Simone Biles contro l’FBI: “Sapevano degli abusi di Nassar, hanno chiuso gli occhi”

La campionessa di ginnastica artistica è stata ascoltata a Capitol Hill nell'indagine sulle negligenze del Bureau nell’indagine sulle accuse di abusi sessuali contro il medico. In lacrime ha detto: "Non deve succedere mai più"

Simone Biles in lacrime davanti alla Commissione Giustizia del Senato americano EPA/ Graeme Jennings

La colpa è di Larry Nassar ma anche del sistema che gli ha consentito di continuare a perpetrare i suoi abusi“. La campionessa Simone Biles non nasconde la propria emozione e si scioglie in un pianto liberatorio davanti alla commissione giustizia del Senato americano. La campionessa, che il Times ha recentemente inserito tra le le 100 persone più influenti dell’anno, per essere l’atleta in attività più decorata degli Stati Uniti e aver attirato l’attenzione su un tema come la salute mentale degli sportivi durante le Olimpiadi di Tokyo, è stata chiamata a fare luce sulle negligenze dell’Fbi nell’indagine sull’ex medico della nazionale di ginnastica.

Quello che riguarda Larry Nassar è uno dei casi di abusi sessuali più importanti nella storia degli Usa. Nel novembre del 2017 è stato condannato a 60 anni di carcere per pedopornografia, mentre pochi mesi dopo, all’inizio del 2018, ha ricevuto una condanna definitiva a una pena minima di 40 anni di prigione e a una massima di 175,  per aver abusato sessualmente di centinaia di atlete, donne e bambine, fin dagli anni Novanta.

Biles si è presentata mercoledì 15 settembre davanti ai senatori a Capitol Hill, insieme alle sue ex compagne Aly Raisman e McKayla Maroney. Le tre atlete, ripercorrendo la loro storia, hanno puntato il dito contro l’Fbi, che “ha chiuso un occhio” sugli abusi del medico. “Non voglio che un’altra giovane ginnasta, un’altra atleta olimpica sperimenti l’orrore che centinaia di noi hanno provato a causa degli abusi di Larry Nassar. Le cicatrici di quanto accaduto continuano a vivere con ognuna di noi” dice l’olimpionica, che ai Giochi in Giappone ha riportato alla ribalta il tema della salute e delle difficoltà mentali delle atlete saltando alcune gare a causa dei ‘twisties’ (qui l’approfondimento), ovvero dei blackout che le capitavano sempre più spesso.

Attonito e contrito il direttore dell’Fbi, Christopher Wray ha ascoltato la dolorosa accusa delle ragazze. Poi, prendendo la parola, ha detto “non ho una risposta” sul perché l’agenzia ha fallito nel caso, definendo “completamente inaccettabili” le azioni dei suoi uomini. “Hanno tradito quello che è il loro dovere, non hanno protette queste ragazze dagli abusi”, ha aggiunto il direttore dell’Fbi, ricordando che l’agente che seguiva il caso è stato già cacciato. Una rimozione che, per Simone Biles e le altre centinaia di ragazze abusate, è una magra consolazione ma la loro battaglia è solo all’inizio: ora hanno una voce e soprattutto hanno qualcuno disposto ad ascoltare e aiutarle affinché non si ripeta un altro “caso Nassar”.