Sempre più studenti e studentesse stranieri nelle scuole italiane, ma i percorsi formativi restano diversi

In Italia il numero di ragazzi e ragazze di nazionalità non italiana aumenta ma meno che in passato. Sono di più al nord, salvo eccezioni e sono sempre più quelli di 'seconda generazione' nati nel nostro Paese ma senza cittadinanza

La crescita di alunni stranieri in Italia si sta stabilizzando: nell’anno scolastico 2019/20 sono stati 877mila

Tanti, motivati, sempre più inseriti, ma ancora agganciati a percorsi formativi differenti rispetto ai loro coetanei autoctoni. Nell’anno scolastico 2019/20 sono risultati iscritti nelle scuole del nostro paese 877mila ragazzi e ragazze di nazionalità straniera, il 10,3% del complesso della popolazione studentesca. Il 6,8% erano nati in Italia (pari al 65,4% del totale degli alunni stranieri). Un dato che è andato progressivamente aumentando dagli anni ’80 ad oggi, ma che ultimamente ha registrato una tendenza alla stabilizzazione. Basti pensare che, mentre tra il 2000 e il 2010 il numero di studenti di nazionalità non italiana è cresciuto del 357% (+526mila persone), nel decennio successivo l’aumento è stato appena del 23,4%.

In compenso, però, è cresciuto soprattutto il numero di ragazzi cosiddetti di “seconda generazione, cioè nati in Italia ma senza cittadinanza italiana, con un aumento che ha riguardato in maniera particolare la scuola secondaria di secondo grado dove, nel passaggio dall’anno scolastico 2018/19 al successivo, questa categoria è cresciuta del 15,4%. L’aumento è stato invece leggermente inferiore nella scuola secondaria di primo grado (+9%) e decisamente più limitato in quella dell’infanzia (+1%) e primaria (+0,5%).

La distribuzione territoriale degli alunni di nazionalità straniera nel nostro Paese non è omogenea. In generale, la maggior parte di loro si trova nella parte centro-settentrionale della penisola, con l’eccezione della provincia siciliana di Ragusa, dove nel 2019 il 10,8% degli studenti era di nazionalità non italiana (una quota pari a quella della Capitale e comunque superiore alla media nazionale). Stando ai dati regionali, la presenza è particolarmente forte in Lombardia (dove risiede il 25,6% degli studenti stranieri, a fronte del 15,4% di quelli italiani), e in Emilia-Romagna (il 12% di tutti gli studenti stranieri e il 6,7% di quelli italiani).

In Emilia Romagna la quota maggiore di alunni di nazionalità straniera rispetto al totale della popolazione studentesca

L’Emilia è  invece la prima regione in Italia per quota di alunni stranieri rispetto al totale: l 17% degli studenti infatti non ha la nazionalità italiana, rispetto a una media nazionale pari al 10,3%. Segue la Lombardia con il 16%. Ultima in classifica  la Sardegna, dove appena il 2,7% di tutti gli alunni non ha la cittadinanza italiana. Se esaminiamo, invece, i dati a livello territoriale, si nota come la quota più elevata di alunni stranieri, nel 2019, era ospitata nella la provincia di Prato, in Toscana, con 28% del totale. Seguono Piacenza, in Emilia-Romagna (23,5%) e Mantova, in Lombardia (19,4%). Anche in questo caso le cifre più basse si registrano nelle province sarde, in particolare quella di Oristano (1,5%) e Nuoro (1,7%).

Gli studenti stranieri in Italia privilegiano la scelta di istituti professionali rispetto ai licei

A fronte di questa presenza capillare e sempre più massiccia tra i banchi di scuola, gli studenti stranieri compiono ancora percorsi spesso differenti, preferendo spesso gli istituti rispetto ai licei, e privilegiando un percorso professionale: il 26,4% del totale, contro l’1,6% che sceglie il liceo classico. In generale si osserva che solo il  24,4% degli alunni delle superiori con cittadinanza extra-Ue frequenta il liceo, mentre tra gli italiani la quota sale al 48,8%. Un rapporto ribaltato invece nel caso della formazione professionale, scelta dal 36% degli studenti con cittadinanza straniera e dal 18,9% di quelli di nazionalità italiana. Scelte che rivestono una grande importanza dal punto di vista sociale, perché il percorso scolastico che si sceglie ha un impatto significativo sulla futura integrazione all’interno del mondo del lavoro e sulla capacità di emanciparsi economicamente e socialmente. Si tratta, tuttavia, del classico cane che si morde la coda, in quanto sono spesso le condizioni economiche di partenza a determinare la scelta del percorso scolastico. Basti pensare che il 31,2% delle famiglie con minori composte solo da stranieri si trovano in povertà assoluta.