Simone Ciulli: “Io, paralimpico, argento a Tokyo2020: poliziotto per sport, ma senza stipendio e senza futuro”

Secondo alle Paralimpiadi, il nuotatore porta alla Luce! la condizione degli atleti con disabilità iscritti ai gruppi sportivi dello Stato (lui è della Polizia penitenziaria). "Al contrario degli olimpici non abbiamo stipendio e non possiamo partecipare ai concorsi per essere assunti. Dal 2022 la legge lo consentirà, ma mancano i decreti attuativi". I differenti premi per le medaglie non sono l'unica discriminazione fra sportivi normodotati e non

Cosa ci può essere di più gratificante di una medaglia alle Paralimpiadi? Niente. Anche se forse la vittoria più bella sarebbe un’altra: l’eliminazione delle disparità a tutti gli effetti. Perché negli ultimi anni il Comitato paralimpico ha fatto tantissimo, ma molto si può ancora fare. Ne è convinto Simone Ciulli, nuotatore fiorentino, argento alle Paralimpiadi di Tokyo nella staffetta 4×100 stile libero. Simone durante la nascita subì una cerebrolesione che gli ha provocato una lieve emiparesi alla parte destra del corpo. A Tokyo ha coronato un sogno. Ma la sua medaglia ‘vale’ meno di quella conquistata da Gregorio Paltrinieri, per citare uno degli argenti che ci ha fatto più emozionare a Tokyo. Lo prevede il regolamento.

I premi per gli atleti normodotati infatti sono così suddivisi: 60mila euro per il bronzo, 90mila per l’argento, 180mila per l’oro. Per gli atleti con disabilità invece i premi si sgonfiano: 25mila euro il bronzo, 40mila l’argento e 75mila l’oro. (Leggi l’articolo di Luce!)

Simone Ciulli in piscina a Firenze

Ciulli, questa è un’ingiustizia.

“Sì e no. Mi spiego: una completa equiparazione non so se sarebbe giusta. Perché alle Paralimpiadi ogni gara viene ripetuta per più categorie. Esempio: mentre tra i normodotati il 50 stile libero è solo maschile e femminile, alle Paralimpiadi la stessa specialità viene gareggiata per le categorie S1, S2, S3 e così via fino a un massimo di 14. Dunque maggiore suddivisione e più possibilità di vincere una medaglia. Il fatto che ci sia un premio differente quindi può essere ragionevole”.

Però?

“È ingiusto che la percentuale di differenza superi il 50 per cento. Prima delle Olimpiadi di Tokyo il Coni ha alzato i premi per aiutare gli atleti, penalizzati durante la pandemia. Lo stesso però non è stato fatto dal Cip, il Comitato italiano paralimpico. Risultato: un oro vinto alle Olimpiadi vale più del doppio di un oro conquistato alle Paralimpiadi. La discriminazione è evidentissima e purtroppo non è l’unica“.

Si spieghi meglio.

“Ci sono altre disparità di trattamenti. Tipo: gli atleti normodotati hanno un regolare stipendio e vengono pagati dallo Stato per portare avanti la propria carriera”.

E gli atleti con disabilità?

“Io per esempio devo dividermi tra lavoro e allenamenti, perché il nuoto non mi dà un euro. Sono tesserato con le Fiamme Azzurre ma ho solo la divisa, stop. Non ho stipendio, non ho la possibilità di rimanere nel corpo dopo la fine della mia carriera. La legge per adesso non ci consente di partecipare ai concorsi pubblici per le Forze Armate o di Polizia”.

Simone Ciulli

Qualcosa si muove?

“Dal primo gennaio 2022 dovrebbe entrare in vigore la riforma che permette anche ai paralimpici di partecipare a questi concorsi. Le buone intenzioni ci sono ma senza i regolamenti attuativi si rischia di bloccare tutto. Spero che comitato paralimpico e gruppi sportivi militari si muovano in fretta. Adesso che ho vinto l’argento per me la possibilità sarebbe concreta. Ho 35 anni e purtroppo la vedo ancora lunga, spero di farcela prima di chiudere la carriera”.

Ha già ricominciato ad allenarsi?

“Tornato da Tokyo ho fatto una settimana di pausa e poi mi sono ributtato in acqua. Adesso ho un nuovo allenatore: Paolo Palchetti, lo stesso di Lorenzo Zazzeri, argento a Tokyo nella staffetta 4×100 stile libero. Ci alleniamo alla piscina di Bellariva, nella stessa corsia”.

Obiettivi nel mirino?

“I Mondiali nel 2022 e nel 2023. Ma voglio esserci anche alle Paralimpiadi di Parigi nel 2024“.

Il messaggio che le ha fatto più piacere dopo l’argento a Tokyo?

“Quello dei parenti e degli amici più stretti. Su tutti quello di mia moglie Isabella“.

Dario Nardella in piscina durante una gara di pallanuoto per beneficenza, svoltasi nel 2011

La chiamata che invece vorrebbe ricevere?

Dal sindaco di Firenze, Dario Nardella. Ci siamo intravisti giorni fa in occasione della consegna delle onorificenze sportive paralimpiche, anche se in quel caso venivo premiato per i risultati del Mondiale nel 2019. Mi piacerebbe parlare con il sindaco, ci sarebbero tanti temi da affrontare. A partire dall’accessibilità negli impianti, dove si può sicuramente migliorare”.