“Rispettabili cittadine”, il corto sul Catcalling che ci insegna come (non) rispondere alle molestie per strada

L’attrice Carolina De’ Castiglioni lancia sui social un filmato in cui ironizza sul modo di gestire le molestie per strada. La sentenza? “Boys will be boys”

Vestirsi provocanti? È peccato. Rispondere ai fischi o ai complimenti per strada? Solo con un sorriso pudico e mai ammiccante o malizioso. Sono alcuni degli ironici insegnamenti sul catcalling che Carolina De’ Castiglioni, nelle vesti di educatrice, impartisce a un gruppo di ragazzine durante la lezione di educazione civica.

L’attrice-autrice del cortometraggio accompagna il video sui social con un lungo messaggio, in cui racconta che l’idea è nata da una molestia che lei stessa ha subìto. “Due anni fa, verso le 10 del mattino, passeggiavo tranquillamente per strada. Un signore sulla 50ina mi ha bloccato la strada e mi ha detto: “Non oso immaginare che meraviglia hai in mezzo alle cosce” – racconta la sceneggiatrice 24enne – Mi ha lasciata senza parole. Ho pensato a lungo se raccontarlo o meno, io che solitamente non ho problemi ad aprirmi su questi temi. Recentemente però ho capito che il modo migliore di parlare di molestie per strada, anche a chi non vuole parlare, è mostrando i danni che può provocare. Con “Rispettabili Cittadine” ci abbiamo provato”.

Un corto surreale e provocatorio, che racconta di un mondo assurdo (o quasi) in cui alcune giovani studentesse imparano a rispondere educatamente ai ‘complimenti’ che vengono loro indirizzati da sconosciuti per strada. La professoressa le interroga sulle norme fondamentali del ‘buon costume’, e insegna loro che gli uomini non riescono a trattenere i propri istinti (boys will be boys) e quindi non c’è da scomporsi se alcuni di loro fischiano o urlano frasi spinte per strada. Perché la colpa, in quel caso, è delle ragazze. Che si vestono in modo provocante e ‘si cercano’ quei commenti volgari.

Quindi no ai vestiti corti ma anche a quelli lunghi, che possono ricordare una camicia da notte e lasciano scoperte le caviglie, ‘punto debole di molti uomini’. “La provocazione è soggettiva -spiega la docente- perché non sappiamo cosa possa attirare l’attenzione del sesso maschile, anche una tuta larga può esserlo”. Quindi le donne devono tenere presente che i loro atteggiamenti provocatori rendono l’uomo la vera vittima. E le studentesse annuiscono convinte.

Quella che appare sullo schermo è una realtà estrema, che però è esistita realmente fino a poco tempo fa e, purtroppo, per alcuni esiste ancora. Un corto che racchiude una serie di stereotipi sul catcalling, come spostare la responsabilità dall’aggressore alla vittima (victim blaming) o lo scusare il colpevole perché preda di impulsi “che fanno parte della virilità maschile”.

Lasciando la finzione, nell’ultima parte del video, vengono esplicitate espressioni volgari che, in media, l’80% delle ragazze italiane sotto i 17 anni si sente dire per strada, spesso quando è sola. Perché nella nostra società le ragazze vengono ancora istruite a evitare che succedano eventi spiacevoli o a difendersi.

Il progetto di Carolina De’ Castiglioni, realizzato in collaborazione con Wannabesafe e Catcalls of Milan, ha un obiettivo ben preciso: far sì che il catcalling diventi un reato anche in Italia. Perché, come dice la stessa autrice, che ha lanciato una raccolta firme a favore del provvedimento, “È vero. Da un giorno all’altro non cambierà nulla. Ma in un paio di anni, tre, quattro, forse sì. E chi ben comincia è già a metà dell’opera“.