Razzismo e abusi sessuali nel Team Usa: anche lo snowboard finisce nella bufera

L'ex olimpionica di Vancouver 2010 Callan Chythlook-Sifsof ha accusato il tecnico Peter Foley di aver "scattato foto nude di atlete per oltre 10 anni". Gli Atleti a Pechino 2022 replicano: "clima che danneggia l'energia della squadra"

“Non posso guardare un’altra edizione dei Giochi Olimpici senza parlare di questa cosa pubblicamente”, ha scritto la snowboarder Callan Chythlook-Sifsof sul suo account Instagram, in una serie di post, alcuni dei quali sono stati rimossi. Dopo il caso clamoroso della ginnastica artistica, che ha coinvolto la plurimedagliata Simone Biles e altre compagne di nazionale, e di altre discipline come il nuoto, la squadra olimpica americana torna di nuovo nell’occhio del ciclone per le accuse di molestie sessuali. Questa volta a finire nel mirino sono i tecnici dello snowboard, proprio quando da Pechino 2022 sono arrivate due importati medaglie d’oro nella disciplina, dalla gara femminile e da quella della squadra mista.

Il post di accuse pubblicato su Instagram da Callan Chythlook-Sifsof

Le accuse contro Foley

Peter Foley, capo delegazione del Team Usa invernale dal 1994

La Federazione statunitense di sci e snowboard ha avviato un’inchiesta interna sulle denunce fatte dall’ex olimpionica di Vancouver 2010 Callan Chythlook-Sifsof, dopo la serie di post apparsi venerdì 11 febbraio sulla sua pagina social, in cui la 32enne ha accusato senza mezzi termini l’allenatore Peter Foley di aver “scattato foto nude di atlete per oltre un decennio“. Chythlook-Sifsof sostiene anche che Foley, nel 2014, avrebbe fatto vari apprezzamenti di natura sessuale, parlando anche di stupri e violenze, su alcune sue compagne di squadra femminile.

La difesa dei senatori: “Accuse che danneggiano l’energia della squadra”

Peter Foley è una vera istituzione dello sport invernale tanto da essere alla guida del Team Usa dal 1994. Impegnato in queste settimane alle Olimpiadi di Pechino con tutta la nazionale, ha trovato sostegno dai ‘senatori’ a stelle e strisce: questi hanno infatti preso le difese del tecnico, dichiarando che certe accuse creano un clima che danneggia “l’energia della squadra”, tornata a vincere in molte discipline dopo qualche anno di ‘magra’. Tra chi si schiera dalla parte di Foley ci sono Lindsey Jacobellis e Nick Baumgartner, che hanno trionfato sabato 12 febbraio nello snowboard cross a squadre miste davanti alla nazionale azzurra. Baumgartner si è spinto anche oltre, dicendo che Foley è “come un padre” per lui. Il 40enne, alla sua quarta partecipazione ai Giochi, ha vinto il suo primo oro proprio a Pechino; sulla questione ha ribadito che è stato “un piacere e un onore” lavorare con Foley. “Non posso parlare meglio di quell’uomo che ha fatto così tanto per noi. Tutti i momenti più belli della mia vita sono stati proprio accanto a quel gentiluomo”. “È sconvolgente (che accada) tutto ciò quando stiamo cercando di concentrarci, rompendo un po’ l’energia della nostra squadra”, ha detto la 36enne Jacobellis, alla quinta Olimpiade, con un oro nel cross conquistato giovedì scorso raccogliendo il testimone dall’azzurra Michela Moioli. “Nei miei 20 anni in squadra non posso che parlare molto bene del suo carattere”, ha aggiunto riferendosi al tecnico.

Hagen Kearney

Gli insulti razzisti

Ma Chythlook-Sifsof non si è limitata ad accusare solo l’allenatore. Un altra grave denuncia è quella che ha lanciato verso lo snowboarder 30enne Hagen Kearney, anche lui in gara a Pechino. Questo avrebbe adottato nei suoi confronti comportamenti intimidatori e le avrebbe rivolto pesanti insulti razzisti. In particolare Kearney avrebbe usato contro di lei la parola “Ne*ra” per irritarla intenzionalmente. Inoltre ha raccontato un preciso episodio avvenuto durante le qualificazioni olimpiche del 2014. Secondo la 32enne lei e Kearney stavano tornando verso l’hotel quando, sostiene, quest’ultimo avrebbe iniziato a gridarle contro, usando la N word per circa 20 volte mentre camminavano. E ancora, come Foley anche Kearney avrebbe ripetutamente fatto battute in merito a stupri su altre ragazze.

La replica

Peter Foley, raggiunto nella capitale cinese dalle denunce nei suoi confronti, ha ripetutamente respinto le accuse, dicendo a Newsweek: “Sono sorpreso dalle dichiarazioni. Nego con forza le accuse. Sto facendo del mio meglio per concentrarmi sul sostegno agli atleti alle Olimpiadi”. Anche Hagen Kearney ha voluto fare una dichiarazione pubblica, dicendo a USA Today: “Ho fatto un errore anni fa con le mie parole e sono stati presi provvedimenti adeguati. Ho imparato dal mio errore e ora sono una persona migliore per questo”.

Accuse che ritornano

Simone Biles, la campionessa di ginnastica artistica che ha denunciato insieme alle compagne il medico Larry Nassar (EPA)

“Questa è la verità”, ha scritto Chythlook-Sifsof su Instagram, ma i suoi post sono stati rimossi due volte dalla piattaforma per aver violato le “linee guida sulla nudità o l’attività sessuale” e “bullismo o molestie” del social media. “Non continuerò a portarmi dietro questa storia – aggiunge – c’è stato un comportamento deplorevole su tutta la linea. Le persone che ho nominato si sono comportate apertamente in modo tossico, ma la verità è che la cultura della squadra ha protetto questo comportamento. Altri atleti hanno avuto atteggiamenti razzisti e misogini, hanno partecipato attivamente alle strane dinamiche create da Peter Foley e hanno fatto sì che le atlete e lo staff fossero vittime di violenza sessuale”. Nell’attesa che la Federazione faccia chiarezza, torna alla mente il caso del medico Larry Nassar, in servizio per anni presso le nazionali di ginnastica degli Stati Uniti, che devastò la ginnastica americana. Nel 2017, fu riconosciuto colpevole di abusi su almeno 265 giovani donne o ragazze americane con la scusa della fisioterapia, subendo una condanna a 60 anni di carcere da scontare in prigioni federali.