Politica e questioni di genere Quirinale: e se in Italia fosse la signora presidentessa?

Nella corsa alla successione di Sergio Mattarella fa irruzione la “variante” di genere"

Adesso anche Conte vuole un presidente donna: la Presidentessa. E la prima reazione è la più ovvia: perché no? Anzi, perché si! Normale. Con una variante, però: che l’opzione, la proposta del leader 5Stelle pur nascendo da un interesse strategico (chiunque al Quirinale meno Draghi, perché se va Draghi, il governo va a gambe all’aria, si va a votare, e a gambe all’aria ci vanno i 5stelle) fa uscire la scelta del successore di Mattarella dai suoi abituali binari strategici, appunto, politici, di equilibri correntizi e di schieramento, per “contaminarli”, condizionali con il delicato gioco di genere. Non un presidente di sinistra o di destra (mai visto), non una figura di equilibrio, di garanzia, ma una femmina invece che un maschio, o viceversa.

E si capisce subito come questo “ballottaggio”, o comunque questo ulteriore elemento di valutazione sia destinato ad avere un peso non indifferente. Concreto e di immagine innanzitutto, in un momento in cui a ogni livello “donna è più bello”. Il primo Presidente donna della Repubblica italiana. Sentite come suona bene. E in effetti senza elencarle perché porta sfortuna alle interessate, di donne in gamba ce ne sono. Anche di uomini, ovviamente. Ma la scelta della donna, via, sarebbe molto più politicamente corretta, molto più avanti. Molto più da prime pagine di tutti i giornali e i TG del mondo. Perché è vero che noi siamo ancora molto indietro nella parità di genere soprattutto per le posizione apicali. Ma a forza di flagellarci sul tema, abbiamo finito per dimenticarci di guardare in giro.

Nel combo, la prima premier a guidare la Svezia Magdalena Andersson; Kaja Kallas, premier dell’Estonia; il Primo Ministro della Lituania Ingrida Simonyté, quello dell’Islanda Katrín Jakobsdóttir e la premier finlandese Sanna Marin

Nel combo, la prima premier a guidare la Svezia Magdalena Andersson; Kaja Kallas, premier dell’Estonia; il Primo Ministro della Lituania Ingrida Simonyté, quello dell’Islanda Katrín Jakobsdóttir e la premier finlandese Sanna Marin

Se lo facessimo, vedremmo che c’è di meglio (Germania, Inghilterra,Paesi del Nord Europa…) ma che la Francia, ad esempio, non ha mai avuto né un presidente, né un premier donna, eppure hanno fatto la rivoluzione. Che neppure il presidente Usa è mai stato una presidentessa, eppure pensano di essere i più evoluti, mentre la povera First Lady si segnala per curare l’orto della Casa Bianca e fare qualche opera caritatevole, tra cui tenere perennemente per mano il marito nelle uscite pubbliche.

E Dio renda merito a Melania Trump, che ha saputo tenere spesso e volentieri le mani in tasca e non in quelle di Donald. A ben guardare anche la Spagna non ha avuto un dittatore femmina, e a seguire dei primi ministri donna. E neppure una regina. Insomma, non per consolarci, ma non siamo i più arretrati del mondo in tema di parità di genere in politica.

Detto questo, perché no a un dopo Mattarella al femminile, con le intuizioni le sensibilità, e pure le cattiverie che connotano il vero sesso forte. Sapendo che il momento è difficile, che a Palazzo Chigi non c’è Conte, ma un signore come Mario Draghi, che i partiti sono già sui blocchi di partenza per le elezioni politiche anticipate o non. Un momento che richiede conoscenza dei meccanismi istituzionali, delle dinamiche interne e internazionali. Un presidente donna? Perché no? Sapendo però che non dovrà essere il genere a fare la differenza, ma un connotato molto piu raro e trasversale: la qualità.