Olha, la nuova vita della rifugiata ucraina nel Mugello. Incinta, è stata accolta con la cugina dalla signora Svitlana

Da anni residente a San Piero a Sieve, in Toscana, una donna ha aperto le porte della sua casa alla cugina in fuga dalla guerra, e a una donna che sta per partorire, arrivata col suo bambino di otto anni

Una storia di accoglienza, di ripartenza e di fiducia per il futuro. Dalla guerra in Ucraina alla nuova vita in Mugello. È la storia di due donne che sono state accolte a San Piero a Sieve dalla signora Svitlana, che ha aperto le porte della sua piccola casa a San Piero per accogliere sua cugina, che ha portato con sé un’amica incinta direttamente dall’Ucraina.

Olha, Svitlana e Viktoria. La loro nuova vita dall’Ucraina al Mugello

“Io vivo in Italia dal 2001 e mi sono trasferita a San Piero, dove attualmente risiedo e lavoro, dal 2007 – racconta la signora Svitlana -. Ho alcuni parenti in Ucraina, alcuni sono bloccati lì perché, nel piccolo paese dove abitano, non ci sono corridoi umanitari. Temiamo per la loro vita ogni giorno. Grazie al cielo mia cugina Viktoria è riuscita a venire via da quell’inferno. Abitava a Mykolaiv, una delle città prese d’assedio. Sentiva gli spari e i bombardamenti, per una settimana non è riuscita a chiudere occhio. Poi è salita in macchina, diretta verso l’Italia. Ha guidato per cinque giorni per arrivare qui da noi. Ha portato con sé una sua amica Olha, al nono mese di gravidanza, che partorirà fra qualche giorno. Sono arrivate il 9 marzo”.

La signora Svitlana vive col suo compagno Roberto e due figli, ha aperto le porte della sua piccola casa per ospitare le due giovani donne: sua cugina Viktoria, 37 anni, e Olha 32

Da anni residente a San Piero, dove la signora Svitlana vive col suo compagno Roberto e due figli, ha aperto le porte della sua piccola casa per ospitare le due giovani donne: sua cugina Viktoria ha 37 anni e Olha 32 anni. “La mia è una casa piccola, ma stanno sicuramente meglio qui da me che lì dov’erano, col rischio di essere bombardate e di essere uccise. Mia cugina dorme con me – ci racconta Svitlana – mentre sul divano del salotto dorme Olha, insieme a suo figlio di 8 anni che ha portato con sé, e a cui a breve darà un fratellino che accoglieremo in casa”.

Svitlana con sua cugina Viktoria

Se per le due donne l’incubo è finito, non può dirsi così per i loro parenti. “I loro compagni sono rimasti in Ucraina – spiega Svitlana – con cui si sentono quando è possibile, a volte anche due volte al giorno. Ci giungono le immagini di quello che sta succedendo: i bombardamenti, le case distrutte dei vicini. È spaventoso. Mia cugina ha i genitori che sono rimasti in Ucraina, insieme a una sorella che ha un bambino piccolo. Non possono lasciare il loro piccolo paese per venire in Italia perché non ci sono corridoi umanitari. E non possiamo nemmeno telefonargli per sapere come stanno, perché sono da cinque giorni senza luce, i telefoni sono senza carica e non c’è internet. È tutto così terribile”.