Revenge porn, video privati o con minori: 34 donne fanno causa all’azienda che gestisce Pornhub

L'azienda ha definito “assurde” le accuse, ma non è la prima volta che vengono sollevati dubbi simili sulla moderazione dei contenuti del portale Pornhub. Si tratta dell'ennesima critica contro la mancanza di regole e di supervisione nel porno online

Avrebbe guadagnato tramite i video caricati sulla piattaforma senza il loro consenso. Ovvero sfruttamento. È l’accusa lanciata da trentaquattro donne contro Pornhub, il portale di video porno in streaming più popolare al mondo. Le presunte vittime hanno hanno intentato una causa, presso un tribunale californiano, contro Mindgeek, la società che lo gestisce insieme ad altri 100 siti pornografici.

Quattordici delle 34 donne sarebbero state minorenni al momento della diffusione dei video online, realizzati per mano dei fidanzati o degli aggressori. Perché le accusa vanno a dare manforte a quelle già lanciate sul New York Times alla fine dello scorso anno. Queste parlavano della diffusione di video frutto di revenge porn, contenuti che mostrano abusi sessuali o nei quali sono presenti minori. Ora le vittime chiedono il risarcimento dei danni subiti. La causa civile accusa la società di gestire “un’impresa criminale classica”, il cui modello economico si baserebbe sullo sfruttamento a fini finanziari di contenuto sessuale non consensuale. Nella bozza si afferma che MindGeek “ha accolto contenuti di minori, non consensuali e piratati nella sua attività” e si aggiunge che la società “ha tratto profitto dai contenuti prodotti attraverso il traffico di esseri umani”.

Il canale televisivo statunitense Cbs ha parlato con quattro di queste donne: una di loro racconta di avere avuto 17 anni all’epoca in cui girò il video. Solo anni dopo però, tramite segnalazioni di conoscenti, ha scoperto che questo era finito online senza che Pornhub l’abbia mai contattata per chiederle il consenso alla pubblicazione e verificare che fosse maggiorenne. Il video è stato riprodotto più di 200mila volte. Anche l’esperienza di Selena Fleites, l’unica ad aver accettato di rendere pubblico il proprio nome, è stata a dir poco agghiacciante. Nel 2014 la ragazza ha scoperto, tramite la segnalazione di amici, che un suo video girato a 13 anni, costretta dal fidanzato, era finito in rete e da tempo stava circolando liberamente. Il filmato è stato rimosso solo dopo diverse settimane su richiesta di Fleites, che si è finta sua madre per non destare ulteriore scandalo.

Pornhub ha, in media, circa 130 milioni di utenti al giorno, e una buona parte dei video che ospita provengono dalla community, i cosiddetti “amatoriali”. L’azienda che lo gestisce, in un comunicato, ha definito queste accuse “false” e “assurde”, garantendo che tutti i filmati caricati dagli utenti sulla piattaforma sono controllati da moderatori prima di essere messi online. Ma la denuncia del celebre quotidiano e delle 34 donne evidenzia ancora una volta la mancanza di regole e di supervisione nel porno online, già criticate da tempo. Un esempio eclatante è è il fatto che il portale non richiede ancora ai suoi utenti di verificare l’identità o l’età di coloro che compaiono nei loro video, né ne ricerca il consenso.