Linee di Nazca: scoperte nuove figure grazie all'intelligenza artificiale

I geoglifici nel deserto peruviano, che risalirebbero fino a 2.400 anni fa, sarebbero stati tracciati per fini rituali e cerimoniali. Ora però sono a rischio

di DOMENICO GUARINO -
8 luglio 2023
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Colibrì, scimmie, balene, ragni, fiori, disegni geometrici e strumenti: sono i protagonisti di uno dei misteri archeologici più appassionanti, quello dei geoglifi (disegni impressi sulla terra) del deserto peruviano di Nazca. Finora ne sono stati scoperti più di 350, i primi dei quali negli anni ‘20 del secolo scorso, dai piloti di aerei locali.

Il mistero delle Linee di Nazca interessa da decenni gli archeologi

La notizia di questi giorni è che un gruppo di ricerca congiunto dello Yamagata University Institute di Nazca e l’IBM Japan ha scoperto altri quattro geoglifi perduti grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, di cui uno enorme: una figura umanoide, con una testa rettangolare che sembra indossare un copricapo e portare un bastone, mentre i tre punti raffigurano probabilmente un naso e gli occhi.

Il mistero delle Linee di Nazca

Le Linee di Nazca sono state incise nel deserto fino a 2.400 anni fa. Il sito è patrimonio dell’Unesco. Altro geoglifi si trovano in varie regioni del Perù, con dimensioni e in numero minore. Da tempo gli studiosi si interrogano su questi misteriosi disegni, anche se la maggior parte di loro ora ritiene che fossero usati per processioni cerimoniali lungo i contorni delle figure.
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Un colibrì tra le figure tracciate sul terreno dalla civiltà Nazca

L’antica civiltà Nazca è fiorita fra il IV secolo a.C. e il VI secolo d.C in quella che oggi è la regione di Ica (Perù). Secondo alcuni studi sarebbe, tra le altre cose, la prima popolazione pre-Inca in cui è possibile attestare l’uso di droghe allucinogene, per fini rituali e durante le celebrazioni dei funerali.

L'uso di allucinogeni e i sacrifici

L’analisi chimica dei resti di capelli di individui (anche giovanissimi) ha confermato infatti la presenza di tracce di Banisteriopsis caapi (principio attivo dell’ayahuasca) e di armina e armalina, due composti usati nei moderni antidepressivi. Ayahuasca è un antico termine che potrebbe essere tradotto con “liana che congiunge il mondo dei vivi con quello degli spiriti”: si tratta dunque di una pianta conosciuta e utilizzata proprio in virtù dei suoi poteri allucinogeni, che si riteneva potesse fungere da tramite con l’aldilà.
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I geoglifici di Nazca rischiano di essere distrutti a causa dell'erosione e dei cambiamenti climatici

L’uso degli allucinogeni era connesso anche al sacrificio rituale di bambini che, secondo gli studiosi, venivano decapitati, e la cui testa era offerta agli dei per adorare gli antenati, o più probabilmente per invocare la pioggia o chiedere agli dei un raccolto florido. Da appurare come queste pratiche si colleghino al tracciamento dei geoglifi, che, per altro, rischiano di essere distrutti, soprattutto a causa dell’erosione e dei cambiamenti climatici, che possono produrre più pioggia e danneggiare le linee di superficie.

L'AI al servizio dell'archeologia

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale a fini archeologici era previsto da tempo ed era stato anche già utilizzato nel recente passato. Nel 2019, per esempio, gli scienziati avevano identificato in questo modo una figura umanoide di circa 4 metri di lunghezza e 2 di diametro, mentre ora un paio di gambe, largo più di 77 metri, un pesce di 19 metri di diametro e un uccello largo 17 metri.
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Ora l'intelligenza artificiale viene messa a servizio dell'archeologia per scoprire nuovi siti e geoglifici

La tecnica utilizzata finora si era basata su un sistema di deep learning, ispirato al modo in cui il cervello umano elabora le informazioni, che normalmente viene addestrato su migliaia o milioni di oggetti conosciuti. Ora invece i ricercatori sono riusciti ad ottenere un sistema più efficiente, addestrando con i dati di soli 21 geoglifi di Nazca conosciuti, che hanno suddiviso in "elementi", identificando possibili figure circa "21 volte più velocemente di un archeologo". A quel punto gli scienziati si sono recati nei siti dei candidati più probabili per verificare che esistessero effettivamente, confermandoli.