Roma approva la Carta per l’integrazione delle persone richiedenti asilo e rifugiati

Su proposta dell’assessora Barbara Funari la giunta capitolina ha dato il via libera al documento promosso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite

Roma Capitale approva la Carta per l’integrazione delle persone richiedenti asilo e rifugiati. Su proposta dell’assessora alle Politiche Sociali Barbara Funari, la giunta capitolina l’ultimo giorno dell’anno ha dato il via libera alla Carta per l’integrazione delle persone richiedenti asilo e rifugiate, documento promosso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e redatto da un gruppo di lavoro costituito con i Comuni di Bari, Milano, Napoli, Palermo e Torino. Lo riferisce il Comune.

Roma Capitale approva la Carta per l’integrazione delle persone richiedenti asilo e rifugiati

Roma Capitale approva la Carta per l’integrazione delle persone richiedenti asilo e rifugiati

“Roma Capitale considera l’integrazione delle persone richiedenti asilo e rifugiate un valore basilare e un principio guida per il futuro della città, oltre che un fattore di arricchimento e sviluppo armonico dei territori. Considerato il ruolo cruciale svolto dagli enti locali nella promozione dell’integrazione sociale, culturale ed economica, l’Amministrazione Capitolina, con gli altri Comuni aderenti, avvia così un percorso per costruire una rete che possa facilitare lo scambio di esperienze e conoscenze, il confronto proficuo con le istituzioni nazionali e l’identificazione di soluzioni operative, anche attraverso una più stretta collaborazione tra i propri servizi e sportelli, per accrescere qualità ed efficacia nel supporto all’integrazione – spiega una nota – Questo percorso sarà rafforzato con la collaborazione di altre istituzioni, del terzo settore, della società civile e dell’UNHCR, per realizzare le attività descritte nella Carta, a beneficio delle persone richiedenti asilo e rifugiate e delle comunità di accoglienza”.

Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar

Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar

“Per promuovere e favorire nei propri territori processi di integrazione e di inclusione, le Amministrazioni che aderiscono alla Carta si impegnano concretamente a realizzare una serie di azioni, come: compartecipare al rafforzamento del sistema nazionale di accoglienza, favorendo quella diffusa in piccoli nuclei e in famiglia – recita il testo – ; garantire soluzioni abitative post-accoglienza, promuovendo percorsi di accompagnamento all’abitare per le persone rifugiate; rafforzare il legame tra sistema di accoglienza e welfare; facilitare una rapida acquisizione dei documenti essenziali, al fine di accelerare i percorsi di inclusione; promuovere la tutela della salute; sostenere l’empowerment delle persone rifugiate; consolidare i servizi a loro rivolti; favorire lo scambio e gli incontri tra le persone rifugiate e la comunità locale; assicurare la sostenibilità delle attività e dei servizi nel lungo periodo“.

Sono quasi 80 milioni le persone in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze nel mondo. Il dato è dell’agenzia Onu per i rifugiati, l’Unhcr,

Sono oltre 80 milioni le persone in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze nel mondo. Il dato è dell’agenzia Onu per i rifugiati, l’Unhcr

“La Carta per l’integrazione delle persone richiedenti asilo e rifugiate, risultato di un gruppo di lavoro costituito con i Comuni di Bari, Napoli, Milano, Palermo e Torino, con il supporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, è un passaggio importante nella realizzazione delle nostre linee programmatiche e della visione di una Roma che include, favorisce l’integrazione e non lascia indietro nessuno” ha affermato l’assessora alle Politiche Sociali Barbara Funari.

“Verranno privilegiate, prima di tutto, le categorie vulnerabili come donne e bambini e l’obiettivo è arrivare presto ad una fase operativa con il coinvolgimento dei territori e con una rete che possa facilitare lo scambio di esperienze e conoscenze”, ha concluso l’assessora.

I dati

Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar. Sono quasi 80 milioni le persone in fuga da conflitti, persecuzioni o violenze nel mondo. Il dato è dell’agenzia Onu per i rifugiati, l’Unhcr, nel suo rapporto annuale Global Trends.

Alla fine del 2019 risultavano essere in fuga 79,5 milioni di persone, il 40% dei quali minori

Alla fine del 2019 risultavano essere in fuga 79,5 milioni di persone, il 40% dei quali minori

Alla fine del 2019 risultavano essere in fuga 79,5 milioni di persone, il 40% dei quali minori, fra 30 e 34 milioni di bambini e ragazzi, un numero più alto di quello dell’intera popolazione di Australia, Danimarca e Mongolia messe insieme. Sono più dell’1 per cento della popolazione mondiale e la maggior parte di loro non riesce mai a tornare a casa. È il numero più alto degli ultimi dieci anni. Nel 2010 erano la metà, 41 milioni, quanti lasciavano il paese d’origine. Sono guerre, conflitti e carestie a spostare la geografia umana del mondo. Facile e immediato pensare alla Siria da dieci anni ormai in guerra, ma ci sono anche il Venezuela di Maduro da cui la gente fugge per fare e le persecuzioni contro le minoranze come in Birmania, oltre ai cambiamenti climatici che stanno portando alla desertificazione di nuove regioni in Africa.

Sono più dell’1 per cento della popolazione mondiale e la maggior parte di loro non riesce mai a tornare a casa

I rifugiat sono più dell’1 per cento della popolazione mondiale e la maggior parte di loro non riesce mai a tornare a casa

Negli anni Novanta, una media di 1,5 milioni di rifugiati riusciva a fare ritorno a casa ogni anno. Negli ultimi anni la media è scesa vertiginosamente. “Siamo testimoni di una realtà nuova che ci dimostra come gli esodi forzati, oggi, non soltanto siano largamente più diffusi, ma, inoltre, non costituiscano più un fenomeno temporaneo e a breve termine – le parole dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi. Non ci si può aspettare che le persone vivano per anni e anni una condizione precaria, senza avere né la possibilità di tornare a casa né la speranza di poter cominciare una nuova vita nel luogo in cui si trovano”.

L’Unhcr chiede un atteggiamento profondamente nuovo e aperto nei confronti di tutti coloro che fuggono e insieme un impulso molto più determinato nel risolvere i conflitti. Dei 79,5 milioni di persone in fuga alla fine del 2019, 45,7 milioni erano sfollati all’interno dei propri Paesi e il resto oltre confine: 4,2 milioni in attesa dell’esito della domanda di asilo.