Il salotto social della Biblioteca Femminista per divulgare e dibattere il pensiero delle donne

Gruppo pubblico su Facebook che conta 28mila iscritte "quasi tutte donne", la Biblioteca femminista dal 2014 divulga, archivia e custodisce il pensiero femminile in ogni sua espressione: libri, eventi, quadri, cinema, arte, storie, esempi. Ne emerge un dibattito accesissimo, alimentato da un forte spirito di condivisione delle iscritte. La discussione è aperta a tutti, a patto che si parli di donne
La biblioteca femminista
Janet Flanner fotografata da Berenice Abbott

Janet Flanner fotografata da Berenice Abbott

Il bianco e nero della foto è il volto della donna con cui  la Biblioteca Femminista si presenta al grande pubblico di Facebook. Lo scatto, della fotografa Berenice Abbott, ritrae la giornalista statunitense Janet Flanner (1892-1978) nel ruolo dello zio Sam in una festa in maschera nella Parigi degli anni Venti. “Storica editorialista per l’allora nuovissima rivista The New Yorker, Janet Flanner ha prodotto commenti taglienti sulla politica e la cultura europea”, la presenta la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, che ne conserva tuttora la fotografia. Definita dalla Biblioteca nazionale degli Usa “maestra della carta stampata” nelle sue famose Lettere da Parigi (la prima nel 1925) la Flanner, firmandosi Genêt, come corrispondente raccontò all’America la seconda guerra mondiale che “distruggendo materialmente l’Europa, faceva anche crollare le cose invisibili che vivevano al suo interno”. È il volto di questa donna che la Biblioteca Femminista, pagina nata nel 2014 con l’obiettivo divulgare e dibattere il pensiero delle donne, sceglie come icona, scrivendo accanto alla sua posa enigmatica il suo nome in fucsia. Ad averla aperta, Donatella Massara che la amministra fin dal 2014 con Loretta Meluzzi. Mentre Mara Donato, Cristina Meluzzi e Letizia Del Bubba Tolomei si occupano, insieme a loro, di moderare le discussioni.

Divulgare e dibattere il pensiero delle donne

Simone de Beauvoir, Virginia Woolf e Camille Claudel

Chiunque può aprire un dibattito sulla Biblioteca Femminista. Per farlo, basta essere iscritti e seguire le regole condivise dal gruppo, su cui fondatrici e moderatrici sono intransigenti: “Non pubblichiamo notizie, articoli, suggerimenti di dibattiti su argomenti vari anche femministi”. Bensì: “ci atteniamo a comunicati di incontri ed eventuali prese di posizioni politiche di aggregazioni femministe oltre a libri, teatro, cinema, arte e storia delle donne: tutte produzioni femminili da dibattere!”, scrivono. Ed è proprio quello che accade. Se all’inizio, nel 2014, erano partite diffondendo i libri più importanti del femminismo “molti ormai introvabili, ma pietre miliari della conoscenza, della politica e della storia femminista” oggi i suggerimenti della Biblioteca sono i più svariati. Scrollando l’homepage di una settimana qualsiasi troviamo il libro “Queer: storia culturale della comunità Lgbtq” della scrittrice Maya de Leo: “uno di quei testi che marcano un decennio”, scrive una utente postando l’articolo di una giornalista (donna) che lo ha appena recensito. Scendendo, nell’homepage e nel tempo, spunta il quadro potente di Tamara de Lempicka, pittrice polacca vissuta tra il 1898 e il 1980, postato da Letizia, a cui tante rispondono: “l’adoro”. Dal Messico, con una foto in bianco e in nero si viaggia poi fino agli Usa degli anni Settanta per conoscere la storia di Kathrine Switzer 

Ne parla un’utente: “Certe donne e il loro coraggio vanno ricordate. A Kathrine Switzer piaceva correre. Il suo allenatore le disse che la maratona sarebbe stata troppo per una “fragile donna”. Nel 1967 le donne non erano ammesse ma lei si iscrisse come K. V. Switzer, facendo credere di essere un uomo, e ottenne il numero 261. Quando la videro correre venne trattata come un’intrusa e alcuni degli organizzatori la strattonarono per cacciarla. Ma lei continuò e portò a termine la gara in 4 ore e 20 minuti. La reazione violenta e il coraggio della ragazza, indignò la gente e da lì partì un movimento che nel 1971 ottenne la partecipazione delle donne alla gara di New York e nel 1972 a Boston“, scrive Manuela che conclude:”Evviva le donne come Kathrine che hanno cambiato la storia!”. Una donna che ispira altre donne, producendo centinaia di cuori e condivisioni.

Battaglie, domande, libri, cinema, dipinti, storie, esempi: un salotto social tutto (o quasi) al femminile

Lidia Curti, Margherita Hack e Winnie Byanyima

Lidia Curti, Margherita Hack e Winnie Byanyima

Dai libri di Bell Hooks, quelli come Matria di Anna Marchetti, le riflessioni sulla moda di Jane Austen, il pensiero semi sconosciuto ai più della filosofa napoletana Angela Putino, di cui la Biblioteca presenta il documentario girato di Nadia Pizzuti Amica nostra Angela, si passa anche al film Advanced Style, che celebra la bellezza delle donne anziane. Ma i cassetti della Biblioteca non finiscono mai e dai prodotti delle donne si arriva anche a scorprire cosa brulica nell’agenda dell’attivismo femminile contemporaneo. Sotto la dicitura “Eventi in programma” alla conferenza della Casa internazionale delle donne segue la chiamata in piazza di Non una di meno, la presentazione del corso di scrittura femmile autobiografica della Libreria delle donne di Padova e i consigli di lettura organizzati dalla Biblioteca stessa. Le voci, le idee, le storie si intrecciano e le donne – in un salotto tutto loro o in una stanza tutta per sè, citando la Woolf – si fanno domande: “Siete d’accordo con l’ora di religione in classe?”, “Sto scrivendo una tesi su Simone de Beauvoir: qualcuno ha dei libri da consigliarmi?”, “Testi per introdurre alle questioni femministe una dodicenne?”. Anche gli interrogativi – semplici e quotidiani – accendono scintille, dando vita ad ampi e pacifici dibattiti, a cui le iscritte –  donne e ragazze di tutte le età, professione e credo – rispondono, a volte producendone di nuove, a volte dissentendo o facendo solo sentire un po’ di sostegno. È la magia della Biblioteca Femminista dove ogni giorno la storia recente delle donne e quella passata trova casa, archivio, discussione. Provare per credere.