Sciopero globale per il clima, i Fridays For Future tornano nelle piazze di tutto il mondo al grido: “È il momento di fare qualcosa”

Tornano le proteste nelle strade di tutto il mondo per chiedere un maggiore impegno per la giustizia climatica. Dal Brasile al nord Europa fino all'Italia il movimento giovanile ha raccolto l'adesione di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi, sempre più spaventati dalle prospettive future. Tanto che, per questi sentimenti, è nato il nuovo concetto di eco ansia. Intanto il cambiamento climatico non si arresta e si aggrava la situazione delle disuguaglianze sociali in tutto il mondo

Il cambiamento climatico non si arresta e oggi, 24 settembre, Fridays for Future torna a scendere in piazza in tutto il mondo per il clima. Uno sciopero globale per la giustizia climatica, in cui i protagonisti assoluti, ormai da qualche anno, sono soprattutto i giovani. Dalla Svezia al sud America, un grido unico lanciato da centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze per richiedere una rapida azione per il clima da parte dei leader mondiali, in particolare dei politici del Nord del mondo: “Fate qualcosa contro il cambiamento climatico, sono troppi anni che aspettiamo, ci state togliendo il futuro!“.

Anche in Italia sono tanti i cortei che porteranno l’onda verde per le strade delle città, da nord a sud. Nel bel mezzo delle crisi sanitaria, sociale ed economica in cui tutto mondo si trova ormai da quasi due anni, gli attivisti per il clima non smettono di farsi sentire e continuano a parlare dell’importanza di combattere per limitare il riscaldamento globale e di affrontare l’ingiustizia climatica in cui viviamo.

Ambiente e diseguaglianze: una lotta trasversale

“La determinazione dei giovani a comprendere la reale connessione tra la crisi climatica e i gruppi sociali più vulnerabili cambia la narrativa globale sull’emergenza climatica e promuove la democratizzazione dell’agenda climatica e ambientale”, ha detto Abel Rodrigues, dal Brasile. Come un’eco che trascende i confini, Giacomo da Forlì, risponde: “Sappiamo che il momento migliore per agire sarebbe stato 30 anni fa, ma il secondo momento migliore è oggi. È una responsabilità, ma anche un’opportunità storica. Non risparmiare energie, dai il massimo questa volta, c’è bisogno di tuttə”

L’attivista tedesca Luisa Neubauer insieme a Greta Thunberg

Una lotta trasversale, in cui il movimento dei Fridays for Future, in questa importante occasione, sta mettendo un’enfasi speciale nel protestare anche in merito alle diseguaglianze e le ingiustizie sociali tra i Paesi, oltre che all’interno degli Stati stessi. Le vittorie storiche dell’azione collettiva, nel corso dei secoli, hanno dimostrato la necessità per le giovani generazioni di restare unite nella lotta. Perché, come abbiamo imparato, non esiste un piano – né un Pianeta – B, e se la battaglia per l’ambiente viene persa non ci sarà speranza per nessuno.

Come, purtroppo, testimoniano già le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Dagli ultimi dati emerge un quadro a dir poco allarmante: l’esposizione all’inquinamento atmosferico (che contribuisce poi al cambiamento climatico) provoca circa 7 milioni di morti premature l’anno. Le nuove Global Air Quality Guidelines dell’Oms forniscono infatti evidenze su come l’inquinamento dell’aria danneggi la salute umana e dimostrano che ciò avviene anche a concentrazioni più basse rispetto a quanto riscontrato finora. Per questo motivo, l’agenzia delle Nazioni Unite ha fissato dei limiti ancora più stringenti ai principali inquinanti atmosferici.

Senza futuro: il nuovo fenomeno dell’eco ansia

Che bambine e bambini, ragazze e ragazzi di qualsiasi nazionalità si preoccupino per il clima, non è certo una novità. Ciò che però spesso non viene considerato, è che quella preoccupazione si ripercuote sulla salute mentale. Da uno studio dell’Università di Bath (GB) è infatti emerso che il 75% dei giovani tra i 16 e i 25 anni teme il futuro a causa del cambiamento climatico. Una sorta di “eco-ansia”. Come dice Caroline Hickam, autrice del più ampio studio al mondo sul fenomeno, “non si tratta di una malattia mentale che deve essere curata, ma di una congrua reazione a una situazione difficile da affrontare”.

Un fenomeno nuovo, quello dell’eco ansia, che necessita una spiegazione di fondo. Si tratta di un concetto strettamente legato a un altro neologismo, ‘solastalgia’, coniato da Glenn Albrecht nel 2003, che indica la nostalgia di chi non riconosce più il suo territorio, la sua casa, a causa delle conseguenze del cambiamento climatico. In sostanza, quindi, si tratta di due nuove parole per affrontare le sfide di un nuovo mondo. Così l’eco ansia negli adolescenti si traduce in un mix di sentimenti negativi come rabbia, panico, angoscia, senso di colpa o tristezza. È la preoccupazione di una catastrofe imminente, il timore per la propria sopravvivenza, il tutto sovrastato da una sensazione di impotenza davanti alla crisi climatica e alla quasi immobilità delle istituzioni.

Ma da questi sentimenti negativi nasce anche lo stimolo alla protesta, alla presa di posizione in una sfida che deve essere risolta da tutti: genitori, amici, datori di lavoro e governi. Sono proprio questi, infatti, ad avere una grande responsabilità nei loro confronti, nei confronti del futuro dei loro Paesi, perché, come lo studio spiega, sono proprio le azioni (o mancate azioni) dei governi a suscitare il timore più grande.