Rula Jebreal sull’Afghanistan: “In 20 anni fatto poco per le donne. Ora salviamo gli alleati”

Secondo la scrittrice e giornalista palestinese la prima cosa da fare, per Stati Uniti e Unione Europea, è "salvare il salvabile", portando via le 100mila persone che in questi anni in Afghanistan "sono state nostre alleate"

“In vent’anni in Afghanistan” il primo presidente eletto Hamid Karzai (in carica dal 2004 al 2014) e il suo successore Ashraf Ghani “hanno fatto davvero poco per le donne.

Ha fatto molto di più Emergency del governo fantoccio pagato dagli Stati Uniti“, da sempre visto dagli afghani come “un abuso di potere, un governo illegittimo”. Rula Jebreal, giornalista e scrittrice palestinese, dà una lezione chiara dall’Afghanistan: il fallimento dell’approccio militaristico che “da solo non può garantire sicurezza, ma neanche un’evoluzione verso uno stato più democratico”, insieme a quello dell’unilateralismo.

Lo dichiara in diretta da New York alla trasmissione In Onda, su La7. “Dopo l’11 settembre comincio ad avvertire che queste guerre devono avere un altro approccio. Va bene un intervento armato, ma ci vuole anche un braccio diplomatico, un braccio di investimenti in strutture democratiche“. “Dopo Saigon, dopo il Vietnam, il governo è crollato in due anni. In Afghanistan”, conclude, “sono bastati 11 giorni”. “Se avessimo speso quei soldi, 2mila miliardi di dollari, per costruire istituzioni democratiche, avremo avuto risultati completamente diversi. A Washington ci sono tante persone, all’interno delle strutture e degli apparati della difesa, che per anni si sono arricchiti. E il risultato è zero”.

Secondo Rula Jebreal c’è una prima azione da mettere in agenda: prima del G20 l’Unione Europea e gli Usa hanno l’opportunità di “salvare il salvabile”, portando via le 100mila persone che in questi anni in Afghanistan “sono state nostre alleate: interpreti, attiviste, giornalisti, persone che possono aiutarci a capire chi sono adesso i talebani, cosa fare, come intervenire. Portiamoli via tutti, distribuiamoli tra i paesi Nato e aiutiamoli. Abbiamo l’obbligo morale di farlo: non sono gli invasori, sono i nostri alleati nella guerra contro il terrore”. Nel ’74, ricorda, “dopo il Vietnam, 130mila furono portate via: tra queste c’erano 20mila criminali e non entrarono mai negli Usa, ma le altre sì”.

I Talebani, dichiara la giornalista, in questo momento vogliono tre cose dall’Occidente: “cibo, legittimità internazionale e i soldi delle banche internazionali: possiamo sfruttare queste debolezze per salvare il salvabile”. E dopo il confronto con Saigon e il Vietnam, si concede un altro parallelismo: “Se l’alternativa ai Talebani è l’Arabia Saudita siamo messi male dato che le attiviste in Arabia Saudita vengono stuprate, flagellate, torturate e a dare questi ordini è l’alleato Usa, Mohammed Bin Salman. Com’è possibile? Nella democrazia o ci crediamo sempre o non ci crediamo”, conclude.