“Se posso fare questo, posso fare tutto”: SportAbili abbatte le barriere e consente a tutti lo sport in montagna

Maurizio Marcon, presidente della onlus trentina, racconta le attività effettuate in montagna assieme a persone con differenti disabilità anche in collaborazione con la Guardia di Finanza. Sci, escursioni in carrozzina a 4 ruote motrici, rafting: nulla è precluso. Se non dalla pandemia

SportAbili è una onlus con sede a Predazzo (Trento) che consente a persone con disabilità di praticare attività sportive e ricreative non sempre possibili nella quotidianità. Sperimentando le proprie attitudini e rivoluzionando la vecchia percezione della disabilità. Per far conoscere l’associazione e capire meglio finalità e servizi offerti abbiamo posto qualche domanda al suo presidente, Maurizio Marcon.

Qual è la storia di ‘SportAbili’, che tipo di servizi offre e a chi si rivolge?

“Nasce nel 1997 e offre sport a persone con disabilità visiva, intellettiva e motoria: inizialmente sci alpino, snowboard, scii di fondo, ciaspolate d’inverno e poi d’estate rafting, escursioni, tennis, nuoto, tiro con l’arco, handbike. Abbiamo cinque sedie elettroniche 4×4 per poter andare su tutti i sentieri montani e godere delle bellezze della nostra Val di Fiemme.”

Maurizio Marson

Nelle montagne del Trentino – attraverso la onlus  – a persone con disabilità sono consentite attività sportive e ricreative che nella vita di tutti i giorni spesso non hanno la possibilità di svolgere. Lo sport in particolare che valore e funzione assume all’interno dell’associazione?

“Opero in ‘SportAbili’ da ventiquattro anni. Ho visto che lo sport è importante per le persone con disabilità, che il novanta per cento delle volte non riescono a fare attività ludico/sportive come lo sci, da noi lo sport prevalente, che qui si riesce a praticare tranquillamente, senza nessun problema, con persone che presentano le più varie forme di disabilità. Ciò, perché abbiamo personale qualificato e i ragazzi lo praticano con grande soddisfazione, ritornando tutti gli anni e gratificandoci enormemente.”

Quali le attività che in estate e in inverno proponete a giovani e adulti con disabilità?

“Nella stagione invernale abbiamo prevalee lo sci alpino ed è maggiormente richiesto sia per tetraplegici, non vedenti, che per persone con altre disabilità. D’estate, più richieste le passeggiate in montagna, ma sono praticati anche altri sport già menzionati, adattati alle singole disabilità. A Predazzo nel periodo estivo e nella stagione invernale la nostra sede è nella vicina Bellamonte sulle piste del Lusia, proprio a fianco agli impianti di risalita.”

Da chi è composta la squadra di ‘SportAbili’ e quali competenze la caratterizzano?

“Nel tempo io sono arrivato ad essere tecnico nazionale della Fisip (‘Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici’) e – tramite questa – faccio gli esami anche ai maestri di sci per persone non disabili che portino sulle piste persone con disabilità. Noi siamo nati assieme alla ‘Guardia di Finanza di Predazzo’. Qui c’è la Scuola Alpina e i primi istruttori di ‘SportAbili’ sono stati i finanzieri, qualificati per quanto riguarda la disabilità e per i non vedenti. E’ nata così ‘SportAbili’. Ecco, io sono ‘il volontario di una volta’ e ne sono orgoglioso.”

La carrozzina a quattro ruote motrici per le passeggiate in montagna

Perché?

“Sono genitore di una ragazza in sedia a rotelle dalla nascita, mia figlia ha trentadue anni e all’età di sette anni l’ho portata qui, ha iniziato a sciare con la ‘Guardia di Finanza’ che io affiancavo facendo – come spesso avviene – il volontario. Da lì sono partito: ho fatto gli esami, sono diventato istruttore e poi sono andato avanti nel tempo. Ancora abbiamo alcuni istruttori della Guardia di Finanza, che al momento però è impegnata in tanti altri servizi. Le scuole alpine una volta avevano mille/millecinquecento allievi, adesso ne hanno centocinquanta se sono tanti, quindi non hanno più la possibilità come una volta di creare nel nostro ambito gli istruttori.”

Quindi?

“Siamo stati costretti a rendere i nostri volontari specializzati, in possesso delle necessarie competenze. Ciò non toglie che abbiamo dei finanzieri che, andati in pensione, sono diventati consiglieri e istruttori dell’associazione. Ci serviamo dunque sia degli ex finanzieri che anche dei nostri volontari che sono diventati istruttori”.

Nel periodo post lockdown da Covid-19 e adesso come vi siete organizzati per mantenere sport ed escursioni nella natura, tenendo vivo l’interesse dei vostri utenti?

“D’inverno purtroppo le piste sono rimaste chiuse e noi avevamo solamente alcuni atleti nazionali che potevano effettuare allenamenti. Abbiamo un atleta nazionale ipovedente che partecipa ai campionati italiani di sci di discesa e un ragazzo amputato che svolge gare locali. Loro hanno potuto allenarsi, per nessun altro le piste sono rimaste aperte. In estate, facendo solo attività esterna, non abbiamo avuto grossi problemi, mantenendo le distanze, raccomandando ai volontari di non creare gruppi numerosi e organizzando moltissime escursioni in montagna. Con le nostre sedie a rotelle abbiamo raggiunto rifugi, dove – quando era possibile – si privilegiava il pasto all’aperto”.

E adesso?

“Non facciamo rafting: per praticare questo sport sono necessari quattro volontari oltre all’istruttore a bordo del gommone, per far pagaiare la persona con disabilità. Ma è impossibile il rispetto delle distanze.”

Quali le misure di sicurezza osservate? 

“Noi chiediamo il green pass. Chi non lo ha o chi non si fa il tampone ogni due giorni, in questo momento da noi non può venire. Abbiamo naturalmente ragazzi che per la loro disabilità non possono fare il vaccino, come da certificazione medica. In questi casi, gli istruttori fanno la passeggiata o l’escursione da soli con loro, in solitaria”.

S’impara a sciare con SportAbili

Per le attività in gruppo come vi muovete?

“Abbiamo due pulmini dove alloggiano al massimo sei persone compreso il nostro autista. In linea di massima non portiamo quasi mai trasportati con noi. I furgoni li adoperiamo per caricare il materiale, perché solitamente d’estate i genitori dei ragazzi ci accompagnano sempre e capita che avendo cinque o sei giovani diventiamo trenta persone”.

In quest’ottica, che valore ha per lei l’inclusione?

“L’inclusione è l’obbiettivo principale, tanto che abbiamo assunto un ragazzo con disabilità, della cui presenza siamo orgogliosi e a cui – sono convinto – questo lavoro ha cambiato la vita: ha ricevuto le chiavi dell’ufficio e la mattina è il primo ad arrivare, a preparare tutti gli ausili per uscire, è l’ultimo la sera ad andare via. Prima dell’estate, in cui tutti erano in cassa integrazione, ho visto che lui ha risentito maggiormente di questa situazione, soffrendo di non poter lavorare. Per me l’inclusione quindi è importantissima e tengo molto, prima di tutto, a che i volontari, oltre a possedere l’abilitazione di tecnici abilitati per lo sci, siano accorti nei comportamenti e dimostrino l’anima, la sensibilità che ci consente di essere una grande famiglia.”

La filosofia di ‘SportAbili’ è: ‘Se posso fare questo, posso fare tutto’. Questa massima come si è declinata nel tempo nelle centinaia di persone che da anni condividono con voi esperienze uniche?

“Beh, con queste esperienze nate per il divertimento siamo arrivati – ad esempio – ad avere Melania Corradini medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Torino per lo sci alpino e non dimentichiamo – ancora più importante – Giacomo Bertagnoli, un atleta ipovedente, anche paralimpionico, che è nato da noi, e al quale abbiamo insegnato a sciare con la sua guida, quattro volte campione del mondo, e quest’anno sarebbe stato primo in classifica se dopo due gare non fosse stato fermato. Adesso Giacomo Bertagnoli non è più con ‘SportABILI’ anche per ragioni economiche, ma da vari anni fa parte della squadra sportiva delle Fiamme Gialle, ma è rimasto sempre in famiglia. Voglio ricordare anche che abbiamo atleti che partecipano a ‘Special Olimpics’ – che riguarda solamente persone con disabilità intellettiva e con sindrome di Down. Quest’anno nello snowboard un nostro ragazzo che è stato convocato ai Mondiali in Russia, motivo per noi di orgoglio e inoltre gioca anche a tennis con ‘Special Olimpics’, a riprova che noi proponiamo anche sport diversi dallo scii, fra cui – appunto – il tennis.”

Ha avuto grande successo la partecipazione italiana alle ‘Paralimpiadi’ a Tokyo. Fra gli atleti italiani ce n’era  qualcuno vostro associato?

“No, perché – come dicevo – noi abbiamo atleti che praticano solamente lo sci. Il fine di ‘SportAbili’ è poi lo sport per tutti. Per questo diamo in uso gratuito le attrezzature (mono-sci e bi-sci) ai maestri del Trentino e a tutte le scuole che lo chiedono, anche se noi viviamo delle ore di sci che pratichiamo oltre che – per fortuna – con i contributi della Provincia e di qualche persona a noi vicina”.

Cosa fate per dare visibilità all’associazione?

“Stiamo cercando di ampliare la nostra rete perché tante regioni purtroppo ancora non sanno o non sono al corrente di tutte le attività che si possono svolgere con la disabilità e io mi sto prestando perché in tutta Italia ‘SportABILI’ diventi un modello. Ho avuto un recente incontro con un rappresentante del Centro Ciechi del Veneto, rimasto entusiasta della nostra bella realtà,  che non conosceva. Adesso abbiamo superato i duemila soci: un grande risultato di incoraggiamento anche per futuro”.