Riapre a Londra il Museo della Vagina. La direttrice: “Il mondo ne aveva (ancora) bisogno”

L'obiettivo è quello di celebrare "qualunque persona con una vagina", con uno sguardo che si apre alla comunità Lgbtq+, a tutte le donne, alle persone trans e intersex. Insomma a tutti coloro che vogliono approfondire la conoscenza di cosa sia e come funzioni quell'oggetto del desiderio di tutti e tutte

(Ri)apre a Londra il Vagina Museum, lo spazio espositivo dedicato all’oggetto del desiderio, di uomini e donne, più amato al mondo. Il primo museo al mondo esclusivamente dedicato a “vagine, vulve, e l’anatomia ginecologica” aveva aperto i battenti, tre anni fa, tra le affollate vie del Camden Market, attirando fin da subito l’attenzione di appassionati, cultori o semplici curiosi, che fin dai primi giorni avevano atteso pazientemente in lunghe code per accedervi. Ma la pandemia, che ormai abbiamo capito ha fatto “più danni della grandine”, ha imposto a settembre 2020 la sua chiusura forzata. Ma si sa, nessuno resiste al fascino di una vagina. E finalmente c’è una data di riapertura: il prossimo 19 marzo in una nuova location, il Bethnal Green, una struttura che promette di essere “più del doppio più grande della nostra vecchia sede, quindi abbiamo molto più spazio per eventi ed esposizioni fanny-tastic”.

 

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L’idea del Museo

L’iniziativa era stata lanciata, in realtà, già a marzo 2017, dalla scienziata inglese e YouTuber Florence Schechter con un ermetico tweet in cui aveva annunciato al mondo la sua idea di aprire un museo dedicato alla vagina (“Il mondo ne ha bisogno“, cit.). “Ho scoperto che c’era un museo del pene in Islanda, ma nessun equivalente della vagina in nessun altro posto, quindi ho deciso di crearne uno”, ha spiegato la direttrice e fondatrice. E così da un’ispirazione tutta al femminile, il progetto era stato avviato grazie al bottino iniziale di 10mila sterline raccolti su crowdfunder.co.uk, arrivati ben presto a 50.000. L’idea di Schechter era quello di sviluppare delle esposizioni permanenti nel medio periodo: “Negli ultimi anni mi sono resa conto che le persone vogliono davvero interessarsi a queste questioni, perché sono temi a loro cari, ma spesso fanno fatica a trovare luoghi sicuri e inclusivi per avere queste conversazioni”. Alla base del Museo della Vagina c’era e c’è quindi la volontà di creare un dialogo costruttivo sull’anatomia e la sessualità femminile, spesso ancora circondate da un alone di ignoranza e tabù. “Poco meno del 50% della popolazione mondiale ha una vagina” spiegava un poster della mostra, “molti di noi sono venuti al mondo attraversandola. Tuttavia le vagine e il resto dell’anatomia ginecologica sono ancora un argomento tabù”.

 

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I valori

Visitatrici del museo nella sede di Camden Market

Il museo, che aprirà al pubblico nella nuova veste a marzo 2022, punta al massimo rispetto di alcuni valori fondamentali per poter fare informazione su temi così sensibili. Nella lista-manifesto, che campeggiava su un cartellone verde all’entrata, si potevano leggere principi come “Cancellare lo stigma attorno al corpo e l’anatomia ginecologica“, “Diffondere la conoscenza e aumentare la consapevolezza dell’anatomia e della salute ginecologiche”, “Dare fiducia alle persone per parlare di problemi che circondano l’anatomia ginecologica” ma anche “Sfidare i comportamenti eteronormativi e cisnormativi“. L’obiettivo del Vagina Museum, infatti, è quello di celebrare “qualunque persona con una vagina”, attraverso uno sguardo inclusivo, che vada al di là del femminismo puro e semplice ed integri in esso la comunità Lgbtq+, i diritti delle donne e delle persone trans* e intersex. l suo interno, grazie alla struttura più ampia, ci sarà spazio anche per workshop, dibattiti, letture, giochi a quiz, e un club di lettura intitolato Cliterature, dove sarà possibile discutere testi di letteratura femminista.

La mostra sui miti della vagina

Una mostra già accessibile dal sito del museo (clicca qui) è intitolata Muff Busters: Vagina Myths and how to fight them e ha come fine principale quello di riprendere molti fantomatici miti e leggende sulla vagina e smentirli uno ad uno, in modo da veicolare invece un’informazione accurata e svincolata da false credenze. La curatrice, Sarah Creed, ha spiegato che “Se non conosciamo il nostro corpo, come facciamo a sapere se c’è qualcosa che non va?”. Nel manifesto si legge infatti:

The Next Great Moment In History Is Ours, Dorothy Ioanne 1970

Come ogni argomento che è sotto rappresentato nella società e nell’educazione, esistono più miti e leggende nella cultura popolare su tutte le cose “là sotto” che fatti. Questo ha un impatto diretto sulla vita delle persone in vari modi. La mancanza di informazioni e di esempi facilmente fruibili di dove sia la vagina e di cosa contenga e come sia fatta una vulva, significa che si sono formate idee inaccettabili su ciò che “è normale”. Questo ha portato ad aspettative irrealistiche su ciò che dovremmo aspettarci dai nostri corpi, su come dovrebbero apparire e sul nostro rapporto con loro. Abbiamo tutti una faccia diversa, un naso diverso – quindi perché non dovremmo avere tutti una vulva diversa?

Facciamo spazio al ciclo

La direttrice Florence Schechter posa per una foto nel Vagina Museum al mercato di Camden, a nord di Londra, il 14 novembre 2019. (AFP)

Nel Vagina Museum di Bethnal Green, infine, ci sarà anche un ampio spazio dedicato al ciclo mestruale e a tutto ciò che lo riguarda. “Più di 800 milioni di persone nel mondo hanno le mestruazioni quotidianamente ad un certo punto della loro vita, nonostante sia un processo del tutto naturale per i nostri corpi è ancora oggi una tematica avvolta nello stigma e la vergogna” scrive il sito ufficiale del museo. Questa mostra mette in evidenza solo alcuni dei molteplici fatti e storie del passato che evidenziano però le problematiche attuali che circondano il tema delle mestruazioni, come vengono percepite e come la mancanza di comprensione e di provvedimenti adeguati abbia avuto un impatto sulla vita delle persone fino ad oggi. Perché per abbattere l’ignoranza e i tabù serve conoscenza. E dove imparare meglio se non davanti ad una vulva gigante in un museo?