Testi sacri e omosessualità: anche nella Bibbia si cela il racconto dell'amore tra uomini. Ecco dove

di MAURIZIO COSTANZO -
17 aprile 2022
Testi sacri e omosessualità: le due storie d’amore gay di cui parlano l’Antico e il Nuovo Testamento

Testi sacri e omosessualità: le due storie d’amore gay di cui parlano l’Antico e il Nuovo Testamento

L’omosessualità viene tradizionalmente considerata in antitesi alla “regolare” dimensione della spiritualità indicata dai Testi sacri. Considerazione che trae origine dal Libro della Genesi, che nel suo incipit istituisce l’unione matrimoniale attraverso l’imposizione di “costituire una sola carne” al fine di “crescere e moltiplicarsi”. Se nel Libro del Levitico la Torah proibisce il rapporto tra uomini e prevede per esso la pena di morte, l’accezione negativa che generalmente se ne ricava trova eccezione nei Libri di Samuele, ma anche nel Nuovo Testamento.
Jonathan e David di Frederic Leighton (1868 circa)

Jonathan e David di Frederic Leighton (1868 circa)

È un dato di fatto che la dottrina cristiana abbia fortemente influenzato culturalmente la società, e nei secoli scoraggiato 'pericolosi' motivi esterni di incertezza o di devianza, capaci di minare l’integrità e l’equilibrio stesso della prediletta comunità sacra, che mira alla riproduzione. Se le pratiche omosessuali non procreative sono state dunque condannate in virtù dell’interpretazione dell’episodio di Sodoma, i cui abitanti però, come risulta da un’analisi attenta del testo, sarebbero stati puniti per un peccato non meramente sessuale, piuttosto di origine violenta, oltre che di ordine sociale, è pur vero che negli ultimi tempi la Chiesa sta facendo dei passi in avanti nell’apertura verso la comunità Lgbtq+, come indicato nel libro intervista di Papa Francesco "Il nome di Dio è misericordia". “Innanzitutto - ha detto il Pontefice - mi piace che si parli di ‘persone omosessuali’: prima c’è la persona, nella sua interezza e dignità. E la persona non è definita soltanto dalla sua tendenza sessuale: non dimentichiamoci che siamo tutti creature amate da Dio, destinatarie del suo infinito amore. (…) Se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Avevo parafrasato a il Catechismo della Chiesa cattolica, dove si spiega che queste persone non si devono emarginare”. Rivolgendo uno sguardo non solo al presente ma anche al passato, anche nei testi sacri esisterebbero riferimenti all’omosessualità. Le due coppie che sono state interpretate in questa chiave sono Davide e Gionatan, per quanto attiene l’Antico Testamento e il Centurione, e il servo nel Nuovo Testamento. E proprio attraverso di loro si ricava il messaggio di amore incondizionato di Dio che si rivolge tanto agli eterosessuali che a gay e lesbiche.

Il Centurione e il servo

Nel Vengelo di Matteo e di Luca Gesù guarisce lo schiavo di un centurione romano

Nel Vengelo di Matteo e di Luca Gesù guarisce lo schiavo di un centurione romano

La comunità Lgbtq+ considera come una buona novella il passo del Vangelo in cui si fa riferimento al miracolo compiuto da Gesù a Cafarnao nei confronti del servo ammalato che un Centurione “aveva molto caro”. Paralitico e sofferente, soffriva di grandi dolori, come scrive l’evangelista Matteo. Nel brano di Luca un posto centrale nel racconto viene riservato al coinvolgimento emotivo, umano e spirituale che ci sarebbe stato tra il Centurione e il suo servo. Se infatti era molto comune che, all’epoca, un comandante romano avesse a suo servizio molti servi, e questi potessero servire anche a scopi sessuali, molto rara e inusuale era la situazione in cui un potente si ‘affezionasse’ a un suo sottoposto. In questo caso dunque, tra i due, doveva esserci molto più di un convenzionale rapporto dettato dai ruoli di autorità e servitù. Molto più del dovere, del servizio, dell’obbligo: l’evangelista Luca utilizza la parola greca "entimos" ad indicare l’amore che il soldato romano nutriva per il suo servo. Un sentimento tanto forte da renderlo preoccupato a tal punto da far sì che si rivolga, da pagano qual era, a un profeta appartenente al popolo ebreo sottomesso, pur di ricevere la grazia. Secondo una rilettura queer di questa storia, ci troveremmo a tutti gli effetti di fronte a una storia di amore gay.
Cristo e il centurione di Cafarnao, miniatura dal Codex Egberti

Cristo e il centurione di Cafarnao, miniatura tratta dal Codex Egberti

Ma c’è di più: Gesù, all’udire le parole ispirate e sentite del soldato, che si disse non essere degno di Lui, rimase così ammirato da rivolgersi alla folla con queste parole: “Neanche in Israele ho trovato una fede così grande!”. Questa parte del testo, facendo esplicito riferimento all’accoglienza più totale, incoraggia ciascuno ad accettarsi nella propria, intima autenticità. Il messaggio della morale cristiana è chiaro: non esistono esclusi e non devono esserci discriminazioni di alcun tipo verso nessuno. Questo passo del Nuovo Testamento, sempre secondo l’interpretazione queer, romperebbe dunque le catene dell’omofobia perché, manifestamente, non giudica né opprime i diversi orientamenti sessuali, anzi li esalta.
Rembrandt, David e Jonathan (1642), bottega di Rembrandt. Gionatan, più anziano, accoglie tra le braccia il più giovane Davide dalla lunga e fluente capigliatura

Rembrandt, David e Jonathan (1642), bottega di Rembrandt. Gionatan, anziano, accoglie tra le braccia il  giovane Davide

 

Davide e Gionatan

Nell’Antico Testamento, nel primo libro di Samuele, si parla della storia di Gionatan e Davide, due uomini che si conoscono al termine di una battaglia. Sono di estrazioni sociali molto diverse: l’uno è erede al trono, l’altro un semplice guerriero. “Appena Davide ebbe finito di parlare con Saul - si legge nel testo - Gionatan si sentì nell’animo legato a Davide e l’amò come l’anima sua. Gionatan fece alleanza con Davide, perché lo amava come l’anima propria. Perciò Gionatan si tolse di dosso il mantello e lo diede a Davide; e così fece delle sue vesti, fino alla sua spada, al suo arco e alla sua cintura”. L’attrazione e il sentimento che si viene a creare tra i due è così potente che il principe si spoglia delle vesti, cosa che non riveste solo una sfumatura erotica.
avide e Gionatan, dalla “Somme le Roy” (1290), manoscritto miniato francese, British Museum

Davide e Gionatan, dalla “Somme le Roy” (1290), manoscritto miniato francese, British Museum

È un gesto potentissimo perché, ad un uomo del suo rango, non era permesso denudarsi in pubblico, essendo l’aspetto esteriore e la cura del vestire lo specchio del ruolo sociale. Gesto che acquista anche un significato altamente simbolico: pur di seguire quell’amore, l’erede al trono dimostra di essere disposto, spogliandosi, a rinunciare alla corona. Da notare che il verbo amare viene indicato col termine "ahab", lo stesso che indica l’amore verso Dio. Secondo dunque l’interpretazione queer, l’ascesa al trono di Davide è benedetta così come lo è quest’unione tra i due, rimarcata da una parola che innesca un sottinteso gioco di identificazione. Davide e Gionatan escono allora fuori dalle mura dalla città per ricavarsi uno spazio d’intimità. Ma re Saul, che intende uccidere Davide, va su tutte le furie e si scaglia nei confronti del figlio Gionatan. Non è passato inosservato il suo urlo d’ira “a tua vergogna e a vergogna di tua madre”, in cui la parola "erwal" fa riferimento agli organi sessuali maschili e femminili, e ciò avvalorerebbe l’ipotesi di Gionatan indicato come un "effemminato". Questa descritta nell’Antico Testamento sarebbe dunque una storia d’amore omosessuale, anche se dal tragico epilogo: Davide verrà bandito dalla corte mentre Gionatan troverà la morte in battaglia. L’ipotesi di una relazione gay tra i due è ulteriormente rimarcata dal canto funebre che recita: “Gionatan, fratello mio, tu mi eri molto caro, e l’amore tuo per me era più meraviglioso dell’amore delle donne”. Quella dunque tra Davide e Gionatan, a seconda delle diverse sfumature, è stata interpretata come un’unione omoaffettiva, omossessuale, tra due uomini bisessuali. In ogni caso, l’interpretazione esegetica non rintraccia nei loro confronti alcuna condanna da parte di Dio, ma solo da parte del re padre, che ritiene la perdita di virilità un pericolo per l’ordine costituito.