Sanremo e dintorni, c’era una volta la valletta: “Siamo artiste e ora chiamateci co-conduttrici”

Così Amadeus ha definito le presenze che si alterneranno sul palco dell'Ariston da martedì 1 a sabato 5 febbraio: Da Sabina Ciuffini ad Antonella Elia, in tv va in onda una progressiva affermazione del concetto delle pari opportunità fra i sessi

C’era una volta la valletta. Ora ci sono le co-conduttrici. Tra le tante parole che un ‘politically correct’ geneticamente degenerato ha mandato al plotone di esecuzione c’è anche valletta. Amadeus, all’annuncio del cast al completo del prossimo festival di Sanremo, ha definito come co-conduttrici Ornella Muti, Sabrina Ferilli, Maria Chiara Giannetta, Lorena Cesarini e Drusilla Foer. Vallette? Assolutamente no.

C’era una volta la valletta. Ora ci sono le co-conduttrici. Tra le tante parole che un ‘politically correct’ geneticamente degenerato ha mandato al plotone di esecuzione c’è anche valletta. Amadeus, all’annuncio del cast al completo del prossimo festival di Sanremo, ha definito come co-conduttrici Ornella Muti, Sabrina Ferilli, Maria Chiara Giannetta, Lorena Cesarini e Drusilla Foer. Vallette? Assolutamente no. Termine evidentemente dispregiativo, che tra l’altro deriva dal maschile ‘valletto’. Dice il dizionario: “Nel Medioevo e nei primi secoli dell’età moderna, paggio, staffiere, giovane cameriere”. Eppure la parola valletta nasce con la tv e contribuisce a costruirne il mito. Come scriveva il grande linguista Bruno Migliorini, è un “felice neologismo basato sul termine quasi arcaico di ‘valletto’, dove l’uso del femminile contribuisce a cancellare quel vago ricordo di ‘servilità’ che ancora poteva serbare”. Ma con il passare del tempo, evidentemente, il neologismo non è più un termine felice bensì una parola quasi offensiva. Eppure le co-conduttrici di Amadeus faranno le stesse cose delle vallette: annunciare il cantante, porgere la busta con il nome del vincitore, sorridere al pubblico e soprattutto ai fotografi. Più o meno le stesse cose che faceva Edy Campagnoli (al fianco di Mike Bongiorno in ‘Lascia o raddoppia?’) che per anni è stata il prototipo di valletta televisiva: aggraziata ed elegante ma assolutamente priva di smanie di protagonismo, dopo l’annuncio iniziale si limitava ad accogliere i concorrenti del gioco e a porgere le cartelle e le buste contenenti le domande, spesso senza parlare per tutta la durata della trasmissione. Poi è arrivata Sabina Ciuffini (a ‘Rischiatutto’, sempre condotto da Mike Bongiorno), “la valletta parlante” che ha rivoluzionato il ruolo. Da lì in poi la valletta diventa una figura che sa ballare, recitare, presentare e fare battute. Si ha così una progressiva affermazione del concetto delle pari opportunità fra i sessi e così si scelgono sinonimi come soubrette o di showgirl. Poi arrivano anche le ‘veline’, ‘letterine’, ‘meteorine’ ma vallette no. Unica eccezione: Carlo Conti nel 2018 riporta in tv il mitico programma ‘La Corrida’ e annuncia Ludovica Caramis come “valletta”. Lei non si offende, anzi dichiara “son valletta e me ne vanto”. Anche Sabrina Ferilli è stata definita valletta quando nel 1996 è andata per la prima volta al Festival. E non sono state elevate proteste diplomatiche. La lista delle vallette, o meglio, co-conduttrici, eccellenti è lunga: da Anna Oxa a Claudia Koll, da Veronica Pivetti a Laetitia Casta, da Valeria Mazza a Manuela Arcuri e, risalendo negli anni, da Ira von Furstenberg a Nicoletta Orsomando. Più una folta platea di comete dalle tracce disperse (Grazia Maria Spina, Paola Penna, Carla Maria Puccini, Luisa Rivelli, Olimpia Carlisi, famosa solo perché fece coppia con Roberto Benigni, Fiorella Mari e tante altre). Eppure lo scomodo scranno di valletta è servito ad alcune che sono riuscite ad alzarsi in piedi e occupare la scena. E’ il caso di Paola Barale, anche lei allevata nel recinto delle vallette (di Mike Bongiorno) e poi assurta a star. O anche Antonella Elia e Susanna Messaggio, Luana Colussi e Filippa Lagerback, capaci di ritagliarsi un coriandolo di popolarità nello show business.

Ornella Muti, Lorena Cesarini, Drusilla Foer, Maria Chiara Giannetta e Sabrina Ferilli sono le cinque co-conduttrici di Sanremo 2022 scelte da Amadeus – nella foto, in alto a sinistra)

Termine evidentemente dispregiativo, che tra l’altro deriva dal maschile ‘valletto’. Dice il dizionario: “Nel Medioevo e nei primi secoli dell’età moderna, paggio, staffiere, giovane cameriere”. Eppure la parola valletta nasce con la tv e contribuisce a costruirne il mito. Come scriveva il grande linguista Bruno Migliorini, è un “felice neologismo basato sul termine quasi arcaico di ‘valletto’, dove l’uso del femminile contribuisce a cancellare quel vago ricordo di ‘servilità’ che ancora poteva serbare”. Ma con il passare del tempo, evidentemente, il neologismo non è più un termine felice bensì una parola quasi offensiva.

Dopo l’annuncio della presenza sul palco dell’Ariston di Drusilla Foer il suo nome è subito schizzato in testa ai trend di Twitter

Dopo l’annuncio della presenza sul palco dell’Ariston di Drusilla Foer il suo nome è subito schizzato in testa ai trend di Twitter

Eppure le co-conduttrici di Amadeus faranno le stesse cose delle vallette: annunciare il cantante, porgere la busta con il nome del vincitore, sorridere al pubblico e soprattutto ai fotografi. Più o meno le stesse cose che faceva Edy Campagnoli (al fianco di Mike Bongiorno in ‘Lascia o raddoppia?’) che per anni è stata il prototipo di valletta televisiva: aggraziata ed elegante ma assolutamente priva di smanie di protagonismo, dopo l’annuncio iniziale si limitava ad accogliere i concorrenti del gioco e a porgere le cartelle e le buste contenenti le domande, spesso senza parlare per tutta la durata della trasmissione.

Poi è arrivata Sabina Ciuffini (a ‘Rischiatutto’, sempre condotto da Mike Bongiorno), “la valletta parlante” che ha rivoluzionato il ruolo.

Sabina Ciuffini nel gennaio 1972 a «Rischiatutto», con Mike Bongiorno e Massimo Inardi

Sabina Ciuffini nel  1972 a “Rischiatutto”, con Mike Bongiorno e Massimo Inardi

Da lì in poi la valletta diventa una figura che sa ballare, recitare, presentare e fare battute. Si ha così una progressiva affermazione del concetto delle pari opportunità fra i sessi e così si scelgono sinonimi come soubrette o di showgirl.

Poi arrivano anche le ‘veline’, ‘letterine’, ‘meteorine’ ma vallette no. Unica eccezione: Carlo Conti nel 2018 riporta in tv il mitico programma ‘La Corrida’ e annuncia Ludovica Caramis come “valletta”. Lei non si offende, anzi dichiara “son valletta e me ne vanto”. Anche Sabrina Ferilli è stata definita valletta quando nel 1996 è andata per la prima volta al Festival.

E non sono state elevate proteste diplomatiche. La lista delle vallette, o meglio, co-conduttrici, eccellenti è lunga: da Anna Oxa a Claudia Koll, da Veronica Pivetti a Laetitia Casta, da Valeria Mazza a Manuela Arcuri e, risalendo negli anni, da Ira von Furstenberg a Nicoletta Orsomando. Più una folta platea di comete dalle tracce disperse (Grazia Maria Spina, Paola Penna, Carla Maria Puccini, Luisa Rivelli, Olimpia Carlisi, famosa solo perché fece coppia con Roberto Benigni, Fiorella Mari e tante altre).

Antonella Elia, 58 anni, ai tempi de “La Corrida” con Corrado (Instagram)

Eppure lo scomodo scranno di valletta è servito ad alcune che sono riuscite ad alzarsi in piedi e occupare la scena. E’ il caso di Paola Barale, anche lei allevata nel recinto delle vallette (di Mike Bongiorno) e poi assurta a star.

O anche Antonella Elia e Susanna Messaggio, Luana Colussi e Filippa Lagerback, capaci di ritagliarsi un coriandolo di popolarità nello show business.

Parterre ‘politically correct’ sul palco dell’Ariston

Un omaggio al movimento LGBT+ con Drusilla Foer, 55 anni, vero nome Gianluca Gori. Un’italo-africana (Lorena Cesarini, 35 anni, volto di Suburra: omaggio al movimento Black Lives Matter). L’attrice interprete di una non vedente (Maria Chiara Giannetta, 29 anni, protagonista di Blanca: omaggio a People with disabilities). Due icone dell’erotismo anni 70, 80 e 90, ma oggi non più donne oggetto, Ornella Muti, 66 anni, e Sabrina Ferilli, 57 anni.