Referendum, doppia sconfitta sui diritti civili: “Inammissibile anche il quesito sulla cannabis”

Dopo la bocciatura di quello sull'eutanasia, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito referendario sulle ‘sostanze stupefacenti', come le ha definite il presidente Giuliano Amato

Doppia (e inaspettata?) sconfitta sui diritti civili: “Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum, io dico, sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis”. Lo ha detto il presidente della Corte costituzionale, Giuliano Amato, spiegando le motivazioni delle sentenze nella conferenza stampa seguita alla camera di consiglio dedicata ai quesiti referendari, iniziata martedì 15 febbraio con la bocciatura di quello sull’eutanasia. Amato ha spiegato che il quesito in merito avrebbe violato “gli obblighi internazionali plurimi che abbiamo e che sono un limite indiscutibile dei referendum”. Inammissibile per i giudici della Consulta anche il quesito referendario sulla responsabilità diretta dei magistrati. Sarebbe stato un referendum “innovativo più che abrogativo”, ha sottolineato Amato. La Corte ha giudicato invece ammissibile 5 quesiti sulla giustizia: quello sulla valutazione dei magistrati, l’abrogazione della legge Severino in materia di incandidabilità dei condannati, la limitazione delle misure cautelari, quello sulla separazione delle funzioni dei magistrati e quello sull’abrogazione delle norme sulle elezioni del Csm.

Eutanasia e cannabis

Il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato durante la conferenza stampa sui referendum, presso il Palazzo della Consulta

Il presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato durante la conferenza stampa sui referendum, presso il Palazzo della Consulta

Sui referendum su eutanasia e cannabis “prendiamo atto delle valutazioni della Corte ma su entrambi sono in corso nel Parlamento progetti normativi molto strutturati, ben articolati e riteniamo che la risposta migliore la debba dare il Parlamento“. Così il leader del M5s, Giuseppe Conte parlando ai cronisti fuori dal Senato. “Vista la grande partecipazione della popolazione su questi temi, questa attesa non può rimanere inevasa ed è bene che il Parlamento si assuma le sue responsabilità. Il M5s in prima linea l’ha già fatto proponendo questi testi a aprendosi al confronto con le altre forze politiche“.

Le decisioni

Il palazzo della Consulta, durante l’attesa per il pronunciamento della Corte Costituzionale

La Corte costituzionale ha ammesso 5 referendum sulla giustizia e ha detto no a quello sulle ‘sostanze stupefacenti’. ‘Non è un no alla cannabis, ma a sostanze che ci farebbero violare anche obblighi internazionali, dice il presidente Amato. I quesiti ammessi riguardano l’abrogazione delle disposizioni sulla incandidabilità (legge Severino), la limitazione delle misure cautelari, la separazione delle carriere dei magistrati, l’eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm, il voto degli avvocati. No invece a quello sulla responsabilità diretta dei giudici. Il quesito bocciato martedì 15 febbraio spiega Amato, ‘non è sull’ eutanasia ma sull’omicidio del consenziente’. Esulta Salvini. FdI sosterrà solo i quesiti sulla custodia cautelare e sulla legge Severino.

La ministra Fabiana Dadone

la ministra alle Politiche Giovanili Fabiana Dadone

La ministra alle Politiche Giovanili Fabiana Dadone

“Dispiace prendere atto del fatto che due questioni, che evidentemente scuotono le sensibilità dei singoli cittadini forse anche più dei quesiti sulla giustizia, non siano state ammesse al voto referendario. Resta chiara la richiesta dei cittadini di intervenire su certi temi. Il Parlamento ha l’occasione di cogliere questo momento storico sanando una frattura, innegabile, tra istituzioni e voce del popolo“, il commento della ministra alle Politiche Giovanili Fabiana Dadone in un post su Facebook riferendosi ai referendum su eutanasia e cannabis.