Sfidando la prigione, il confino, il manicomio: le eroine trans “degenerate e indecenti” che hanno dato la scossa all’Italia

In principio fu l'arresto per chi indossava indumenti non consoni al proprio genere. E chi, come Romina Cecconi in arte Romanina, fu spedita al confino nel Sud. Da Giò Stajano a Helena Velena, da Porpora Marcasciano a Eva Robin's ecco le pietre miliari del transgender che hanno contribuito a cambiare il costume del paese

Degenerate, irregolari, indecenti. La storia delle persone transessuali in Italia parte da queste parole, le sole utilizzate dalla società e dalla stessa legge. Si poteva venire arrestati anche solo per aver indossato indumenti non consoni al genere di appartenenza. In Italia l’identità transessuale dal punto di vista sociale ed anche politico appartiene alle donne. Donne ribelli, politicizzate, non esclusivamente a sinistra, che hanno lasciato un segno indelebile nella storia politica,  sociale e del costume del nostro del paese.

La nipote del gerarca

La prima fu la contessa Maria Gioacchina Stajano Starace Briganti di Panico, nominata, fino al 1983, come Giò Stajano. Attore con Fellini, Risi, Sordi e DiLeo , il suo “Roma Capovolta”, è stato, negli anni cinquanta, un libro scandalo, sulla vita gay della capitale. Fu sequestrato pochi mesi dopo l’uscita, ma Stajano, nipote del gerarca fascista Achille Starace, tenne sul settimanale di destra “il Borghese” una rubrica di cronaca mondana con lo pseudonimo di “Pantera Rosa”.

Porpora, “non ci sono parole”

Il problema, al contrario di oggi che siamo sommersi dai vocaboli, dai sinonimi, dagli aggettivi, era che “non esistevano le parole per nominarsi”. Questo ha insegnato Porpora Marcasciano, presidente onorario del Mit (ex Movimento italiano transessuali, ora Movimento identità trans), nel suo fondamentale libro “Tra le rose e le viole”. Porpora si manifesta a metà degli anni Settanta, all’interno di quel movimento seminale che è stato il Fuori!, per poi avvicinarsi ai collettivi politici universitari. Anni di ‘favolosità’, dove tutto si metteva in discussione. Porpora sviluppa il proprio attivismo “nel mondo Frocio”, un calderone che, con termini attuali, includeva tutti ciò che è Queer . Adesso la Marcasciano si occupa, a Bologna, in collaborazione con le Asl di un consultorio e dei detenuti transessuali.

Il confino della Donna Pipistrello

Erano tempi in cui non esistevano le parole, ma solo le esperienze. Le persone vivevano, ma non si manifestavano, anche perché, se l’avessero fatto, sarebbero finite in manicomio, o peggio. Questo racconta Romina Cecconi nel documentario “La Donna Pipistrello”, dalla lapidaria frase in rima con cui si rivolgeva ai clienti, sui lungarni fiorentini e che cominciava così: “Sono la Donna Pipistrello, metà…”. Condannata nel 1972 a tre anni di confino in provincia di Foggia, perchè persona socialmente pericolosa. Adesso è un’elegante signora borghese che vive, con discrezione, a Bologna.

Helena Velena: c’è trans e trans

Non si può dimenticare Helena Velena, fondatrice della casa discografica Attak Punk, produttrice, negli anni ’80, dei primi quattro dischi dei CCCP e dei controversi Disciplinatha. Ambasciatrice dell’anarchismo punk degli inglesi Crass, porta avanti, ancora oggi un’idea sovversiva di identità di genere. Distingue transessualismo e transgender. “Il transessualismo porta il soggetto nato maschio a diventare femmina e viceversa, ma poi finisce lì. Il transgender è un concetto filosofico: una persona non è per forza in conflitto con i propri genitali, magari vuole solo cambiare il genere e tenersi i propri genitali. Il transessualismo porta ad una normalizzazione, il transgender è destabilizzante. Io ho sia il pene, che il seno e mi piacciono le donne, ma questa è la mia palette emozionale, il mio sentimento”.

Pubblica, esposta, misteriosa: Eva Robin’s

Ma la più pubblica, la più esposta e la più misteriosa rimane sempre lei: Eva Robin’s. Un nome che è un malizioso gioco di parole, in italiano sarebbe, più o meno, “l’uccellino di Eva”. Corista per quell’altro mistero che fu Amanda Lear, attrice per Dario Argento, nel 1991 Gianni Boncompagni la promuove conduttrice del prime time con Primadonna su Italia1. Eva si prende la rivincita in teatro, qualche anno dopo, con “La voce umana” di Cocteau, nel ruolo che fu della Magnani. E con il teatro ha continuato, sino ad oggi, ancora in scena con “Il frigo”, pièce terribilmente camp di Copi, in cui interpreta l’ex modella, la psicanalista, la madre, la serva, il megalomane e il cane. In tv la si vede ormai poco, ritiene di non poter far parte di un cast televisivo, oggi. Ha un linguaggio ed un temperamento che non contempla il politicamente corretto. Potrebbe essere fraintesa . Fiera residente del quartiere Pratello, anche lei vive nell’ accogliente Bologna, da 25 anni con la stessa fidanzata, che, forse, un giorno sposerà.

Si arriva a Vladimir Luxuria, che approderà in Parlamento. È entrata nel mito, ma vive nella cronaca. Ed è lì, che la s’incontra.

 

Giò Stajano fra Alberto Moravia e Carmen Llera (foto wikipedia.it)

 

Antologaia, libro di Porpora Marcasciano

Romina Cecconi, la Romanina

 

 

Eva Robin’s (foto Schicchi)