Lo smart working alleato dell’empowerment femminile: effetti, strumenti e proposte dalla Rivoluzione agile

Il ministro Orlando: "In questa fase lavoriamo sugli spazi coworking, sulla formazione dei sindacalisti e sulla ricerca"

Lo smart working con il Covid è decollato, aprendo una nuova era per il mondo del lavoro. L’Italia, che nel 2019 partiva dalle retrovie con 4,8% dei lavoratori da remoto, nel 2021 si è dimostrata uno dei paesi europei più reattivi, alzando la percentuale al 40%. In piena pandemia erano infatti 8 milioni gli italiani che lavoravano da casa o comunque da remoto, come rivelava a maggio 2021 un’indagine di Cgil e Fondazione Di Vittorio, contro circa 500mila smart workers in epoca pre-Covid. Ma il conto alla rovescia è già partito: il 31 marzo 2022 il nostro Paese uscirà dal regime di emergenza e lo smart working tornerà ad essere disciplinato dalle regole ordinarie prevista nella legge 81/2017, lasciando la contrattazione sul lavoro agile a un accordo individuale tra il datore di lavoro e il dipendente. L’incontro-confronto “Empowerment femminile: un obiettivo non solo di crescita sociale ma anche di sviluppo economico“, organizzato il 28 marzo in Senato su iniziativa della senatrice Pd Valeria Fedeli con l’associazione Fuori Quota, sul tema parte da tante domande e qualche proposta: “Se vogliamo che lo smart working continui a essere un buon alleato dell’empowerment femminile, dobbiamo dare seguito alle politiche sociali a sostegno della cura,  incentivare le aziende per affrontare i cambiamenti interni e nei territori, con beneficio delle aziende e dei lavoratori e investire in ricerca e formazione “.

Lavoro agile evoluto: tempi e spazi flessibili con beneficio dei territori

La presidente di Fuori Quota Maurizia Iachino

Per l’associazione Fuori Quota, animata da amministratrici delegate, professioniste di società quotate e manager nelle imprese e nelle istituzioni “siamo un Paese che sta trascurando terribilmente le risorse femminili, non premiando la capacità e l’eccellenza delle donne che potrebbero guidare tante decisioni proprio in momenti difficili come questo. Il lavoro agile ci sembra una grande occasione per ripensare profondamente il paradigma del lavoro tradizionale“, dichiara la presidente di Fuori Quota Maurizia Iachino, “la felicità è uno dei benefici più nobili che possiamo ottenere dal lavoro: dobbiamo ambire a un lavoro agile evoluto“. Il lavoro agile, secondo la fotografia scattata dall’associazione, avrebbe delle ricadute solo positive: sui territori, sulle comunità e sui consumi. “Lo smart working consente infatti di diminuire i picchi nell’utilizzo dei mezzi pubblici, delle auto in circolazione, riequilibra la distribuzione tra centri-periferie, rivitalizza i cosiddetti quartieri dormitorio, comportando più sicurezza stradale, per le donne e la possibilità di ripensare le politiche urbanistiche”. Inoltre, il lavoro agile rivoluziona infatti il modo di vivere di tutti i lavoratori “concedendo spazio e tempi flessibili per vivere al meglio, lavorando: un’esigenza avvertita soprattutto dalle nuove generazioni” continua Iachino.

Orlando: “Per lo smart working più servizi e un nuovo welfare aziendale”

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando

“Siamo stati il primo Paese europeo a dare luogo a un protocollo tra le parti sociali sullo smart working, dichiara il ministro del Lavoro Andrea Orlando intervenuto all’evento insieme alla ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti. “Dalla prima diffidenza allo scoppio della pandemia, nel Paese è maturata una riflessione intorno al tema e c’è oggi la consapevolezza dell’importanza di questo strumento che permette di dare valore al tempo del lavoro e a quello del riposo“. Il protocollo, approvato a dicembre 2021, affronta i temi-satelliti del lavoro agile: dall’implementazione dei servizi per costruire una rete di supporto anche intorno agli smart workers al ripensamento del welfare aziendale. “I bonus legati allo smart working non sono la priorità. Se anche dovesse esserci, lo scostamento di bilancio andrà incontro alla sopravvivenza di alcune imprese e alla povertà crescente. Ricordiamoci che a fronte di un quadro inflattivo, si registra che un quinto dei lavoratori italiani è un lavoratore povero“.

Bonetti: “Equa partecipazione al lavoro agile fra uomini e donne”

La ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti

“Il lavoro non è altro dalla vita: dobbiamo renderlo umano, dobbiamo armonizzarlo con le sfere personali del lavoratore”, dice in video-collegamento la ministra Bonetti. “Il lavoro agile deve garantire la possibilità di una piena partecipazione tra uomini e donne. Deve dare accesso ai premi di produttività e agli avanzamenti di carriera, senza ostacolarla”. La ministra per le Pari Opportunità passa poi al quadro al femminile: “Su tutti gli investimenti del Pnrr abbiamo previsto vantaggi fiscali per le aziende che prediligano carriere femminili. La nostra proposta è modificare il codice degli appalti per espandere queste clausole a tutti settori della pubblica amministrazione. Le donne guadagnano meno degli uomini, lavorano meno, hanno più sovraccarico familiare e risentono di una discontinuità di carriera indotta dalle regole del mercato: oggi per un’impresa costa più assumere una donna che un uomo e questo scarto va azzerato”.

Tante sfide e qualche soluzione: gli spazi coworking 

Il centro direzionale di Milano di piazza Gae Aulenti

Secondo il ministro Orlando le leggi sul lavoro agile del futuro dovranno guardare ai bilanci sociali e a quelli d’impatto svolti dalla società civile, ai risultati della ricerca, agli strumenti dei voucher per arruolare nuovi professionisti esperti in materia e alla contrattazione aziendale tra il datore di lavoro e il dipendente. “Chi farà la contrattazione?” domanda il ministro “Io siedo sempre a tavoli dove siamo tutti uomini”.

La rivoluzione dello smart working avrà bisogno di formazione, di ricerca e imporrà un aggiornamento dei programmi universitari. Ridisegnerà le città “e questo causerà anche qualche contraccolpo: avremo uno svuotamento di alcune aree, la redistribuzione dei pesi urbanistici cambierà profondamente. Finora si è investito tantissimo sui centri direzionali, ma sono realtà che probabilmente andranno ripensate”. Per questo, propone il ministro: “serve una norma secca. Le città devono rivedere i loro piani regolatori“. In questa fase, secondo il ministro, è fondamentale lavorare sulla modalità del coworking “come risposta al rischio di un’atomizzazione del lavoro”, ma anche sulle rappresentanze sindacali: “dovremo finanziare non solo la formazione sullo smart working dei lavoratori e dei manager, ma anche quella dei sindacalisti e dei rappresentanti delle imprese perché gli smart workers nel corso dei prossimi 10 anni faranno un salto quantico”.