Save The Children sulla tratta di minori: “Entro la fine del 2022, altri 8,9 milioni di bambini e adolescenti sfruttati”

Il rapporto analizza le condizioni di bambine e bambini, giovani vittime o potenziali vittime di tratta e sfruttamento nel nostro Paese ma non solo. Nel 2020, sono state ben 2.040 le persone prese in carico dal sistema nazionale anti-tratta, dati aggravati dalla pandemia

In Italia, nel 2020, sono state ben 2.040 le vittime prese in carico dal sistema nazionale anti-tratta. Tra queste sono 716 i nuovi casi emersi e presi in carico proprio nel corso dell’anno. Si tratta in prevalenza di donne e ragazze (81,8%), e 1 vittima su 20 è minore.

PH: Sara Mignona/Save the Children

Dati allarmanti che emergono dal rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili – Fuori dall’ombra: le vite sospese dei figli delle vittime di sfruttamento” pubblicato da Save the Chideren in vista della Giornata Internazionale Contro la Tratta di Esseri Umani che ricorre il prossimo 30 luglio. Il rapporto analizza le condizioni di bambine, bambini, adolescenti e giovani vittime o potenziali vittime di tratta e sfruttamento nel nostro Paese, anche alla luce dell’impatto della pandemia che le rende ancora più vulnerabili. Tra gli stati d’origine delle vittime prevale la Nigeria (72,3%), seguita da Costa d’Avorio, Pakistan, Gambia e Marocco.

La forma di sfruttamento più rilevata è quella sessuale (74%), seguita da quella lavorativa (13,8%). L’1% delle vittime è stato coinvolto in economie illegali e lo 0,6% nell’accattonaggio. I minori che subiscono sfruttamento lavorativo intercettati dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro nel 2020 sono 127, sia stranieri che italiani, con una leggera prevalenza femminile (57,7%). Gli illeciti riguardano in gran parte il settore terziario (88%), seguito da industria (4,7%), edilizia (3,9%) e agricoltura (2,4%). Un dato che deve far riflettere sulla necessità di indagini mirate a far emergere un fenomeno ancora per lo più sommerso.

Va inoltre considerato il dramma dei minori figli delle donne vittime, nati e cresciuti in un contesto di isolamento e sfruttamento e con il grave rischio di vedere compromesso il loro futuro. Un elemento particolarmente allarmante riguarda le donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale con figli minori, spesso anch’essi nelle mani dei trafficanti: i casi di donne con figli individuati sono quasi raddoppiati tra il 2016 e il 2020, passando dal 6% all’11,6% sul totale dei casi presi in carico dal sistema anti-tratta, con ulteriore aumento nei primi sei mesi del 2021 (+0,4%).

PH: Sara Mignona/Save the Children

“I bambini figli delle vittime di tratta e sfruttamento sono spesso prigionieri, con le loro mamme, di un circuito di violenza, ricatto e abuso che deve essere spezzato ad ogni costo. Le loro mamme sono donne, anche giovanissime, che portano sulla propria pelle una serie ripetuta di violazioni precoci subite in molti casi già nel loro Paesi di origine, in situazioni di estrema povertà materiale e deprivazione sociale – dichiara Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – Anche qui in Italia affrontano le peggiori condizioni di sfruttamento. È necessario rafforzare e sostenere i loro percorsi di fuoriuscita dallo sfruttamento, predisponendo misure specifiche per l’accompagnamento all’autonomia delle mamme e per garantire salute, istruzione, protezione e inclusione per i loro figli. Occorre mettere in atto ogni misura per evitare che, in assenza di interventi tempestivi e adeguati, per sopravvivere le donne corrano il rischio di ricadere nelle mani dei loro sfruttatori”, aggiunge Milano.

Attualmente il sistema anti-tratta assiste in Italia 190 nuclei vulnerabili che comprendono 226 minori. Anche nell’ambito dello sfruttamento lavorativo nel settore agricolo, in particolare nel sud, emergono casi di donne che vivono sole con i figli, principalmente originarie dell’Est Europa, e che subiscono ricatti, violenze e abusi, costrette in un circuito di isolamento di fatto che riguarda anche i figli, compromettendone irrimediabilmente il futuro.

Nella loro drammaticità i dati italiani sono tuttavia solo una goccia nel mare spaventoso dello sfruttamento: più di 1 vittima di tratta su 3 (34%) nel mondo è minorenne, in prevalenza di genere femminile.

PH: Sara Mignona/Save the Children

Una percentuale che, pur riguardando i soli casi giudiziari accertati di un fenomeno ben più vasto, è più che triplicata negli ultimi 15 anni ed è anche più elevata nelle regioni a basso reddito (Africa sub-sahariana e occidentale, Asia meridionale, America centrale e Caraibi) dove i minori sono la metà delle vittime totali accertate. Tra le regioni del mondo, il numero più alto di casi accertati con vittime minorenni è quello rilevato in Europa occidentale e meridionale, con 4.168 minori vittime, in maggioranza maschi (59%). Rispetto alle forme di sfruttamento a livello globale, la tratta a scopo di sfruttamento sessuale riguarda il 72% delle bambine e ragazze vittime, mentre la forma prevalente nel caso dei maschi è quella lavorativa (66%).

Va considerato infine che tratta e sfruttamento degli esseri umani, in particolare dei minori, sono fenomeni di difficile emersione, a causa degli enormi interessi dei trafficanti – in un mercato che si trasforma ma non accenna a diminuire – e dell’insufficiente impegno dei governi nel monitoraggio e nell’azione di prevenzione e contrasto. Già prima della pandemia, la punta dell’iceberg costituita da 50.000 vittime accertate nel mondo indicava uno scenario allarmante; un quadro destinato a peggiorare per le conseguenze dell’emergenza Covid-19 che ha spinto in povertà, nel 2020, 142 milioni di bambini e adolescenti in più.

Nelle fasi acute della pandemia, le misure di contenimento hanno lasciato senza scuola 1,6 miliardi di bambini e bambine, con la grave conseguenza che 10 milioni tra i più vulnerabili potrebbero abbandonare l’istruzione ed essere così esposti al rischio di tratta e sfruttamento lavorativo o sessuale, di matrimoni forzati o gravidanze precoci, in particolare nei Paesi a più basso reddito. Secondo le stime, il solo sfruttamento lavorativo potrebbe inghiottire, entro la fine del 2022, altri 8,9 milioni di bambini e adolescenti, per più della metà sotto gli 11 anni.