“Sola in casa a quindici anni, provò a violentarmi: scappai in terrazza. E l’indomani andai a scuola” #ilgiornodopo

La giornalista Letizia Cini racconta l'aggressione sessuale subìta da adolescente nell'ambito del dibattito su #ilgiornodopo, aperto da Eva Dal Canto in risposta al video di Beppe Grillo sullo stupro. Lettrici e lettori, raccontate storie, ricordi, testimonianze legate a episodi di violenza sessuale scrivendo a redazione@luce.news

C’è chi ha dato un esame, chi è partita per un viaggio programmato, chi ha deciso di tagliarsi i lunghi capelli. Storie diverse, reazioni differenti, ma una caratteristica accomuna tutte: nessuna ha dimenticato. L’hashtag #ilgiornodopo lanciato da Eva Dal Canto dopo aver visto il video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro (indagato con altri tre ragazzi con l’accusa di stupro nei confronti di una coetanea), per tante donne è diventata un’occasione. L’occasione per parlare, per raccontarci, per confrontarci. E – forse – per smettere di dare la colpa a noi stesse. Scoprendo che siamo veramente tante a nascondere un “orco“ nell’armadio e che non siamo state noi ad “essercela cercata“.
Come un’onda che pulisce e porta via lo sporco, l’hashtag di Eva #ilgiornodopo continua a correre veloce sui social, accompagnato dalle tante foto e da altrettante frasi che seguono: “Sono andata in spiaggia”, “Ho dato un esame”, “Ho fatto la spesa», «Sono andata da mia nonna“… centinaia, migliaia di racconti. Le condivisioni si rincorrono, diffondendo “quanto drammaticamente sia normale non aver denunciato immediatamente”. Niente di studiato, si tratta di una campagna che nasce dall’istinto, dalla pancia: «Non ci ho pensato molto su e non pensavo che avrebbe avuto rilievo nazionale. Ho preso il primo foglio bianco e ho descritto cosa ho fatto il giorno dopo la violenza», racconta Eva. Un foglio bianco, a caso confuso tra altre scartoffie, che ha generato tanti altri fogli bianchi, simbolo del farsi coraggio a vicenda.

Letizia Cini, giornalista

“Rompo il silenzio, quarant’anni dopo”

Anch’io ho accettato di rompere il silenzio e raccontare la mia storia, che avevo tenuta tappata da qualche parte per oltre 40 anni, confondendola sui social e sul gruppo di cui faccio parte (le mitiche Woman In Charge).

Non mi aspettavo di assistere a quello che è successo, centinaia di risposte, commenti e dichiarazioni di solidarietà. Affetto virtuale, è vero, ma è stato un balsamo per me, che ho sempre continuato a sentirmi in colpa per aver “invogliato“ quell’uomo “in qualche modo“, e per aver “addirittura“ telefonato a mio padre per raccontargli cosa era successo: «Poteva reagire e sarebbe stata una tragedia», mi brontolò mia madre. Lei rispose all’episodio con gli argomenti che le erano stati inculcati da bambina e una certezza malcelata: «In fondo è colpa delle donne se gli uomini non resistono alle loro grazie».No mamma, non è, così, e mi dispiace che non ne abbiamo mai parlato. Ora è tardi, non ci sei più, ma questa storia voglio raccontarla per bene, proprio come se la stessi dicendo a te, che – dopo quel giorno – non mi hai mai chiesto, “come stai?“.

“Sei bella, solleva il vestito”

«#ilgiornodopo Il giorno dopo andai a scuola. Stavo studiando, suonarono alla porta. Era il negoziante che consegnava la spesa; sapeva che ero sola in casa: “Vada pure, le apre la Letizina”. Faceva caldo e avevo un vestitino da casa a fiori; lui mi disse che ero bella, di sollevarlo…  avrà avuto l’età di mio padre e aveva (ha) un figlio poco più grande di me. Odorava di prosciutto, era sudato e gli tremava la bocca. Voleva toccarmi e lo fece, mordendomi un braccio. Faceva caldo, la portafinestra era aperta. Corsi in terrazza, abitavamo al quarto piano, e misi una gamba a cavallo della ringhiera, pronta a saltare: guardandolo negli occhi gli dissi che se non se ne fosse andato mi sarei buttata di sotto. E l’avrei fatto. Lui uscí. Telefonai a mio padre in studio piangendo confusa e gli dissi quello che era successo. Mia madre si arrabbiò: “Non si raccontano queste cose, poteva succedere una tragedia”. In fondo non era successo niente. Il giorno dopo andai a scuola. Ma non ero più la stessa».

 

Raccontate la vostra storia, scrivete a Luce!

Il dibattito #ilgiornodopo lanciato da Eva Dal Canto sta stimolando molte persone a raccontare sui social esperienze e ricordi legati a episodi di violenza sessuale. Tema particolarmente sentito, come conferma l’attenzione ricevuta dal racconto della giornalista Letizia Cini pubblicato su Luce! In seguito alla pubblicazione sul nostro sito,  Letizia Cini è stata invitata dall’emittente  fiorentina Lady Radio che ha dedicato un intero programma al tema dello stupro e delle reazioni da parte della vittima.  Guarda il video  Invitiamo le nostre lettrici e gli stessi nostri lettori a intervenire col racconto di storie,  ricordi e testimonianze legate a episodi  di violenza sessuale e ai momenti successivi. Scrivete e.mail a  redazione@luce.news