Tragedia in famiglia: pregiudicato uccide il figlio di 7 anni e tenta di ammazzare la moglie

Il quarantenne, Davide Paitone, è stato individuato e arrestato poche ore dopo il folle gesto dai carabinieri a Viggiù, nel varesotto: nascosto nell’armadio il corpo senza vita del piccolo Daniele. I social: "Tragedia annunciata"

Un uomo di 40 anni – Davide Paitoni, ai domiciliari dopo essere stato arrestato per aver accoltellato alla schiena un collega di lavoro lo scorso 26 novembre ad Azzate, in provincia di Varese – ha ucciso il figlio di 7 anni, Daniele, la sera del primo giorno di questo nuovo anno, nella sua abitazione in provincia di Varese a Morazzone. Dopo il delitto il pregiudicato è andato a Gazzada, sempre nel Varesotto, e ha tentato di uccidere la ex moglie, che era ospite nell’abitazione dei suoi genitori. Da quanto si è appreso, in fase di separazione Davide Paitoni aveva ottenuto di trascorrere il Capodanno con il figlio: questa sera avrebbe dovuto riconsegnarlo alla mamma.

Daniele, nella sua abitazione di Morazzone (Varese), in una foto tratta da Facebook

Daniele Paitoni in una foto tratta da Facebook

L’uomo ha lasciato un biglietto sul corpo senza vita del figlio, confessando il brutale delitto: “Mi dispiace, perdonami papà”, le parole scritte da Davide Paitoni su un biglietto lasciato sul cadavere del bimbo, chiuso nell’armadio. Nella breve missiva l’uomo ha confessato il suo gesto ed espresso “grande disprezzo“ per la moglie, che poi ha tentato di uccidere. Inoltre ha avvisato con un messaggio vocale suo padre, dicendogli di aver fatto del male a suo figlio e di non aprire l’armadio della sua camera da letto, dove ha nascosto il corpo del bambino ucciso con un fendente alla gola.

Il provvedimento di fermo è stato emesso dalla Procura di Varese in presenza di gravissimi indizi nei confronti dell’uomo, bloccato dai carabinieri dopo un inseguimento in auto durante il quale Paitoni ha tentato di speronare i militari. In macchina aveva coltello e cocaina.

Codice rosso

Non c’era stata una denuncia diretta da parte della moglie, ma in base ad alcune segnalazioni da parte di altri era stato aperto un codice rosso per maltrattamenti in famiglia per Davide Paitoni: lo si apprende dagli inquirenti. I presunti maltrattamenti segnalati sarebbero cominciati nel 2019.

Daniele, il bimbo ucciso dal padre Davide Paitoni, nella sua abitazione di Morazzone (Varese), in una foto tratta da Facebook

Daniele, il bimbo ucciso dal padre Davide Paitoni, nella sua abitazione di Morazzone (Varese), in una foto tratta da Facebook

La macabra scoperta

I fatti risalgono infatti alla tarda serata di ieri, ma la macabra scoperta è stata fatta nelle ore successive. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo  ha ucciso Daniele utilizzando un’arma da taglio.

Davide Paitoni, il 40 enne che ha ucciso con una coltellata alla gola il figlio di sette anni, Daniele, nella sua abitazione di Morazzone (Varese)

Davide Paitoni, il 40 enne che ha ucciso con una coltellata alla gola il figlio di sette anni, Daniele, nella sua abitazione di Morazzone (Varese)

Dopo aver ucciso la sua creatura  l’uomo, secondo quanto riportato dal sito del quotidiano ‘La Prealpina’, ha raggiunto in auto la moglie a casa dei suoceri, accoltellandola in odo non grave, ed è scappato: ma poche ore dopo è stato bloccato e arrestato dai carabinieri a Viggiù. Durante la perquisizione nella sua casa di Morazzone, è stato scoperto nell’armadio il cadavere del piccolo Daniele. Sono stati i genitori della sua mamma ad avvisare i militari della presenza del nipotino a casa di Paitone, dov’è poi stato rinvenuto in corpicino.

Davide Paitoni, il 40 enne che ha ucciso con una coltellata il figlio, con il piccolo Daniele

I carabinieri della stazione di Carnago e della Compagnia di Saronno nella mattina hanno fermato l’uomo in fuga, bloccandolo a Viggiù e arrestandolo.

La fuga e l’arresto

Il 40enne che ha ucciso il figlio a Morazzone, in provincia di Varese, ha nascosto il corpo del bimbo nell’armadio di casa dopo averlo raggiunto con un fendente alla gola. Poi l’uomo, un pregiudicato del posto che era ai domiciliari, è salito in auto e ha guidato fino a casa dei genitori della moglie, dove ha tentato di aggredire anche lei a coltellate forse usando la stessa arma utilizzata per uccidere il figlio.

Le condizioni della mamma

Ricoverata in ospedale, la mamma di Daniele è  fuori pericolo di vita: stasera avrebbe dovuto riabbracciare il proprio piccolo, che non c’è più. I carabinieri hanno ritrovato il corpicino martoriato nascosto nell’armadio, colpito alla gola dalla persona di cui si fidava, dalla figura di riferimento che avrebbe dovuto difenderlo e prendersi cura di lui. Non ucciderlo.

I precedenti

Droga, alcol e violenza. Era diventata questa la vita di Davide Paitoni: addetto alle vendite di un’azienda di Azzate, sempre nel varesotto, l’uomo ha alle spalle diverse denunce, tra cui guida in stato di ebbrezza, ma la più grave risale al 26 novembre quando, al culmine di una lite, ha sferrato diverse coltellate alla schiena di un 52 enne con cui lavorava. Una lite banale, tanto che lo stesso 40 enne, una volta fermato in caserma, avrebbe faticato a trovare una spiegazione al suo gesto. Era stato arrestato, ma l’autorità giudiziaria aveva deciso che fossero sufficienti gli arresti domiciliari. Nel frattempo l’uomo, consumatore abituale di droghe (nella sua auto i carabinieri hanno trovato della cocaina), era nel pieno del suo divorzio.

La moglie, 36 anni e anche lei aggredita a coltellate ieri sera, ignara che a cadere sotto i colpi del marito prima era stato il loro bambino, aveva chiesto la separazione al termine di un lungo periodo di forti contrasti, con liti molto accese. Dopo circa sei anni di matrimonio, la donna ha confidato ai familiari di aver preso la decisione di lasciare il marito. Secondo quanto dichiarato da alcune persone vicine alla famiglia della donna, lei lo avrebbe denunciato (o forse sarebbe stata in procinto di farlo), ma allo stato attuale le denunce, confermano gli inquirenti, non sembrano essere state depositate.

Lui, evidentemente, non aveva accettato la scelta della moglie, tanto da decidere di armarsi di coltello e, come aveva fatto poco più di un mese prima con il suo collega, di scagliarsi contro suo figlio prima e sua moglie poi. In base al provvedimento di separazione, a Paitone era stato concesso di continuare a vedere suo figlio. Saranno ora gli inquirenti a ricostruire se e quando l’uomo abbia o meno pianificato il duplice delitto, conclusosi con la morte del bimbo e il grave ferimento della moglie. Di certo l’uomo non voleva arrendersi, dato che i carabinieri lo hanno bloccato poco lontano dal confine con la Svizzera, al termine di un lungo inseguimento.

Un momento dell’arresto (foto tratta da Facebook)

Le reazioni social: “Tragedia annunciata”

L’omicidio del piccolo Daniele “era una tragedia annunciata alla grande”: sui social è un coro unanime di condanna non solo per il padre, ma per chi gli ha permesso di vedere il figlio, che l’uomo, Davide Paitoni, ha ucciso la scorsa notte con un fendente alla gola. “Uccide suo figlio, tenta di assassinare l’ex, madre di suo figlio e vittima di violenze da parte sua, e chissà che non gli diano altri domiciliari…Inizia bene l’anno e ringraziamo la giustizia italiana” si legge su Facebook.

“Ringraziamo l’ingiustizia italiana! Nessuno ha pensato di mettere al riparo un bimbo innocente? Rimane tanta rabbia e tristezza, un bimbo che doveva rimanere lontanissimo da un soggetto pericoloso e psicopatico” aggiunge un’altra utente. “Non si doveva concedere a questo uomo, si dica ’padre’ – scrive un’altra persona – agli arresti domiciliari, con dei trascorsi non certo da santo di passare neanche un minuto con il figlioletto…Ennesima tragedia che si poteva evitare? Nessuno lo saprà mai“. “Vorrei sapere il perché – si domanda un altro frequentatore dei social – della concessione a questo delinquente di tenere il figlio con sé dopo vari episodi di violenza“.

Era ai domiciliari per aver accoltellato un collega, ma aveva avuto il permesso di tenere il figlio a capodanno. Se è vero, qualcuno – riflette una donna – lo avrà sulla coscienza… povero bimbo”. “Questa gente instabile e pericolosa – si legge ancora – andrebbe rinchiusa e curata in centri psichiatrici, non lasciata libera con la speranza che non facciano altri gesti del genere! Chi ha pagato l’amaro conto ( come al solito) è il povero figlio innocente e il resto della famiglia”. “Ma quest’uomo era da internare! Ma come hanno fatto – aggiunge un’altra persona ancora – ad affidargli il piccolo?”. “Ma si può lasciare il figlio a uno agli arresti domiciliari perché ha accoltellato un collega? Questa tragedia – è l’amara conclusione di molti – si poteva tranquillamente evitare”.

Il fenomeno infanticidi e i figlicidi

La tragedia si aggiunge al lungo elenco si infanticidi e i figlicidi, una realtà inquietante e molto presente anche nel nostro Paese, e non da oggi. Stando ai dati forniti dall’Istat, dal 2006 al 2017, in Italia sono stati uccisi 34 neonati – vittime del cosiddetto “infanticidio” – mentre dalle stime del Ministero dell’Interno risulta che tra il 2017 e il 2018 gli omicidi volontari di cui sono stati vittime minori sono 36. Nel decennio compreso tra il 2004 e il 2014 i bambini uccisi dai genitori o in ambito familiare sono stati circa 245.

Il rapporto

Il primo rapporto sul figlicidio pubblicato dall’Istituto di ricerca Eures nell’ottobre 2015 consegnava altri dati rilevanti: nei quindici anni compresi tra 2000 e 2014 sono stati 379 i figli uccisi da un genitore – padre o madre – naturale o acquisito. Quindi, dal 2000 al 2017 nel nostro Paese 447 bambini sono morti per mano dei genitori o familiari.

Le motivazioni

Ma cosa spinge un padre o una madre a uccidere la propria creatura? Secondo i numerosi esperti che trattano e studiano questi tragici eventi sono tante le motivazioni che possono portare ad uccidere un figlio ed è sempre difficile dare una risposta se non si conoscono le persone e il contesto dove sono cresciute e vissute. A volte le motivazioni hanno a che fare con differenti vissuti depressivi poco manifesti e pertanto sottovalutati, ma spesso anche con la solitudine, con l’isolamento, la mancanza di confronto o l’incapacità di chiedere aiuto. Altre volte, con la carenza di competenze relazionali ed emotive. Molte tragedie di questo tipo sono l’esito di conflitti intrafamiliari, tra coniugi o ex coniugi, dove i figli vengono usati e strumentalizzati per ferire l’altro.

“Osservazioni” delle Nazioni Unite

Nel mese di febbraio 2019 sono state pubblicate le “Osservazioni conclusive” delle Nazioni Unite rivolte all’Italia con le puntuali raccomandazioni che analizzano lo stato dell’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro paese. Il Comitato ONU raccomanda allo Stato italiano di assicurare la realizzazione dei diritti dei bambini in linea con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e i suoi Protocolli opzionali attraverso il processo d’attuazione dell’Agenda 2030 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
Quattordici pagine, 43 paragrafi, nei quali il Comitato delle Nazioni Unite ha manifestato preoccupazioni e ha raccomandato di adottare misure urgenti, in particolare in tema di distribuzione delle risorse finanziarie che tenga conto dei “diritti dei minorenni più vulnerabili, non discriminazione delle persone di minore età sotto ogni aspetto, educazione e istruzione, minorenni migranti, rifugiati e richiedenti asilo”, tra le altre cose esortando l’Italia a “introdurre un sistema nazionale di raccolta dati in materia di violenza contro i minorenni”. Tema questo molto collegato al tema dei figlicidi e della violenza assistita da parte dei minori nei casi di maltrattamento di genere.