Sotto il vischio? Un bacio ma ancora troppi schiaffi. Piccoli passi per salvare le donne dalla violenza

Sei ministre hanno presentato un disegno di legge per rendere più efficace la lotta alla violenza domestica, che nel periodo di Natale si accentua. Donne per le donne, ma non sarebbe bello che fossero gli uomini a dare quel bacio tanto atteso, a fare il primo passo per contrastare il fenomeno?

C’è una tradizione che a Natale (ma anche l’ultimo dell’anno) per me come per milioni di altre persone è irrinunciabile. Quella del bacio sotto il vischio tra innamorati. Un’usanza diffusa in tutto il mondo, che ho scoperto, vista la fissazione, avere un’origine piuttosto affascinante: in primo luogo perché, nella tradizione nordica, il cespuglio sempreverde è associato alla morte. Qualcosa di assurdo, insomma, se paragonato all’oggi: cosa c’è di più lontano della morte dall’amore –giurato– eterno e suggellato con un bacio appassionato?
Ma gli antichi, come al solito hanno qualcosa da insegnarci, e così basta indagare un po’ per scoprire che nella mitologia norrena il vischio è associato alla figura di Baldur, fratello minore di Thor (il dio con il martello, insomma il Chris Hemsworth dell’Universo Marvel) ucciso da un dardo avvelenato creato proprio con quella pianta dal dio dell’inganno Loki (interpretato da Tom Hiddleston, sempre per gli appassionati di cinema). La madre di Baldur, Frigg, si narra che aveva assistito in una premonizione alla morte prematura del figlio e nel tentativo di opporsi al destino infausto, aveva fatto giurare a tutti gli elementi viventi e non che mai avrebbero recato alcun male al figlio. Dimenticandosi, o ignorandolo, proprio del vischio. Dopo la sua morte le lacrime della donna si trasformarono nelle iconiche bacche bianche di vischio, che da allora viene appeso sulle porte in segno di rispetto e in memoria dell’accaduto. Anche Virgilio, probabilmente, nel suo poema più famoso volle associare la pianta alla vitalità in contrasto alla morte, quando grazie a un “ramo d’oro” (forse riconducibile proprio al vischio) permette la discesa agli inferi da vivo di Enea.
Altre tradizioni nordiche raccontano invece che Frigg, desiderosa di nascondere il passo falso che aveva portato alla morte del figlio Baldur, dichiarò il vischio un simbolo di amore universale, e invitò a scambiarsi baci sotto di esso. Più romantica, meno tetra insomma. Così i Celti vollero raccogliere il significato benaugurante, in quanto per i druidi quella pianta simboleggiava la fertilità.
E a chi poteva venire in mente, secoli dopo, l’usanza di appendere il vischio in casa durante le celebrazioni del Natale e le feste di fine anno, se non all’uomo che ha reso l’immaginario delle Feste qualcosa di magico. Questa risalirebbe all’Inghilterra di fine Ottocento, nientemeno che allo scrittore Charles Dickens, che nel 1836 fu il primo a fare un riferimento scritto all’usanza del bacio. E chi siamo noi per contraddirlo?

Storie, miti, leggende sul vischio. L’amore e la morte, legati in modo indissolubile lungo la storia dell’umanità. Ma cosa c’entrano con noi, oggi, questi racconti?  Intanto è bene anche ricordare che si tratta di una pianta sempreverde, che può fiorire anche in pieno inverno su alberi spogli. Questo perché è un emiparassita, un “parassita a metà” che colonizza i rami superiori delle latifoglie e sfrutta le loro risorse, come l’azoto, l’acqua e altri nutrienti, per sopravvivere.
Ecco, questo, aggiunto al fatto che sia collegato alla morte tanto quanto alla fertilità, mi fa pensare alle donne. A quelle uccise, alle madri, a quelle che nella loro vita hanno avuto a che fare con parassiti – sì, non uomini ma esseri che di loro si sono presi le risorse viventi, spesso ricorrendo alla loro forza. E allora eccolo lì il collegamento, proprio ora che ci avviciniamo alle feste di Natale, proprio ora che molte, troppe, donne si ritroveranno a fare i conti con le botte, con gli schiaffi, con i maltrattamenti sotto quella pianta che dovrebbe rappresentare solo l’amore. Quello di una madre, quello dei giovani alle prime armi, quello eterno dei nonni che ci fa sognare, quello delle favole, quello che inonda i cuori e le anime, dà gioia alle coppie, alle famiglie, a tutte le persone. O meglio, non proprio a tutte.

E allora torniamo a chiedere baci, sotto quel vischio, a chiedere amore, a non ricevere mai più violenza. Proprio in previsione delle festività natalizie, un periodo dell’anno in cui il fenomeno delle violenze di genere e delle violenze domestiche tende ad acuirsi, quando il trascorrere più tempo in casa per alcune, sempre troppe, vuol dire passarlo con un uomo violento e prevaricante, sei ministre hanno preso in mano la sorte delle donne, come provò a fare Frigg con il destino nefasto di Baldur, per cambiare il fato – o meglio una piaga concreta e ben radicata, che ha colpevoli ben definiti – a favore della vita, in contrasto alla morte. Elena Bonetti (Pari Opportunità), Luciana Lamorgese (Interno), Marta Cartabia (Giustizia), Mara Carfagna (Sud), Maria Stella Gelmini (Affari regionali e alle autonomie) ed Erika Stefani (Disabilità) hanno presentato un disegno di legge per rendere più efficace la lotta alla violenza domestica (leggi qui il provvedimento nello specifico). Un passo fatto dalle donne per le donne.

E gli uomini? Tante parole, ma i fatti rimangono pochi. Oggi come nei decenni, nei secoli scorsi. Non tutti parassiti, non tutti violenti, ma non basta “non essere carnefice” perché non ci siano più vittime. Sono uomini – è vero, non sempre– quelli che invece dei baci, sotto il vischio, danno schiaffi alle loro compagne, mogli, figlie. Manca l’azione, manca un gesto, manca, forse ancora, la volontà. Anche se qualcosa si muove, come l’iniziativa di Firenze di cui vi abbiamo parlato qui. Però mi chiedo, allora: sarebbe stato diverso se a presentare il disegno di legge per contrastare la violenza domestica fossero stati sei ministri? , sarebbe stato diverso. Non so se meglio, ma sicuramente avrebbe dimostrato qualcosa in più. E non venitemi a dire che i maschi non possono decidere su qualcosa che riguarda le donne, perché riguarda tanto gli uni che gli altri. Perché quando accettiamo di amare una persona, di impegnarci con questa, accettiamo di essere un Noi, in simbiosi. La stessa cosa accade per la violenza: si è sempre in due, che siano uomini o donne, che sia l’uno e l’altra. Riguarda vittima e carnefice. E combatterla deve essere una priorità per le donne ma soprattutto per gli uomini. Quindi sì, sarebbe stato diverso. E anche meglio.

“Questo disegno di legge è una notizia importantissima, che ci auguriamo rappresenti un passo in avanti concreto, ma purtroppo temo che la strada sia ancora lunga e ripida – le parole dell’avvocato Valentina Ruggiero, esperta in diritto di famiglia e da sempre al fianco delle donne vittime di violenza, sono uno specchio dei miei pensieri – Ciò che, a parer mio, bisogna attivare al più presto sono le forze in campo per permettere che venga attuato tutto ciò. Non basta emettere il provvedimento, è necessario avere mezzi e strumenti per attuarlo […] Devo ammettere che mi preoccupa l’esecuzione del tutto, temo che sia una bella proposta, ma di difficile realizzazione”.

Baci e non schiaffi. Non credo, personalmente, che questo sarà il Natale della svolta, quello in cui sotto il vischio, quella piccola piantina tanto simbolica, le vittime di violenza troveranno l’affetto che è stato loro negato finora. Ma forse, questa volta, per alcune non ci saranno le botte, non ci saranno le offese, rimarrà la paura, il trauma, la ferita. Ma anche una lieve, piccola luce di speranza. Che le cose possano cambiare. A loro, a tutte le donne che ogni giorno rimangono aggrappate alla vita, nonostante ci sia chi tenta di portargliela via, auguro però di trovarlo, quel bacio. Dato con amore, non preso con la forza.