Spagna, approvata la “Ley trans”: nuove tutele sui diritti Lgbtq+ e sull’autodeterminazione di genere

La maggioranza spagnola ha approvato la nuova normativa, che ora passa all'esame del Parlamento. Secondo Irene Montero, ministra per le Pari opportunità e tra le promotrici: "Facciamo la storia con una legge che fa un passo da gigante in avanti per i diritti delle persone LGBTI". Le nuove norme riguardano identità e riassegnazione di genere, transgender, intersessuali, madri lesbiche o single e tanto altro

Paese che vai, diritti che trovi. E la Spagna sta facendo enormi passi avanti perché chiunque possa sentirsi al sicuro. Diventando, così, uno dei Paesi europei più aperti e inclusivi in termini di libertà e tutele per la comunità Lgbtqi+.
Il Consiglio dei ministri iberico, infatti, ha recentemente approvato il disegno di legge della “Ley trans”, una normativa che garantisce il riconoscimento dei diritti delle persone transgender attraverso l’autodeterminazione dell’identità di genere. “Facciamo la storia con una legge che fa un passo da gigante in avanti per i diritti delle persone Lgbtqi”, ha dichiarato Irene Montero, ministra per le Pari opportunità, tra le promotrici. In precedenza erano stati presentati due diversi disegni disegni di legge, che facevano parte del patto di governo di Psoe e Unidas Podemos: uno destinato appunto ai diritti delle persone transgender, l’altro, più generale, rivolto alla comunità Lgbtqi+. La nuova legge è il risultato della fusione delle due proposte, che incorpora integralmente. La ‘palla’ passa ora al Parlamento per l’approvazione.

 

Identità di genere: autodeterminazione sì, patologia no

Non è stato semplice raggiungere un accordo sul testo: negli ultimi mesi ci sono state lunghe discussioni in seno alla maggioranza, con un acceso confronto con associazioni e organizzazioni della comunità. Secondo quanto riportato da El Pais, l’ostacolo più grande era rappresentato dalla libera autodeterminazione di genere. La normativa attuale in Spagna prevede che per cambiare il proprio sesso sui documenti siano necessari 2 anni di trattamento ormonale e una diagnosi di disforia di genere. Con la nuova, invece, si va verso una totale depatologizzazione per tutte le persone con più di 16 anni, che potranno chiedere la rettifica dei documenti senza che siano necessari certificati che attestino la disforia di genere o “modifiche dell’aspetto o delle funzioni del corpo della persona attraverso procedure mediche, chirurgiche o di altra natura”. Per chi ha tra i 14 e i 16 anni la stessa richiesta può essere fatta con l’assistenza e il consenso di genitori o tutori e, per chi invece ha tra i 12 e 14 anni servirà l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Una legge all’avanguardia “in quei paesi che combattono e proteggono i loro cittadini indipendentemente dalle loro differenze, perché sono tutti uguali nei diritti”, secondo il ministro della Giustizia Juan Carlos Campos.

Le nuove norme per garantire i diritti della comunità Lgbtq+

Nel testo, inoltre, viene espresso il divieto alle cosiddette “terapie di conversione”, ossia le pratiche che vogliono modificare l’orientamento sessuale di una persona, che saranno punibili con multe fino a 150 mila euro. Le donne lesbiche, bisessuali e quelle single potranno invece  nuovamente avvalersi delle tecniche di procreazione assistita previste dal servizio sanitario nazionale. Una possibilità che era stata eliminata sette anni fa, ed ora è estesa (per la prima volta) anche a tutte le “persone trans con capacità di gestazione”. Un’altra norma si occupa, invece, dei bambini nati da coppie di donne non sposate. La partner della madre biologica potrà avere diritti e doveri nei confronti del figlio/della figlia facendo una dichiarazione ufficiale come “genitore non gestante” all’atto della registrazione della nascita. Attualmente è necessaria l’adozione, ma la modifica entrerà in vigore grazie ad un cambiamento del codice civile.

Tra le novità viene legiferato, per la prima volta, sui diritti delle persone intersessuali (coloro che possiedono caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni di maschile e femminile): queste non potranno più subire mutilazioni o interventi chirurgici se non per motivi di salute/medici, né dovrà essere assegnato un determinato sesso per il primo anno di vita. Potranno essere introdotti dal governo percorsi riguardanti le ‘diversità’ e la comunità LGBT+ per l’accesso all’insegnamento e nei programmi scolastici, dove sarà inserita anche l’educazione sessuale. Sarà maggiormente favorito l’accesso all’occupazione delle persone LGBT+ e saranno messi a disposizione di tutti i cittadini procedimenti facilitati per denunciare le discriminazioni.

Nel nuovo disegno di legge sono previste ovviamente anche alcune sanzioni. Tra le ‘infrazioni minori’ –  che prevedono multe da 200 a 2000 euro – viene compresa la molestia a una persona per via del suo orientamento sessuale o della sua identità di genere; tra quelle ‘gravi’ invece (da 2001 a 10.000 euro) l’inserimento o la ‘tolleranza’ di clausole discriminatorie nei contratti di lavoro. Infine corrispondono a infrazioni ‘molto gravi’, punibili con una multa da 10.001 a 150 mila euro, l’uso e la diffusione di libri di testo e materiali che “presentino le persone come superiori o inferiori nella dignità umana in funzione del loro orientamento sessuale, espressione di genere o caratteristiche sessuali”.