Quanto costa discriminare? Il prezzo sempre più alto dell’odio contro la comunità LGBTQ+

Da uno studio condotto da Open For Business (OFB) è emerso che nei Paesi dove la comunità Lgbtq+ è maggiormente discriminata a farne le spese è l'economia dell'intera nazione.

Ci sono alcuni Paesi che stanno scoprendo, negli ultimi anni, un particolare aumento dei prezzi. Polonia, Ungheria, Ucraina e Romania, ad esempio. Sono soprattutto gli Stati dell’est Europa quelli in cui le discriminazioni verso la comunità Lgbtq+, sempre più frequenti, costano care.
In queste nazioni si perdono miliardi di dollari ogni anno a causa della mancanza di pari diritti sul posto di lavoro. Ma anche per i maggiori costi sanitari legati all’HIV e alla depressione, che colpiscono questa comunità in assenza di politiche sociali e invece a causa delle ostilità.

I dati, emersi da uno studio firmato da Open For Business (OFB), sono stati pubblicati dall’agenzia Reuters.
“I paesi che sono più aperti in termini di diritti sono generalmente, in termini finanziari e economici, in una posizione migliore – ha affermato il principale autore del rapporto George Perlov alla Thomson Reuters Foundation – E inoltre attraggono i ‘cervelli in fuga’ più qualificati e scolarizzati della comunità”.

Il danno, per chi discrimina, è quantificabile addirittura in un 2% annuo di mancata crescita economica. In nessuno di questi paesi l’omosessualità è ufficialmente illegale; tuttavia per le persone Lgbtq+ vivere in modo libero e autentico è praticamente impossibile. Basti pensare alle ‘Lgbt free zone’ in Polonia o alle politiche, sistematicamente discriminatorie, del premier Orbán in Ungheria. E le cose potrebbero ulteriormente peggiorare se venissero tagliati i finanziamenti nei confronti di queste nazioni, come annunciato dall’Unione europea. La presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, ha voluto di recente ribadire come, in tal senso, “ogni persona in Europa sia libera di essere chi vuole, di vivere dove voglia, di amare chi voglia amare e di puntare in alto quanto voglia”. Un’affermazione che però potrebbe non avversarsi in quegli Stati in cui, a caro prezzo, si continua a discriminare chi non si omologa alla politica dominante.