“Questa battaglia voglio vincerla anche per altri ragazzi come me. Abbiamo diritto alla felicità”

La preside del liceo scientifico "Dini" di Pisa ha rifiutato (temporaneamente) di avviare la carriera alias per Geremia, un ragazzo transgender di 17 anni. Così i compagni di scuola hanno occupato l'istituto e molti docenti si sono schierati con l'adolescente: "Nessuno ci ha chiesto un parere, avremmo appoggiato la richiesta"

Geremia (Foto: Masiero Gabriele)

C’è anche la carriera alias negata a uno studente transgender all’origine dell’occupazione decisa un paio di giorni fa dagli studenti del liceo scientifico “Ulisse Dini” di Pisa, uno degli istituti nella top ten nazionale dei migliori licei italiani. È la storia di Geremia nato Patrizia (nome di fantasia per non renderlo identificabile), 17 anni, che nei mesi scorsi insieme ai genitori ha chiesto alla preside l’avviamento di una carriera come studente e non più come studentessa (qui l’intervista). Richiesta rifiutata, perché, ha spiegato la dirigente scolastica Adriana Piccigallo, “la scuola non è pronta, ma non è un no definitivo, serve tempo per effettuare i giusti passaggi negli organi collegiali”. Per carriera alias si intende la possibilità, per le persone transgender o che hanno avviato un percorso di disforia di genere, di avere sui documenti scolastici il nome di “elezione”, che sostituisce il nome anagrafico presente sui documenti d’identità.

La vicenda però non è rimasta chiusa tra le mura scolastiche perché Geremia ha scelto di uscire dall’ombra e ha avuto il coraggio di raccontare e di raccontarsi: “Molte persone mi hanno scritto dicendo che anche loro necessitano della carriera alias, ma che non hanno avuto il mio stesso coraggio. Questa è una battaglia che voglio vincere e voglio vincerla per me e per i ragazzi che sono nella mia situazione e anche per quelli che verranno. Dobbiamo cambiare la società, dare diritti a chi ancora non ne ha. Probabilmente non tutti capiscono quanto sia importante per noi, ma ne va della nostra salute mentale e della felicità“. Lui non è da solo in questa battaglia. Ha dalla sua parte gli amici, i compagni di scuola e tanti professori che non hanno apprezzato la scelta della preside. Tanto che quando hanno letto l’accaduto sulle pagine del quotidiano “La Nazione”, le chat dei docenti sono esplose: “La dirigente ha fatto tutto da sola, altro che scuola che ‘non è pronta’, è lei che ha agito senza consultarci”, dice un docente infuriato. E un’altra aggiunge: “Io sono favorevole alla carriera alias e ‘pronta’ a sostenerla, semmai se c’è qualcosa che mi ‘turba’ (e non poco) è che altri ritengano di conoscere le mie opinioni senza che io sia mai stata coinvolta in una discussione in merito”.


 

La scuola pisana è in subbuglio e la polemica ormai è esplosa. Eppure, Geremia cerca pace. Per sé e per gli altri. Chiede diritti, non vuole vendette. E spiega infine la scelta del nuovo nome: “Lo trovo molto dolce e altrettanto raro tra i ragazzi della mia generazione e per questo credo mi rappresenti molto bene. Inoltre, anche se non sono credente, provo un rispetto veramente altissimo per il cristianesimo e mi rende onorato condividere il nome con il profeta biblico“. Con lo studente diciassettenne ha parlato anche l’assessora regionale all’Istruzione, Alessandra Nardini: “La sua storia – ha detto – mi ha molto toccata e coinvolta. Voglio esprimergli anche pubblicamente tutta la mia vicinanza e il mio sostegno e sono felice che la sua famiglia, le sue amiche e i suoi amici, le sue compagne e i suoi compagni di scuola lo supportino con forza. Garantire la carriera alias significa migliorare la vita delle persone – aggiunge Nardini – soprattutto in una fase delicata come quella dell’adolescenza.

Geremia (Foto: Masiero Gabriele)

La scuola deve essere il luogo dell’inclusione per eccellenza, dove si aiutano le ragazze e i ragazzi a realizzarsi e a esprimersi liberamente e completamente. Da questo punto di vista c’è già l’esempio virtuoso delle università toscane e di scuole come il liceo Russoli, a Pisa. Dico questo nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica e dei passaggi necessari, ma credo che vadano compiuti in tempi consoni per evitare il protrarsi di situazioni di disagio e discriminazione“, conclude l’assessora.

Il consiglio d’istituto, convocato d’urgenza dopo l’occupazione, ha già affrontato il tema in una prima riunione. Il prossimo collegio dei docenti è fissato per il 13 dicembre. Chissà che per quella data la preside non ci ripensi e avvii l’istruttoria per introdurre un regolamento che disciplini, anche al “Dini”, le carriere alias. Così stavolta il “Dini” non rivendicherebbe un primato, ma chiuderebbe le polemiche. A Pisa già esistono all’università (una decina di persone hanno già il libretto con il nuovo genere) e al liceo artistico “Russoli”. E così in altre città toscane, come l’istituto “Cerboni” all’isola d’Elba e il “Peruzzi” di Firenze, e nazionali, ad esempio a Novara, Roma, Bari, Venezia e Padova. Un fenomeno in costante aumento in tutta Italia che testimonia come la presenza e la volontà di far valere i propri diritti di questi ragazzi e ragazze transgender sia una realtà di cui tutti devono prendere coscienza. Ogni istituto o ateneo ha piena autonomia per stabilire le regole che permettono di avere una carriera alias tra i suoi alunni, ma alla base della scelta, per tutte, c’è la voglia di garantire parità di diritti e una convivenza più serena tra gli adolescenti.