Sevizia e uccide la cagnolina per vendicarsi della sua ex e poi posta il video: denunciato

Prosegue il processo a Gaetano Foco, 32 anni, accusato di maltrattamenti sugli animali e della morte. La padrona della piccola Pilù: "Non riesco a vedere quelle immagini"

Tutto era apparecchiato per le riprese: gli strumenti di tortura già posizionati, un pennarello e un imbuto, usati per essere infilati nel retto e poi nella bocca, e l’inquadratura del cellulare fissa sul cagnolino e sul suo aguzzino. Il video, quello choc delle sevizie, era stato postato su Facebook mesi dopo la morte della piccola Pilù, pincher nano, dal suo stesso aguzzino. L’obiettivo? Farla pagare alla sua ex fidanzata, costringendola a guardare con i suoi stessi occhi la fine orribile della sua cagnolina, sottoposta ad atroci torture. Quel video la sua padroncina non ha mai avuto il coraggio di visionarlo per intero, come ha raccontato in lacrime ieri mattina nell’aula del tribunale monocratico nel palazzo di San Mercuriale a Pistoia. I fatti risalgono al maggio del 2015 e sono avvenuti a Pescia, ma la denuncia arrivò un anno dopo, ad ottobre 2016, quando quel video di fatto svelò a tutta la famiglia e tanti altri la vera fine di Pilù. Una fine che ha scatenato l’indignazione di tante associazioni animaliste, arrivate negli anni a Pistoia da tutta Italia.

Ieri il processo a carico dell’unico imputato accusato di maltrattamenti sugli animali e della morte (articolo 544 codice penale) Gaetano Foco, 32 anni, originario di Messina, ma da tempo a Pescia, è entrato ora nel vivo. Prima dell’udienza, in piazza del Duomo si è svolto il presidio di Animalisti Italiani, arrivati da Roma e da Lucca, con il presidente Walter Caporali e l’avvocato Filippo Querci, per sostenere la battaglia in difesa di Pilù. Poi l’udienza: davanti al giudice Barbara Floris, è stata la padroncina di Pilù a parlare per prima. “Non sono mai riuscita a vedere per intero quelle immagini”. È stata lei a ricostruire le ultime ore di Pilù. Il cagnolino che viveva nella casa dei genitori della ragazza, era stato affidato a lei nella casa di Pescia che condivideva con il fidanzato solo per pochi giorni, il tempo del trasloco della sua famiglia. Le violenze erano avvenute durante l’assenza della padroncina: tra i due fidanzati le cose non andavano più bene da tempo, tanto che la mamma di lei non lo aveva più voluto in casa, da quando il ragazzo aveva alzato le mani sulla figlia. Così, il ragazzo aveva portato la cagnolina nel garage della loro casa e l’aveva seviziata (questo si vede nel video che non pubblichiamo sui nostri siti per non offendere la sensibilità delle persone). Un pennarello e un imbuto, gli strumenti di tortura “apparecchiati davanti alla videocamera del cellulare che inquadra anche l’autore di quelle torture”, come ha raccontato in aula anche uno dei carabinieri che hanno svolto le indagini. Al rientro a casa, la padroncina di Pilù trova il cane a terra sulla terrazza, si accorge che sta male e lo porta dal suo veterinario, il dottor Torri di Pescia. Poche ore dopo morirà: “acidosi metabolica”, la diagnosi, come ha spiegato una delle veterinarie dello studio, ascoltata ieri in aula. Dopo aver ingerito il suo stesso sangue, provocato dalle lesioni inferte, con tutta probabilità la cagnolina sarebbe stata costretta a ingoiare alcol e pezzi di limone. Il processo riprende il 9 giugno per l’esame di un teste e la discussione.