Sohail torna tra le braccia della sua famiglia: il bambino simbolo della fuga da Kabul

Separato dalla famiglia durante l'evacuazione dei civili da Kabul, ad agosto scorso, il neonato era stato trovato e soccorso da un giovane tassista, che aveva lanciato appelli attraverso Facebook per rintracciarne i genitori

Il piccolo Sohail Ahmadi viene passato dai genitori oltre il filo spinato fuori dall’aeroporto di Kabul nelle mani di un soldato americano

Le foto del neonato, consegnato dalla famiglia per disperazione a un soldato americano oltre il muro dell’aeroporto di Kabul, sono diventate una delle immagini simbolo che definirono il caos dell’evacuazione americana dell’Afghanistan. Il bambino, Sohail Ahmadi, aveva solo due mesi quando il 19 agosto, durante la tumultuosa fuga in seguito al ritorno dei talebani al potere, i suoi genitori, Mirza Ali Ahmadi, che aveva lavorato come guardia di sicurezza presso l’ambasciata degli Stati Uniti, e sua moglie Suraya, temendo che loro figlio sarebbe stato schiacciato nella folla mentre si avvicinavano ai cancelli dell’aeroporto, lo avevano ‘consegnato’ oltre il filo spinato nelle mani del militare statunitense. Di lui, da allora, si era persa ogni traccia.

Il piccolo oggi ha sei mesi ed è di nuovo con i genitori. Nella foto insieme al nonno e alla famiglia del tassista che lo ha salvato

Ma qualche settimana fa, finalmente, il piccolo Sohail è stato ritrovato ed ora è di nuovo riunito con la sua famiglia. Dopo aver visto una storia con le sue foto pubblicata dall’agenzai Reuters a novembre scorso, il bambino è stato localizzato a Kabul, dove un tassista di nome Hamid Safi, 29 anni, lo aveva trovato solo e in lacrime all’aeroporto. Safi racconta di aver cercato senza successo i genitori del bimbo all’interno dello scalo e di aver poi deciso di prendersene cura, portandolo a casa da sua moglie e dai suoi figli. In tutto questo tempo il neonato (che oggi ha circa sei mesi) è rimasto con la famiglia del tassista, che non ha mai smesso di cercare la sua famiglia, pubblicando la foto del bambino, ribattezzato Mohammad Abed, sul proprio profilo Facebook.

È stato il nonno di Sohail ad andarlo a riprendere a casa del tassista Hamid Safi

Il padre Mirza Ali, all’inizio di novembre, ha raccontato che quel 19 agosto, nella disperazione, ha passato Sohail oltre il muro dell’Abbey Gate a un soldato in uniforme, aspettandosi di riuscire a colmare presto quei cinque metri rimanenti fino all’ingresso dell’aeroporto per riprenderlo. In quel momento però, le forze talebane hanno spinto la folla indietro e quando Ahmadi, sua moglie e gli altri quattro figli (rispettivamente di 17, 9, 6 e 3 anni) sono riusciti finalmente ad entrare Sohail non si trovava più da nessuna parte. Ha aggiunto anche di averlo cercato disperatamente, ma gli è stato detto dai funzionari che probabilmente suo figlio era stato portato fuori dal Paese separatamente e avrebbero potuto ritrovarlo più tardi, una volta negli Stati Uniti, dove la famiglia è stata evacuata. Una volta arrivati a Fort Bliss, in Texas, dopo un lungo viaggio con tappe prima in Qatar e poi in Germania, i coniugi per mesi hanno lanciato appelli nella speranza di ritrovare il figlio.

Il bambino potrà presto raggiungere i genitori negli Stati Uniti

Ma senza un’ambasciata americana in Afghanistan e con le organizzazioni internazionali sovraccariche, i rifugiati hanno avuto molte difficoltà a ottenere risposte sui tempi o anche solo sulla possibilità di riunificazioni complesse come questa. Dopo più di sette settimane di negoziati, sabato 8 gennaio il tassista Safi ha potuto riconsegnare il bambino al nonno e agli altri parenti rimasti in Afghanistan. L’anziano, riuscendo a stento a contenere l’emozione, contattato dalla Bbc ha detto: “Stiamo festeggiando e cantando, sembra una festa di matrimonio“. L’uomo ha viaggiato dalla lontana provincia di Badakhshan fino a Kabul per riabbracciare il nipote. Il resto della famiglia ha assistito alla festa via videochat e adesso aspetta solo di riabbracciare il bambino.