Speranza Scappucci, prima direttrice donna alla Scala: “La musica non è una questione di genere”

Il debutto con "I Capuleti e i Montecchi" di Vincenzo Bellini. La romana, classe 1973, non ama parlare di genere: "Perché le donne sul podio devono fare notizia?"

Che una donna diriga l’opera alla Scala nel 2022 non dovrebbe fare notizia. Ma siccome si tratta della prima italiana (terza in assoluto) e della prima donna a dirigere un’opera di repertorio e non contemporanea, Speranza Scappucci fa notizia, anche per questo. Ma non solo. Fa notizia anche per i dieci minuti di applausi ricevuti al termine del debutto de “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini, per la regia di Adrian Noble, opera che ha preparato last minute visto che è stata chiamata all’ultimo momento, quando il direttore previsto, Evelino Pidò, si è scoperto positivo al Covid seppur asintomatico.

La direttrice d’orchestra Speranza Scappucci

Una sfida che Scappucci ha accettato con “lucida follia”. Classe 1973, direttore d’orchestra di origini romane, la Scappucci aveva già diretto “I Capuleti e i Montecchi” alla Yale Opera, in America, qualche anno fa, nel 2013. E con la direzione al teatro di Milano è diventata la prima italiana a dirigere un’opera alla Scala.

Diplomata in pianoforte e direzione d’orchestra presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, Scappucci ha studiato presso la Juilliard School di New York. È stata capo dei pianisti alla Staatsoper di Vienna, dove preparava i cantanti. Dal 2017 è direttore ospite principale della Opéra Royale de la Wallonie a Liegi e ha diretto in grandi teatri, dal Met di New York, all’Opéra di Parigi.

Insomma, una vita sul podio, posto che richiede polso e tanta forza per affrontare un doppio giudizio: dietro le spalle c’è il pubblico, davanti i maestri dell’orchestra che si è chiamati a condurre. Ma non a comandare. “Significa sapersi imporre attraverso il dialogo e il confronto con i musicisti. Potremmo chiamarlo anche istinto di leader: qualcosa che non si può descrivere, il carisma, la capacità di trascinare, di ‘convincere’ i propri musicisti delle proprie idee musicali”, ha raccontato in una recente intervista la direttrice che non ama parlare di genere e perdere il senso del suo lavoro musicale dietro al lustro di essere una delle poche donne, ancora, che ce la stanno facendo in questo settore.

“Direttore o direttrice? Visto che la parola direttrice esiste direi che la possiamo usare”, si limita a dire sull’argomento, lasciando parlare la sua bacchetta. Però, come ha raccontato in passato “noi donne ci portiamo dietro un retaggio di pregiudizi del passato. Idee che, per fortuna, stanno progressivamente scomparendo. In alcune parti del mondo le donne sul podio non fanno nemmeno più notizia. La figura del direttore nel nostro immaginario è legata al comando e il comando (di un esercito, di un governo…) è sempre stato affidato agli uomini. Ma le cose stanno cambiando”.

La direttrice Speranza Scappucci con la sua orchestra

E la Scala di Milano ne è un esempio. L’esordio della Scappucci – “Una serata che non dimenticherò mai” commenta la stessa su Instagram – fra l’altro non è stato il solo debutto al femminile: anche le protagoniste Lisette Oropesa e Marianne Crebassa hanno affrontato per la prima volta il ruolo di Giulietta la prima, di Romeo la seconda. L’opera ‘rosa’ de “I Capuleti e i Montecchi” va in replica fino al 2 febbraio.