Salute riproduttiva: risoluzione del Parlamento europeo per favorire il pieno accesso all’aborto e contro la tampon tax

Negare l'interruzione della gravidanza rappresenta "violenza di genere", affermano i deputati europei. Lesione della parità anche sulla "tampon tax": incombe il rischio della "povertà mestruale". Il caso dell'Italia e degli 'obiettori di coscienza' e gli effetti negativi della pandemia sugli interventi urgenti per l'aborto

Una iniziativa per l’abolizione della tampon tax promossa in una catena di farmacie comunali

Dall’accesso garantito all’aborto, alla salute sessuale fino alla cancellazione della ‘tampon tax’. Tocca temi fondamentali la risoluzione approvata nei giorni scorsi dal Parlamento Europeo. Un atto che, pur non avendo effetti sul piano legislativo, indica chiaramente agli Stati dell’Unione un percorso concreto per tutelare la salute sessuale e riproduttiva delle donne.

Il documento, è scritto in una nota dell’Ue, indica che “le violazioni della salute sessuale e riproduttiva delle donne costituiscono una forma di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze e ostacolano il progresso verso la parità di genere”.
I deputati, dunque, ” invitano i Paesi Ue a garantire l’accesso a una gamma ampia di servizi di alta qualità, completi e accessibili nel campo della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti e a rimuovere tutte le barriere giuridiche, politiche, finanziarie e di altro tipo che impediscono il pieno accesso alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti per tutte le persone”.
Nella risoluzione, adottata giovedì 24 giugno 2021 con 378 voti favorevoli, 255 contrari e 42 astensioni,  infatti, i deputati europei sottolineano che “i diritti alla salute sessuale e riproduttiva, sono diritti fondamentali delle donne che dovrebbero essere rafforzati e non possono essere in alcun modo indeboliti o revocati”.

Accesso all’aborto, alla contraccezione e all’educazione alla sessualità

“Alcuni Stati membri – afferma l’Ue in una nota – applicano ancora leggi fortemente restrittive che vietano l’aborto, salvo in circostanze rigorosamente definite, costringendo le donne a ricorrere all’aborto clandestino, a recarsi in un altro paese o a portare a termine la gravidanza contro la loro volontà, e ciò costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere”. Nel testo, “si esortano gli Stati membri ad assicurare l’accesso universale all’aborto sicuro e legale e a garantire che l’aborto su richiesta sia legale nelle prime fasi della gravidanza, soprattutto se la salute della persona incinta è in pericolo”.

Il caso dell’Italia e della Legge 194

Gli europarlamentari non fanno esplicito riferimento ad alcuno stato ma un parte del documento ‘denuncia’ quella che è la situazione italiana dove l’aborto è garantito dalla legge 194 ma poi, a causa della presenza di un gran numero di obiettori nelle strutture pubbliche, viene disatteso o reso difficile.
I deputati, infatti, si legge nella nota, “si rammaricano che la prassi comune in alcuni Stati membri consenta al personale medico, e talvolta a interi istituti medici, di rifiutarsi di fornire servizi sanitari sulla base della cosiddetta obiezione di coscienza, il che porta alla negazione dell’assistenza all’aborto per motivi religiosi o di coscienza e pone a repentaglio la vita e i diritti delle donne”.

I riflessi negativi della pandemia

Anche la pandemia da coronavirus ha avuto delle ricadute negative sulla salute riproduttiva delle donne. I deputati “deplorano che l‘accesso all’aborto continui ad essere limitato durante la crisi della Covid-19, così come gli effetti che la pandemia ha avuto sulla fornitura e l’accesso ai contraccettivi”.
Il Parlamento europeo chiede che i Paesi Ue “garantiscano una gamma di metodi contraccettivi e forniture di alta qualità, consulenza familiare e informazioni sulla contraccezione ampiamente disponibili” e siano incoraggiati a fornire “una completa educazione sessuale nelle scuole primarie e secondarie, poiché può contribuire significativamente a ridurre la violenza e le molestie sessuali“.

La parola “tax”, ossia tassa, realizzata con un gioco di tamponi antimestruali

Via la ‘tampon tax’, attenzione alla “povertà mestruale”

I prodotti mestruali sono beni di base essenziali. Sottolineando “gli effetti negativi dell’ ‘imposta sugli assorbenti’, nota come ‘tampon tax‘, per la parità di genere, i deputati chiedono ai Paesi dell’Unione di eliminare la tassa sui prodotti per l’igiene femminile, avvalendosi della flessibilità introdotta dalla direttiva Ue sull’Iva e applicando esenzioni o aliquote Iva allo 0% su questi beni essenziali. Si chiede inoltre ai Paesi Ue di affrontare con urgenza la povertà mestruale, assicurando che chiunque ne abbia bisogno possa disporre di prodotti mestruali gratuiti”.

“Questo voto segna una nuova era nell’Unione europea e la prima vera resistenza a un’agenda regressiva che ha calpestato i diritti delle donne in Europa per anni – ha dichiarato il relatore della risoluzione, il croato Predrag Matić (di S&D, ovvero l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici) -. La maggioranza dei deputati europei ha chiarito la propria posizione agli Stati membri e li ha invitati a garantire l’accesso all’aborto sicuro e legale e ad una serie di altri servizi di salute sessuale e riproduttiva”.

Una questione mondiale

In una risoluzione separata (approvata  con con 444 voti favorevoli, 182 contrari e 57 astensioni), che fa il punto sui risultati del Vertice di Nairobi sulla popolazione e lo sviluppo, i deputati sottolineano che “alle donne di tutto il mondo dovrebbero essere garantiti un’assistenza sanitaria adeguata e accessibile e il rispetto dei loro diritti sessuali e riproduttivi. Inoltre, i servizi accessibili in questo ambito, come la pianificazione familiare, l’assistenza sanitaria materna, prenatale e neonatale e i servizi di aborto sicuro, sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e ridurre la mortalità infantile”.