Ragazzi e ragazze protestano contro il sessismo nella scuola: “Cambiate mentalità, non i vestiti”

A Monza c'è stata la protesta ribattezzata "Zucchingonna", con maschi e femmine che, indistintamente, si sono presentat* in classe con la gonna. In Veneto invece, alcuni alunni si sono uniti alla protesta delle compagne a cui è stato vietato l'uso del top durante l'ora di motoria

Il dress code scolastico non può essere sessista e discriminatorio. Gli studenti non ci stanno e in varie scuole del Nord Italia vanno in scena le proteste per solidarietà verso le loro compagne. Al Liceo Zucchi di Monza, tutti gli studenti, maschi e femmine, si sono presentati a scuola in gonna, per combattere la mascolinità tossica che impone un certo modo di vestire alle ragazze e per protestare contro la disparità di genere facendo in modo che l’abbigliamento non sia più sinonimo di alcun pregiudizio. Un’iniziativa che si collega alle molte simili che sono andate in scena anche in altri Stati, come Spagna e Regno Unito (leggi qui).

“Nel mio armadio ci sono tante gonne e vestiti che mi piacerebbe indossare – commenta una studentessa sonno uno dei post pubblicati sulla pagina Instagram “Zucchingonna”– ma ogni volta che sono sul punto di farlo, qualcosa mi frena. Vivo sapendo che il sistema sociale non mi difende, se indosso una gonna o un vestito corto sono comunque meno difendibile di chi indossa i pantaloni”. Poi prosegue, “indossare una gonna non significa che io stia richiamando l’attenzione su di me, non giustifica gli sguardi e i commenti che mi fanno sentire un oggetto”. A dare manforte alle ragazze sono i loro compagni di classe, che hanno scelto questa insolita forma di protesta per sensibilizzare su un argomento che sta a loro molto a cuore: “Sono stanco di dover sentire completi estranei mettere in discussione la mia identità di genere o il mio orientamento sessuale – racconta altro studente –, sono stanco che siano i miei vestiti a qualificare il mio essere uomo e che sia la società a dettare cosa significhi essere uomo”. Basta sentirsi un uomo per essere riconosciuto tale, ma per una donna, per una ragazza è l’aspetto fisico a caratterizzare la sua  immagine sociale. Per questa ragione, tutti insieme, maschi e femmine, hanno deciso di combattere questa battaglia all’interno dell’ambito scolastico, il primo ambito di espressione e di formazione degli adulti del futuro, istituendo delle giornate dove tutti possono indossare la gonna.

Dalla gonna alla camicia il passo è breve. Spostandoci a Venezia, al liceo artistico statale Marco Polo, alle alunne è stato vietato l’uso dei top sportivo durante l’ora di ginnastica. L’insegnante, infatti, avrebbe detto che “a motoria le ragazze dovrebbero nascondere le proprie forme per non attirare l’attenzione e non distrarre i compagni maschi”. Quindi non tanto per loro comodità o pudore, quanto per non nuocere agli altri studenti, che potrebbero distrarsi dalla lezione. Un divieto dalla motivazione così assurda che ha scatenato la protesta non solo delle ragazze ma anche dei ragazzi, che, come si vede nelle foto postate dal Collettivo Polo-Las su Instagram, sono stati al fianco delle studentesse (con il top, nonostante il freddo) mentre esponevano uno striscione nei pressi della loro scuola. Sul lenzuolo una scritta a caratteri cubitali: “Cambiate mentalità, non i vestiti. Mio il corpo, mie le scelte“.

“La prof – scrive il collettivo studentesco – ha minacciato di mettere una nota se alle prossime lezioni le ragazze si presenteranno di nuovo con top sportivi, ritenuti dalla prof ‘inadatti a un contesto scolastico’. Troviamo scandaloso e irrispettoso nei nostri confronti che i prof ci costringano a cambiare i nostri vestiti piuttosto che cambiare le mentalità delle altre persone”. E ancora: “La scuola dovrebbe educare tutt* a rispettare ogni persona a prescindere dal suo abbigliamento”.

“Viviamo in una città e in una società dove siamo abituate ad avere paura – scrivono le liceali venete – quando giriamo per strada la sera, quando siamo in un locale e sappiamo che qualcuno solo per come siamo vestite potrebbe pretendere di avere un rapporto con noi, di poterci fischiare o molestare. Con l’iniziativa di oggi abbiamo voluto ribadire che non siamo più disposte ad avere paura, vogliamo rendere sicuro ogni spazio che attraversiamo, a partire dalla scuola – concludono – per arrivare alle strade e agli spazi della nostra città”. Dopo l’azione di protesta, in accordo coi loro compagni, si sono riunit* in assemblea per decidere altre forme di dissenso. Perché per estirpare le radici del sessismo serve una presa di posizione forte, che parta dalle generazioni più giovani perché in futuro nessun* debba più essere discriminat* non solo per quello che indossa ma anche per quello che è.