russia, almeno temporaneamente, con una fuga rocambolesca in Lituania.

La leader delle Pussy Riot è riuscita a eludere la polizia di Mosca travestendosi da corriere e lasciando il suo cellulare come esca. Dopo aver chiesto l’aiuto di un artista islandese, che le ha procurato i documenti di viaggio, è riuscita ad oltrepassare il confine e ad arrivare in Lituania.  Paragonando la sua storia a un “romanzo poliziesco”, Maria Alyokhina ha dichiarato al New York Times: “Sono felice di avercela fatta, perché è stato un grande e imprevedibile smacco per le autorità russe”. “Non capisco ancora bene cosa ho fatto”, aggiunge la 33enne. Parlando della situazione nel suo Paese: “Non credo che la Russia abbia più il diritto di esistere – afferma Maria Alyokhina –. Anche prima ci si chiedeva come la comunità potesse restare unita, in base a quali valori, e dove stesse andando a finire. Ma ora non credo che sia più una domanda da porsi”.