Scattavano foto e le ritoccavano, aggiungendo insulti sessisti: a Cuneo sospesi 300 alunni

Una decisione che arriva alla vigilia dell’ultimo giorno di scuola, assunta dal Collegio docenti dell’istituto comprensivo Riberi di Caraglio. La preside: “Amareggiati perché nessuno ha ritenuto di fermare questa catena, segnalando la cosa ai genitori o agli insegnanti”

Pensavano di essere protetti, al sicuro, dietro gli schermi del computer di casa o di nascosto, in aula, senza che nessuno notasse cosa stavano facendo. Così scattavano foto a insegnanti e compagni, durante le lezioni in Dad ma anche in presenza, pubblicandole poi sui gruppi social modificate con “scopi denigratori e accompagnate da parolacce, insulti, pesanti allusioni sessuali“. Ma la fortuna non ha giocato in loro favore e così circa 300 alunni della scuola media di Caraglio, in provincia di Cuneo, sono stati sospesi ma, allo stesso, obbligati a frequentare le lezioni.

La scoperta è arrivata per caso, una settimana fa. Un ragazzino disegna una svastica sul diario, ma il professore se ne accorge e lo riprende: “Lo sai, almeno, cosa significa?”. Ma lo studente ribatte: “Ma dai, prof, se la prende per questo? Non sa quello che gira sui cellulari?”. Basta una breve indagine ed ecco che salta fuori la verità. Sconcertante. Un via vai pericoloso di immagini e insulti che circolava su gruppi social creati ad hoc dai ragazzi.

Di qui la decisione “indispensabile e non procrastinabile” del Collegio docenti dell’istituto comprensivo Riberi. Drastica, senza dubbio, ma anche necessaria: la sospensione alla vigilia dell’ultimo giorno di scuola, per tutte le 12 classi, dalla Prima alla Terza, con centinaia di studenti dagli 11 ai 14 anni comunque andati a scuola ma per seguire “iniziative di riflessione su quanto accaduto”. Ovvero lezioni di educazione civica sulle regole, i rischi del web, il rispetto della privacy delle persone e le possibili conseguenze, anche penali, per chi trasgredisce.

A informare le famiglie è stata la preside Raffaella Curetti: “Alcuni hanno ammesso le loro responsabilità, i più hanno negato. Moltissimi hanno riconosciuto di aver visto le immagini. La cosa che ci amareggia di più è che nessuno ha ritenuto di fermare questa catena, segnalando la cosa ai genitori o agli insegnanti”. Poi avverte: “Alcune immagini circolate e diffuse in modo molto ampio sono altamente offensive, e i genitori degli alunni interessati, o i docenti, faranno le loro valutazioni se procedere in altre sedi. Tali comportamenti non possono essere tollerati”. Ma ha tenuto anche a precisare che “nessuno sarà bocciato o è rimasto a casa. Al massimo l’episodio inciderà sul voto in condotta. Non è stato un provvedimento punitivo, ma didattico ed educativo. Perché sia chiaro a tutti – conclude Curetti – che la responsabilità individuale è la base di una cittadinanza consapevole”.