Quando i padri sono separati (dai figli). Tiziana Franchi, presidente APS: “Preoccupante la questione povertà”

Nel nostro Paese ci sono circa 4 milioni di padri separati. Almeno 800mila sotto la soglia di povertà. L'associazione Aps interviene in loro difesa: "L'affido condiviso è disapplicato e i padri sono costretti a sostenere spese altissime"

I padri separati in Italia sono circa 4 milioni. E per la Caritas almeno 800mila si trovano sotto la soglia di povertà. In caso di separazione il padre è di solito la parte che fa più fatica a ottenere qualcosa che sembra impossibile anche solo mettere in discussione: il diritto di continuare ad avere un ruolo nella vita dei propri figli. Ne abbiamo parlato con Tiziana Franchi, presidente di APS –Associazione Padri Separati.

 

Da quanto tempo si occupa di padri separati?
“Sono da circa trent’anni nell’associazione e durante questo periodo di tempo ho visto ogni genere di scorrettezze nei confronti dei padri separati. E’ un problema importante e generalizzato. Noi abbiamo sedi in tuta Italia e dovunque abbiamo padri da assistere ed aiutare. E’ un fenomeno che non accenna a diminuire”.

Come “Associazione padri separati” quali sono le situazioni più frequenti per cui siete interpellati?
“Le prime e più importanti problematiche per cui veniamo interpellati sono quelle relative ai padri che cercano di poter frequentare i propri figli, o perché portati via lontano, o perché la madre gli impedisce di vederli, o perché hanno delle restrizioni. La questione finanziaria, per quanto grave, è immediatamente successiva: il problema principale di questi padri è che vogliono stare di più con i propri figli”.

Numerose statistiche sullo stato dell’economia pongono i “padri separati”tra i nuovi poveri. Perché non i separati in generale?
“Perché durante la separazione è sempre il padre che, nelle sentenze, viene fatto accomodare fuori di casa, magari casa propria dove sta pagando un mutuo o dove ha messo i risparmi della sua vita o della sua famiglia. Quindi un padre, se non ha chi lo ospita, trova il primo grande ostacolo nel costo di un affitto per la propria abitazione. Poi deve pagare il mutuo. Quindi da uno stipendio normale di un impiegato o un professionista vanno sottratte queste spese, oltre agli alimenti per i figli e le spese straordinarie. Ecco che lo stipendio è finito, senza contare i costi di un’eventuale automobile per recarsi al posto di lavoro. Poi mettiamoci che molti di loro sono costretti a lasciare l’unica auto di famiglia alla moglie per le necessità dei figli. Qualcuno poi si ritrova anche con altri debiti e si arriva al punto di non avere più i soldi neppure per mangiare. E da qui nascono i molti casi che abbiamo osservato, di padri ridotti a dover andare a mangiare alle mense della Caritas o presso altre strutture per i poveri più indigenti”.

Perché la separazione pesa così tanto sul padre? Come vengono fatti i calcoli per stabilire gli indennizzi da riconoscere?
“Il problema vero è che, se già oggi una famiglia con due figli e due stipendi medi fa difficoltà a sopravvivere, dopo la separazione ci si ritrova ad avere tutto doppio in fatto di spese. Due case, doppie utenze, doppie manutenzioni, mobili ed elettrodomestici, doppi regali ai bambini. Insomma, l’impoverimento è una conseguenza assolutamente inevitabile. A questo poi si aggiungono tutte le spese relative alle pratiche legali per la separazione”.

Cosa sta cambiando o può cambiare a livello legislativo per permettere ai genitori separati di vivere paternità e maternità serenamente e con spirito collaborativo?
“L’affido condiviso è ormai legge dello Stato, quindi il padre, a differenza di prima, può e deve entrare nel merito di ogni scelta che riguarda la vita del minore, dalla scuola allo sport alla religione. Nella realtà, però, questo principio resta in larga parte inapplicato. Ma dimostrare che questo avviene attraverso un ricorso legale è estremamente complesso, lungo e dispendioso e i fondi per avere una difesa adeguata mancano.
Questo fa sì che, di fatto, il padre sia trattato come un genitore di serie B, fatto molto grave anche sul piano psicologico, perché gli fa perdere quella funzione di punto di riferimento per i figli. Se è vero che una volta ad un padre bastava uno sguardo per avere l’attenzione e la considerazione dei figli, ora siamo passati, anche a causa di questa problematica, in una situazione di sbando totale. Questo si vede ancora di più nel momento in cui il figlio entra nella fase di contestazione nei confronti della madre, unico genitore presente: ecco che la mancanza dell’altra figura di riferimento impedisce ogni argine a questa situazione. Da qui nascono tutte quei disturbi che possiamo osservare in età più adulta: problematiche comportamentali con l’altro sesso, difficoltà di relazione con gli altri, maggiore incidenza di problemi come alcool, droga e abbandono scolastico. In questi casi riscontriamo spesso una richiesta di aiuto della madre al padre, perché ha perso il controllo della situazione, ma a quel punto è troppo tardi. Se non si è provveduto a creare un rapporto continuativo fin da piccoli nell’adolescenza non si recupera più. Inoltre se la madre negli anni scredita l’altro genitore, la sua figura viene distrutta in maniera irreparabile e il peso che quest’ultimo può avere sulle scelte dei figli diventa purtroppo irrilevante. Qui abbiamo assistito addirittura padri aggrediti anche fisicamente dalle mogli o chi per loro, e non hanno né reagito né denunciato l’accaduto per evitare di avere ulteriori restringimenti dei limiti per vedere i propri figli. E questo è un altro fenomeno molto preoccupante e in rapida ascesa”.