Will Smith e quello schiaffo di un tempo che fu (ma che non va più di moda): violenza o gesto d’amore?

In Italia il delitto d’onore è stato abolito definitivamente il 5 agosto del 1981: il ceffone che l'attore ha tirato a Chris Rock nella notte degli Oscar non rientrerebbe negli ordinamenti giuridici come comportamento lecito, ma... non esageriamo

In Italia, il delitto d’onore fu abolito definitivamente il 5 agosto del 1981. Negli Stati Uniti, il 27 marzo 2022, è stato introdotto provvisoriamente lo schiaffo d’amore. Il ceffone che Will Smith ha tirato a Chris Rock nella notte degli Oscar, non è affatto sicuro, infatti, che entri negli ordinamenti giuridici come comportamento lecito, o sanzionabile al massimo con una multa: come un divieto di sosta. Ma se succedesse, beh, non sarebbe una cattiva idea. Perché un conto sono tutte le nefandezze che gli uomini compiono ai danni delle donne dietro il paravento dell’amore. Una sorta di follia diffusa che porta questi maschi a non reggere un rifiuto, una separazione; che porta a uccidere, fare a fette, straziare. Roba che richiederebbe la condanna al carcere con lancio della chiave, senza attenuanti, scusanti, esimenti.

Lo schiaffo di Will Smith a Chris Rock

Altro è un gesto d’amore, certamente non elegante, anzi, con un evidente, pur se modesto contenuto di violenza, fatto in senso inverso, cioè a difesa della propria donna. Intanto riguardiamoci bene la definizione di schiaffo, quello che ha dato Will al “simpatico” presentatore. Dicesi schiaffo “un colpo inferto al volto usando il palmo della mano aperto. La parola indica in senso lato una sorta di umiliazione”, e tale fu ad esempio il cosiddetto “schiaffo di Anagni”, cioè l’umiliazione subita da Papa Bonifacio VIII nella cittadina laziale il 7 settembre del 1303.

Insomma, la vittima della rappresaglia, non è stato preso a cazzotti, ma si è preso una manata, a Firenze la chiamano “labbrata”, che lo ha fatto appena vacillare, più per la sorpresa che per il colpo. Niente di letale, di sanguinario, di invalidante. E’ vero che quando Rock ha accennato con scarsa eleganza al capo rasato della signora Smith, non per scelta, ma perché frutto della alopecia, il neo premio Oscar ha fatto un sorriso. Ma quando ha visto la smorfia della moglie, ha preso, è andato sul palco e ha colpito.

E ha fatto proprio bene. Dice: queste cose non si fanno, mai usare la violenza, a maggior ragione in diretta mondiale. Vero, ma ne vediamo tanta di violenza vera sui nostri schermi, avendo la fortuna di non viverla nella realtà, che credo nessuno abbia potuto confondere quella scena con quelle che arrivano dall’Ucraina, o trarre dal comportamento di Smith l’esempio, il modello, per andare in giro a menare la gente.

Will Smith e la mogie, Jada Pinkett Smith, che soffre di alopecia

Pensate che le gang e mini-gang che circolano nelle nostre città abbiano bisogno di “stimoli” come quello? Non scherziamo. Infatti, la parte penosa della vicenda è stata l’irruzione successiva del “politicamente corretto”; non tanto e non solo delle normali, doverose scuse, ma di un fiume di lacrime del protagonista e collettivo, con richiesta accorata di perdono allo schiaffeggiato e al mondo, come se l’attore avesse preso a colpi di bazooka il presentatore e deportato la famiglia. Via, non esageriamo.

Uno schiaffo a sanzionare una stupidaggine fuori luogo, una battuta su una malattia, ‘incassato’ tra l’altro con estrema dignità. Detto questo, intendiamoci: non è che ogni mezza frase detta a mogli e fidanzate debba innescare uno schiaffeggiamento a catena. Sappiamo tutti come stare al mondo, come reagire senza usare le mani: con un battuta, o magari facendo finta di non aver sentito. E se poi ogni tanto ci scappa uno “schiaffo d’amore”, beh, prendiamolo come un segno di vita del maschio. Quello di una volta, forse non più tanto di moda, che dava alla sua donna il senso della protezione, che imponeva per lei il rispetto dagli altri. Anche con una manata da maschio Alfa.