Quelle dieci ore senza Facebook e Whatsapp: come sarebbe la vita se non ci fossero più

L'improvviso black out dei social e lo smarrimento generale, stemperato con il passare dei minuti nella riflessione che in fondo nulla è indispensabile. Su questo aspetto Zuckemberg potrebbe fare una riflessione

Le 10 ore che sconvolsero il mondo. Per qualcuno addirittura una prova generale del colpo di stato planetario orchestrato dai fautori dalla dittatura che sta per impadronirsi del globo, attraverso il controllo delle nuove tecnologie. Per altri una prova esistenziale che ci riconnette con lo spirito e con la nostra intimità. Per molti, diciamolo francamente, solo una grande scocciatura.
Perché sarà quel che sarà, sarà che attraverso i cellulari ci controllano tutti, sarà che oramai fanno parte della nostra biologia, sono estensione del nostro corpo, dei nostri arti e della mostra stessa testa (intesa come cervello), ma di certo i dannati/benedetti cellulari, sono oramai parte integrante delle nostre vite. E con loro i social. Direttamente -per qualcuno più per qualcuno meno- o indirettamente. Ma farne a meno sembra (quasi) impensabile.
Certo nella storia i cataclismi capitano. Ma abbiamo visto che gli uomini hanno sempre saputo adattarsi e trovare nuove strade. Così anche la tecnologia di cui fruiamo ora è un passaggio, un pezzettino forse insignificante della storia dell’universo, ed anche di questo piccolo mondo.

Social interdetti per quasi metà giornata

Ma una cosa è giudicare un tornado dall’occhio del ciclone, altro farlo comodamente seduti a casa sul proprio divano. Quindi, il buco spazio temporale che si è prodotto ieri su scala globale, deve farci riflettere su quello che potrebbe accadere oggi, qui, ora se il crash da momentaneo diventasse definitivo.
Dalle piccole cose: dagli aperitivi saltati, alle cene posticipate, agli appuntamenti disdetti. A quelle grandi: messaggi di lavoro non partiti in tempo, scadenze non rispettate, informazioni non date o non ricevute.
Certo si può sempre ricorrere agli sms. Ma se saltassero anche quelli?

Sopravviverebbe una società complessa come la nostra a due, tre, dieci giorni, senza social, senza possibilità di far circolare le informazioni con la velocità che conosciamo? Non giriamoci intorno, la risposta è no.

Sopravviverebbe una società diversa. Quanto auspicabile? Quanto necessaria? Quanto possibile? Queste sono le domande che ci portiamo dietro da ieri. Con la considerazione che da quando WA, Fb e compagnia sono ripartiti, è ripartita anche la nostra ‘normale’ vita, fatta di messaggi, di chat, di decisioni prese in un click etc etc. Che poi sia davvero ‘normale’ o meno, questo è un altro discorso.
Ecco, nell’intercapedine della mancanza, nel vuoto dell’assenza, ognuno di noi si sarà dato la risposta agli interrogativi di cui sopra. La mia, ma è solo la mia, è che probabilmente si starebbe molto meglio. Questo non vuol dire che da oggi smetterò di usare i social. Solo che lo farò con la certezza che se scomparissero, per me, non cambierebbe nulla, anzi. Forse la mia vita migliorerebbe. Di molto.
Fossi in Zuckemberg, insomma, su questo rifletterei. Perché può non essere indispensabile. Basta volerlo.