Stage non retribuiti, il Parlamento UE boccia l’emendamento per vietarli. Giovani ancora ‘sfruttati’

L'eurocamera approva la risoluzione dal titolo “Rafforzare il ruolo dei giovani europei: occupazione e ripresa sociale dopo la pandemia”, ma cadono gli emendamenti che chiedevano di "vietare in modo effettivo e applicabile i tirocini e gli apprendistati non remunerati"

Brutte notizie per i giovani europei: il Parlamento di Strasburgo ha bocciato l’emendamento in cui si vietano tirocini e stage non pagati. Tra chi parla di tradimento, chi di ‘sfruttamento’ legalizzato, nell’anno europeo dei giovani proprio l’Europa manca l’appuntamento con le generazioni future, per dare loro una risposta adeguata contro un fenomeno, quello lavoro nero, che ne condiziona pesantemente le prospettive di vita.

Gli emendamenti alla risoluzione per i giovani

Il Parlamento europeo ha bocciato due emendamenti per vietare i tirocini non retribuiti

La plenaria infatti, giovedì 17 febbraio, ha votato la risoluzione dal titolo “Rafforzare il ruolo dei giovani europei: occupazione e ripresa sociale dopo la pandemia”, approvandola con 580 voti favorevoli, 57 contrari e 55 astensioni. Ma, ed è qui che è stata persa l’opportunità per fare davvero la differenza, i deputati però hanno bocciato due emendamenti chiave, pressoché identici (il 3 e il 14), presentati rispettivamente dal gruppo socialista e dai Verdi, in cui si chiedeva di “vietare in modo effettivo e applicabile i tirocini e gli apprendistati non remunerati”. A questi il Parlamento europeo ha detto no. Sono stati infatti solo 293 i voti favorevoli, contro i 377 contrari e 26 astensioni.

La destra affossa la proposta: contrari anche Lega e Forza Italia

In particolare, gli emendamenti alla proposta di modifica della Risoluzione non sono piaciuti alle destre che siedono a Strasburgo: ad affossarlo sono stati popolari (PPE), liberali (RE), conservatori (ECR) e sovranisti (ID) e una parte dei non iscritti.

Il leader di Azione, Carlo Calenda, tra gli europarlamentari a votare contro gli emendamenti

Come al solito, infatti, consuetudine ormai radicata nell’emiciclo nazionale, la truppa dei deputati tricolore si divide anche nel Parlamento Ue: PD e M5S ripropongono l’alleanza di governo in sede dell’Unione, mentre dall’altro lato della barricata politica tra le file dei contrari agli emendamenti si contano i parlamentari della Lega e di Forza Italia, ma anche Carlo Calenda (leader di Azione, nel gruppo Renew Europe) e Sandro Gozi di Italia Viva. Si astengono invece quelli di Fratelli d’Italia. A sostenere la causa della necessità di porre fine a questa forma di lavoro nero c’erano gli under 29 di tutta Europa: socialisti (S&D), Verdi, Sinistra (ex GUE) e gli italiani del Movimento 5 Stelle che siedono tra i non iscritti.

Stage e tirocini non pagati: male italiano che contagia l’Europa

In Italia, sembra quasi un’ovvietà ma è giusto ribadirlo, è normale offrire tirocini e stage non retribuiti, un abitudine diventata consuetudine e poi regola. La risoluzione su giovani e ripresa post-pandemica – ormai orfana del divieto di stage non pagati – insiste infatti sulla necessità di “garantire reali opportunità di lavoro anziché tirocini di scarsa qualità o continui percorsi di formazione”. Come non pensare al caso italiano: la Corte dei conti europea, ad esempio, ha più volte denunciato la scarsa efficacia nell’uso dei fondi UE destinati ai giovani. Nel nostro Paese, la -ormai nota- Garanzia giovani è servita infatti perlopiù ad offrire tirocini: 54% delle proposte, contro una media europea del 13%.

La media dei fondi Ue per i giovani investiti in tirocini è del 13%. In Italia sono invece stati finanziati per il 54%

Media in cui rientra però anche la pratica del ‘non pagato’. Ed è anche per questo motivo che l’Eurocamera ha chiesto ai suoi parlamentari di mettere in campo una strategia per migliorare la situazione. Ma non una legge che vieti di offrire questo tipo di percorsi, di una pratica che pure viene definita “una forma di sfruttamento dei giovani lavoratori e una violazione dei loro diritti”. È mancato il coraggio, probabilmente, di fare davvero la differenza, di dire basta. Un tradimento? Certo. Dei politici nazionali verso i giovani italiani, ma dov’è la novità, quando nel nostro Paese migliaia di ragazzi e ragazze scendono in piazza da settimane per protestare contro il percorso di alternanza scuola-lavoro, gridando la loro rabbia e il loro dolore nel nome dei loro coetanei rimasti vittime di incidenti mortali proprio nell’ambito del progetto. Il tradimento, però, questa volta arriva anche dell’Europa che si allontana dai suoi cittadini più giovani dimostrandosi sorda alle loro richieste.

Il tradimento all’ex presidente Sassoli

L’ex presidente del Parlamento europeo David Sassoli, scomparso a gennaio

Tra i più accaniti sostenitori dell’abolizione di ogni forma di stage non pagato c’era l’ex presidente dell’istituzione David Sassoli, scomparso l’11 gennaio scorso. Ad ottobre 2020, in occasione di una conferenza su giovani e lavoro ospitata proprio nell’Aula a Strasburgo, ebbe modo di esprimere il suo pensiero in merito: “È una battaglia di dignità. Riconoscere il diritto a essere retribuiti è importante tanto quanto il diritto ad avere un lavoro: non basta uno stage per far felice un giovane”. Un messaggio che oggi il Parlamento europeo lascia cadere inascoltato, tradendo la memoria del suo precedente presidente e i suoi appelli, costanti durante il mandato, al rispetto in primis della dignità e dei diritti fondamentali dei cittadini e cittadine europei.