Sette giocatrici queer nella squadra di hockey del Canada: primo record a Pechino 2022

Su almeno 35 atleti Lgbtq+ ai Giochi olimpici invernali 23 sono donne. Le ragazze canadesi sono le rappresentanti più numerose: prima d'ora nessuna squadra aveva avuto un numero così alto di giocatrici apertamente queer, almeno tra le nevi e i ghiacchi

I Giochi olimpici invernali 2022, che hanno preso ufficialmente il via venerdì 4 febbraio, a Pechino, con la cerimonia di apertura, hanno già un primo record. E non si tratta di un record che ha a che fare con i risultati, bensì con questioni più… personali. La squadra femminile di hockey su ghiaccio del Canada si è presentata alle Olimpiadi invernali come favorita per una medaglia e da campionessa del mondo in carica. Ma soprattutto è anche il team con più atlete dichiaratamente queer nella storia dei Giochi. Mai vista una cosa del genere fino a questa edizione, secondo quanto riportato sul sito Outsports.

Jamie Lee Rattray è tra le 7 giocatrici Lgbtq+ della nazionale di hockey canadese

Sono sette le giocatrici che hanno fatto coming out, numero che supera quello totale di qualsiasi altro Paese a questa competizione. Solo una squadra olimpica, in precedenza, aveva eguagliato questa ‘cifra’ di atlete apertamente Lgbtq+, ed era quella di calcio femminile dei Paesi Bassi a Tokyo 2020: anche in quel caso le calciatrici dichiarate erano infatti sette. Ma mai era stato infranto questo record nell’edizione invernale.

Atlet* queer a Pechino

Melodie Daoust

Grandi e grosse fuori, ma la vera forza di queste atlete è quella che hanno dentro. L’hockey è infatti un gioco ancora considerato da ‘uomini’ (un po’ come il calcio) e richiede tanti muscoli quanta coordinazione, velocità e capacità di ‘reggere l’urto’. Ma le ragazze canadesi, una fonte di orgoglio per tutti gli atleti Lgbtq+ di tutti i Paesi, la loro personale vittoria ce l’hanno già in tasca: è quella di essere riuscite a infrangere quel ghiaccio che conoscono così bene ma che attanaglia ancora la mentalità di molti, restii ad accettare non solo che le donne possano giocare ad hockey ma anche che dietro i caschi, le casacche e i pattini ci siano donne capaci di amare chi vogliono e di esprimere liberamente questo loro sentimento. Tra l’altro sono proprio le donne (e questo gruppetto di giocatrici ne è un chiaro esempio) a guidare la lunga lista degli/lle atlet* dichiaratamente Lgbtq+ a Pechino, 23 su almeno 35 partecipanti apertamente queer.

Ecco chi sono le giocatrici Lgbtq+:

Brianne Jenner: alla sua terza Olimpiade, ha già un oro e argento olimpici in bacheca. Ha giocato a hockey al college e nel 2019 ha sposato la sua ex compagna di squadra alla Cornell, Hayleigh Cudmore.

Erin Ambrose: Nel suo medagliere ci sono un oro, un argento e un bronzo ai campionati del mondo di hockey

Emily Clark: Un’ex giocatrice dell’Università del Wisconsin, questi sono i secondi Giochi olimpici a cui partecipa.

Mélodie Daoust: ha preso in mano per la prima volta un bastone da hockey a 5 anni. Ora, con la nazionale canadese, si gioca la sua terza medaglia olimpica.

Jamie Lee Rattray: Questa sarà la sua prima Olimpiade. Nel 2014 ha contribuito alla vittoria del primo campionato di hockey femminile NCAA della Clarkson University (New York).

Jill Saulnier: Anche lei come Jenner ha giocato per la Cornell, dove ha segnato 195 reti in quattro stagioni.

Brianne Jenner

Micah Zandee-Hart: altra ex giocatrice della Cornell, partecipa quest’anno ai suoi primi Giochi Olimpici.

Obiettivo oro olimpico

La nazionale di hockey femminile canadese punta ovviamente all’oro olimpico, per la quale è tra le favorite insieme al Team Usa che però ha già sconfitto nella finale del campionato mondiale ad agosto 2021. Intanto le ragazze ‘da record’ hanno letteralmente disintegrato le colleghe della Svizzera nella gara d’esordio per 10-1 e la stessa sorte è capitata alla squadra finlandese nella seconda partita, chiusa 11-1 per il Canada. Intanto però un primato è caduto, quello di sette giocatrici e dell’orgoglio arcobaleno che sventola come la foglia di acero simbolo della loro bandiera. Ed è un primato che forse vale ancor di più dell’oro olimpico. Ma perché accontentarsi?