Rita Levi Montalcini: 112 anni fa nasceva la donna che ha cambiato la scienza

Unica italiana a vincere il Nobel per la medicina nel 1986, è stata una pioniera nella neurobiologia e nella difesa dei diritti delle donne scienziate. "Nella vita mi è riuscito tutto facile. I miei meriti sono stati impegno e ottimismo"

Rita Levi Montalcini in un ritratto da giovane

È stata una delle scienziate più importanti del Novecento, ma anche una donna che ha conquistato il mondo con la sua umanità. Un esempio di emancipazione e di successo, di caparbietà e anche di eleganza. Rita Levi Montalcini nasceva oggi, 112 anni fa, ma la sua vita rimarrà ancora a lungo un modello per molte donne.

Ha dedicato la vita alla scienza, lasciandoci l’immagine di una signora elegante, dallo sguardo sicuro ma anche dolce, che ha partecipato fino alla fine alla vita scientifica e politica del nostro Paese, dopo aver conquistato il mondo con le sue scoperte. Di sé diceva: “La mia intelligenza? Più che mediocre. I miei unici meriti sono stati impegno e ottimismo“. Un impegno che l’ha portata, contro tutto e tutti, a diventare scienziata, a vincere un Premio Nobel, ad essere l’esempio perfetto del rapporto tra le donne e il sapere. Basta leggere questa sua celebre frase, per esserne certi: “La donna è stata bloccata per secoli. Quando ha accesso alla cultura è come un’affamata. E il cibo è molto più utile a chi è affamato rispetto a chi è già saturo”.

Rita Levi Montalcini nasce a Torino il 22 aprile 1909, insieme alla gemella Paola, in una famiglia ebrea molto colta. Il padre, Adamo Levi, era un ingegnere elettrotecnico e matematico e la madre, Adele Montalcini, una pittrice. Nel 1930 si iscrive a medicina all’Università di Torino: la sua decisione non è ben accolta dai genitori, che la volevano moglie e madre. Sin dai primi anni si dedica all’approfondimento del sistema nervoso. All’indomani della laurea però, la proclamazione delle leggi razziali le vieta di continuare i propri studi all’università. Questo non le impedisce di proseguire le ricerche prima in Belgio, dove si sposta con la famiglia per sfuggire la deportazione, e poi di nuovo a Torino nel 1940, in un piccolo laboratorio privato. Certo, un laboratorio di fortuna con pochi mezzi e ancor meno risorse, ma comunque un sogno realizzato per la giovane Montalcini, che durante il conflitto non aveva avuto vita facile. Una donna, ebrea e ricercatrice: impossibile! Lei, determinata, ha continuato, convinta che quella fosse la strada da seguire.

Nel 1947 si trasferisce egli Stati Uniti: doveva restare solo un semestre, ci rimane per trent’anni. La sua è una carriera gloriosa, coronata nel 1986 dall’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina per le scoperte sul fattore di crescita nervoso (NGF). La sua è una scoperta rivoluzionaria: questa proteina è responsabile della crescita delle cellule e degli organi, indispensabile nello studio di malattie come il cancro, il Parkinson e l’Alzheimer. In Italia ritorna definitivamente solo nel 1977, dopo il pensionamento. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche, come l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Accademia Pontificia (prima donna ad esservi ammessa), la National Academy of Sciences negli USA e la Royal Society, Rita Levi Montalcini ha continuato, fino a poco tempo prima di morire, nel 2012 all’età di 103 anni, la sua attività di ricerca, affiancata da un costante impegno in campo sociale e politico. Nel 2001 era infatti stata eletta Senatrice a vita.

Nel corso della sua esistenza la Montalcini ha seguito innumerevoli progetti, ma ha sempre avuto molto a cuore anche la questione della parità dei diritti delle donne in ambito scientifico. Attraverso la sua fondazione “Rita Levi-Montalcini Onlus” ha iniziato a finanziare borse di studio a sostegno delle donne dei Paesi in via di sviluppo; si è battuta per il diritto all’aborto e ha portato avanti, determinata, il suo impegno in favore dell’emancipazione femminile. “A me nella vita è riuscito tutto facile – ironizzava -. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un’anatra”. Ma sapeva che per molte donne non era così, per questo si è sempre battuta in loro favore. Negli anni ha creato un suo personalissimo stile, fatto di spalline, spille e collane vistose, i capelli raccolti in uno chignon. Ma soprattutto non si è mai voluta sposare, per dedicarsi in maniera incondizionata, al proprio lavoro.

La sua era una missione che nessun altro amore avrebbe potuto mettere in ombra.