Sbagliare un regalo è sempre un piccolo dramma: tra resi e rifiuti, l’impatto sull’ambiente

Gran parte dei nostri regali finisce nelle discariche di mezzo mondo. Due esempi su tutti: le isole di plastica nel Pacifico e le 'colline di abiti usati' nel deserto dell’Atacama, in Cile
Sbagliare un regalo è sempre in qualche modo un piccolo dramma. Per chi lo riceve e per chi lo acquista. A meno che non sia una persona di cui ci interessa poco, infatti, vedere la delusione dipinta sulla faccia di chi riceve il nostro pensiero, piccolo o grande che sia, non è mai bello. Ma avete riflettuto che in realtà, dietro quella delusione, come dietro gli innumerevoli ‘errori di valutazione’ che non si scopriranno mai, dietro cioè ‘quel’ rifiuto, si nascondono tanti altri ‘rifiuti’ che faranno male non a noi direttamente, ma all’ambiente? E non si tratta di un danno di poco conto: basti pensare che, secondo quanto riportato da Will, “l’anno scorso, dopo le festività natalizie, gli americani da soli hanno restituito prodotti per un valore di 101 miliardi di dollari”.

Nel 2020 gli americani hanno reso indietro prodotti per un valore complessivo di 101 miliardi di dollari

Comunque sia, che si getti direttamente nella pattumiera o che venga reso al negozio dove è stato acquistato, alla fine gran parte dei nostri regali finirà, totalmente o in singoli segmenti, nelle discariche di mezzo mondo. E soprattutto del terzo o del quarto mondo. Il problema è che i consumatori rispediscono indietro sempre di più. Nel 2018, gli americani hanno fatto tornare indietro il 10% dei loro acquisti, circa 369 miliardi di dollari, l’8% in più del 2016. Le giovani generazioni, quelle stesse che scendono in piazza per i Friday for Future, sono particolarmente inclini a trattare gli acquisti online come “noleggio” o a comprare i vestiti online per poi provarli e rispedire indietro quelli che non vanno bene.

Si pensi che a dicembre i consumatori di Amazon hanno fatto tornare indietro circa un milione di pacchi al giorno al rivenditore. Il culmine il 2 gennaio, definito da UPS ufficialmente “la giornata nazionale dei resi”. Secondo una stima recente ciò determinerà circa 5 miliardi di libbre di rifiuti che finiranno in discarica solo negli Stati Uniti e altrettante 15 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio nell’atmosfera. Hitendra Chaturvedi, professore di Supply Chain Management della W.P. Carey School of Business, ha spiegato che il percorso di un ‘reso’ dal momento in cui lo restituiamo alla sua destinazione finale, coinvolge in media da cinque a sei entità o aziende, su quattro esiti possibili: rivendita a prezzo pieno, a prezzo ribassato, riciclo di alcune parti, e discarica. In particolare, a finire nelle discariche è sia la maggior parte di prodotti più economici, come è facile intuire, sia i prodotti più costosi, in quanto le case produttrici per questione di immagine e di marketing, preferiscono distruggerlo che immetterlo sul mercato difettoso o scontato.

Conosciamo tutti le isole di plastica che si estendono per centinaia di chilometri nel Pacifico. Meno nota invece è la vicenda del deserto dell’Atacama, in Cile, dove giacciono almeno 39mila tonnellate di maglioni, jeans e t-shirt provenienti soprattutto da mercati occidentali, dopo essere stati indossati, per breve tempo, e scartati o semplicemente non essere stati venduti. Delle vere e proprie colline di vestiti usati che si contrappongono alle dune di sabbia rosso scura, documentate da un reportage di France Press che ha raccontato questa enorme discarica, ovviamente abusiva, di vestiti provenienti dall’Europa, dall’Asia e dagli Stati Uniti. I quali, dopo aver fatto tappa in Cina e in Bangladesh, finiscono qui, in uno dei posti più aridi al mondo, perché le spese per il riciclo e lo smaltimento sono troppo alte.

Invece di mandare indietro un dono o un prodotto che non ci piacciono pensiamo magari a regalarlo a nostra volta a qualcuno che possa gradirlo

Solo due esempi eclatanti dello spreco e dell’inquinamento che acquisti sbagliati, frettolosi, sfortunati, possono generare. E delle innumerevoli discariche che costellano il nostro pianeta. Siccome allora molti di voi in questo momento stanno certamente pensando a cosa fare dei regali indesiderati, è bene prendere coscienza del fatto che la prima strada da percorrere, come sempre quando si parla di ‘rifiuti’, tanto in senso metaforico quanto in senso materiale, è quella del riciclo. Immaginare dunque a chi possa piacere quell’oggetto o quel capo e regalarlo a nostra volta. L’anno prossimo poi, sarà bene organizzare la vostra lista mentale sapendo che l’obiettivo primo è, sì compiacere la persona cui si regala, ma anche il mondo in cui viviamo. Che è la casa di tutti e a tutti compete tenerla ‘pulita’. E’ il più bel regalo che possiamo fare e farci.